Rubriche e opinioni

Regalano gilet gialli ai bambini e pensano che serva a qualcosa

Regalano gilet gialli ai bambini e pensano che serva a qualcosa
Bambini che indossano gilet gialli catarifrangenti attraversano sulle strisce (immagine generata da AI)

C’è un’abitudine dura da cambiare quando si parla di sicurezza stradale in Italia: puntare il dito, o meglio il catarifrangente, sulla vittima.

L’ultima iniziativa presentata a Brescia, intitolata “Vedimi! Condividiamo la strada della vita”, nasce dalla collaborazione tra Confartigianato Brescia e Lombardia Orientale e l’associazione “Condividere la strada della vita”. Il progetto prevede la distribuzione gratuita alle imprese di circa 3.000 gilet gialli catarifrangenti, per i lavoratori che si spostano in bicicletta o a piedi. Gilet ovviamente con il logo dell’azienda in bella mostra che si sa, un po’ di pubblicità semovente non fa mai male.

Da sinistra: Merli, Massetti e Salvatti con il gilet catarifrangente (credit Confartigianato Brescia)

Sia chiaro: ogni iniziativa che miri a salvare vite umane è, in linea di principio, positiva. Ma analizzando i presupposti e i messaggi veicolati, emerge ancora una volta quella visione distorta che più e più volte abbiamo denunciato qui su Bikeitalia.

Il progetto nasce dai dati allarmanti del 2025 nel Bresciano: 10 pedoni e 7 ciclisti hanno perso la vita, un bilancio peggiore rispetto a quello dell’anno precedente. La soluzione proposta? Mettere un gilet ai lavoratori perché «talvolta non pensano a farsi vedere al buio», come riportato su BresciaOggi.

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Qui sta il primo, enorme problema: la campagna è rivolta esclusivamente all’utenza vulnerabile. Si sposta la responsabilità della sicurezza sulle spalle di chi pedala o cammina, invece di intervenire su chi guida mezzi pesanti e veloci, ovvero la fonte del pericolo. È il classico approccio di colpevolizzazione della vittima: ti fornisco un gilet giallo, e se ti investono, forse è perché non eri abbastanza luminoso.

Ci sarebbero tante considerazioni da fare, ma più di tutto c’è un dato che smonta la teoria del “farsi vedere” come panacea di tutti i mali. Se bastasse un indumento fluorescente per essere al sicuro, non conteremmo ogni anno decine di operai che perdono la vita nei cantieri stradali. Parliamo di professionisti che indossano abbigliamento ad alta visibilità certificato e sono circondati da segnaletica luminosa pesante. Eppure, vengono travolti (fonte Asaps).

Un cantiere stradale distrutto dall’impatto di un veicolo (Credit Giornale La Voce)
Un cantiere stradale distrutto dall’impatto di un veicolo (credit Giornale La Voce)

Questo dimostra che il problema non è confinato alla visibilità del pedone o del ciclista, bensì alla velocità e la distrazione di chi sta al volante. Di chi ha la responsabilità di muoversi con un mezzo che pesa tonnellate e che rappresenta, in ogni istante, una potenziale arma. Sbandierare il gilet giallo come lo strumento che “può fare la differenza” è un’illusione pericolosa che deresponsabilizza conducenti e Istituzioni.

Il vortice di entusiasmo per l’iniziativa ha poi travolto Roberto Merli, presidente dell’associazione “Condividere la strada della vita”, che ha ben pensato di estendere l’iniziativa anche ai più piccoli, decidendo di distribuire migliaia di questi gilet anche ai bambini delle scuole materne: “Utilizzatelo sempre” riporta l’articolo “anche se vi sembra che la luminosità sia sufficiente, essere distinti dall’oscurità può salvare!”.

Qual è il messaggio che stiamo dando alle nuove generazioni? Che la strada è un luogo di guerra dove, per sopravvivere, bisogna travestirsi da cartelli stradali, da alberi natalizi? È un messaggio distorto che normalizza il dominio dell’auto e la marginalizzazione di chi si muove in modo sostenibile.

“Utilizzatelo sempre, anche se vi sembra che la luminosità sia sufficiente”
(Generated by NanoBanana)
“Utilizzatelo sempre, anche se vi sembra che la luminosità sia sufficiente”
(generated by NanoBanana)

Le aziende delle zone industriali, come quelle della Val Gobbia citate nel progetto, dovrebbero conoscere bene le criticità delle strade poco illuminate e prive di percorsi idonei per chi non usa l’auto.

Sarebbe ora che associazioni di categoria influenti come Confartigianato smettessero di fare beneficenza “fluo” e iniziassero a fare politica industriale della mobilità. Invece di limitarsi a fornire gilet per permettere ai lavoratori di percorrere strade pericolose, dovrebbero pretendere dalla politica, e dai loro stessi consociati:

  • sistemi di trasporto pubblico efficienti per le zone industriali;
  • infrastrutture ciclabili protette che colleghino i centri abitati alle fabbriche;
  • trasporti collettivi aziendali per ridurre il numero di mezzi privati in circolazione.

Chiedere un sistema di trasporti che consenta a un proprio dipendente senza patente – o che non può permettersi il mezzo motorizzato privato – di potersi muovere in sicurezza è un atto di civiltà oltreché un dovere verso i propri associati.

Finché la politica e le associazioni di categoria vedranno la sicurezza stradale come un problema di “visibilità” e non di “velocità” e “infrastruttura”, continueremo a piangere morti.

La mobilità sostenibile e la sicurezza si fanno con con le infrastrutture dedicate e con il trasporto pubblico. Il gilet giallo è solo un velo pietoso, però bello colorato e con un logo, steso sopra l’incapacità di cambiare davvero le nostre strade.

[Fonte]

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Commenti

  1. Francesco Felarte ha detto:

    Questo articolo ribadisce correttamente alcune criticità del sistema autocentrico e delle norme e iniziative che puntano sistematicamente a responsabilizzare o addirittura accusare ciclisti e pedoni, quando la circolazione automobilistica è quotidianamente un CIRCO tragicomico-demenziale di Violazioni del Cds, una più pericolosa dell’altra (soprattutto in relazione a Velocità e distrazioni allo smartphone/navigatore), segnalate ormai allo sfinimento in ogni sede pertinente. Ce ne sono anche altre,di ogni tipo, come mancate precedenze, rossi già scattati bruciati al semaforo, posteggi selvaggi, invasioni di corsia opposta in fase di sorpasso,nonostante striscia continua

    La verità vera è sempre la solita, la stragrande maggioranza dei cittadini italiani è automunita, una quota rilevantissima di questi è indisciplinata e PERICOLOSA alla guida, VIOLANDO ripetutamente norme fondamentali del Cds, tutti i giorni, e la politica e le associazioni di categoria lo sanno perfettamente. Questa gente vota e vota spesso e volentieri prevalentemente una certa AREA multipartitica largamente nota, che pertanto lusinga, protegge e favorisce in ogni modo possibile questa specifica utenza perché rappresenta una numerosissima e perciò ipertutelata e preziosa quota percentuale del loro bacino elettorale. Fine.

    Tutto il resto è un precipitato di corollari per raccomandare quindi all’utenza debole, cioè le categorie più vulnerabili come pedoni e ciclisti, di ‘salvarsi la pelle’ e contenere i danni potenziali, pertanto: rispettare rigorosamente ogni minima norma del Cds (anche dove è un suicidio tendenziale farlo, tipo restare il più possibile al margine destro della carreggiata anche se impercorribile perchè di spazio inesistente o ammalorato), vestizione fluorescente da operai di elettrodotti, campanelli e segnalatori acustici di ogni genere (c’è chi li aveva proposti addirittura ai pedoni).
    Ora è tornata la proposta del casco obbligatorio a cui facilmente riseguirà quella di assicurazione e targa, dopo eventuale onerosa immatricolazione del veicolo. ( immaginabile la finalità di una simile prescrizione di legge se dovesse poi risultare addirittura retroattiva per ogni bici già esistente, circolante o meno).

    Sono Tutti palliativi, alcuni anche sensati e doverosi (come i giubbetti catarifrangenti a tarda sera o in genere col buio e il casco dove utilmente protettivo), ovviamente per nulla risolutivi e che, appunto, defocalizzano attenzioni e responsabilità dagli automobilisti, i camionisti e tutti i mezzi motorizzati, INFINITAMENTE Più PERICOLOSI di un pedone o un ciclista e che costituiscono spesso una minaccia all’incolumità di TUTTI gli utenti della strada (inclusi gli automuniti che meritoriamente rispettano le norme e moderano la velocità, non si distraggono, non travolgono le bici per sorpassarle dove non c’è spazio e rallentano e si fermano per lasciar attraversare chi è a piedi sulle strisce).

    Che l’AUTO (furgoni, camion,ecc) sia l’arma “impropria” più letale e pericolosa al mondo è un dato oggettivo consolidato da lustri, basta incrociare i numeri registrati annualmente di incidenti mortali e con feriti. Non ritengo per nulla casuale che alcuni fra i più gravi attentati terroristici via terra, anche relativamente recenti, siano stati realizzati noleggiando o rubando furgoni e suv e investendo rapidamente cittadini pacifici, inermi, che passeggiavano tranquilli sul lungomare o in aree vicine a piazze, parchi, mercatini, sagre.
    Si può fare e si fa velocemente un’autentica strage, una carneficina di individui e famiglie intere.

    Per sensibilizzare di più i primi responsabili dei pericoli e danni su strada causati dai mezzi motorizzati, nell’impossibilità di un’evoluzione civica e culturale iperaccelerata della nostra popolazione, rimane solo una legislazione più severa e stringente in limiti e sanzioni che governi come l’attuale NON proporranno MAI.

    Ergo, ancora una volta, si deve ripetere che risolutivo è per ora solo il potenziamento e allargamento INFRASTRUTTURALE di una RETE CICLABILE DISTACCATA, completa e capillare, in sedi separate protette ( dove possibile, ciclopedonali ),unico ambito in cui i ciclisti possano pedalare senza rischiare di essere investiti e travolti.

    Tutti gli altri palliativi, come quelli riproposti di recente, sono, nella migliore delle ipotesi, solo misure di contenimento dei danni e pericoli su strada, a cui ci si è assuefatti, rassegnati e da imporre alle potenziali vittime.

  2. Silvio Antonio Nigro ha detto:

    Nel nostro “Bel Paese”, ormai “fuori tempo massimo” in materia di viabilità e sicurezza stradale rispetto allo standard di altri paesi confinanti….. ormai sulle nostre strade è ANARCHIA assoluta, è un giungla dove a morire sono pedoni e ciclisti, di ogni livello, deboli, indifesi, spesso vittime della condotta spregiudicata, violenta, intollerante, di chi “armato” al volante si sente padrone assoluto della strada, non rispettando spesso le regole, anche quelle più elementari del codice, a cominciare dall’ eccesso di velocità, all’uso del cellulare ed altro ancora…….!!!!Tant’è , definirli “incidenti”, non è appropriato, ma sono vere e proprie azioni delittuose, riconducibili ad a colpa, grave e gravissima a secondo dell’entità del danno. E comunque, da cicloamatore sportivo, promuovo l’iniziativa di Confartigianato, a favore dell’alta visibilità, dove sulle strade ordinarie, notare operatori, lavoratori, ciclisti, se non distratto………non puoi non vederli, anche a distanza, per cui costretto a rallentare e prestare la massima attenzione!!!! In autostrada, vero, ogni tanto, la cronaca ci racconta del distratto di turno, che a 130 orari, non “vede “ segnaletica e relativo cantiere, e travolge tutti, con tragiche conseguenze, nonostante indossavano vestizione ad alta visibilità! Tornando ai cicloamatori, in tanti, specie da soli, che vestono elegantemente di “nero” o di colori “inerti” che la moda oggi suggerisce, tali da rendersi a “anonimi” o quasi invisibili a distanza, dagli occhi del conducente, magari più impegnato con lo sguardo sul telefono che a guardare avanti. Ecco, in questi casi, indossare un capo ad alta visibilità, è come una spia che dovrebbe accendersi nella testa del guidatore, affinché gli faccia aumentare la soglia di attenzione con conseguente manovra di sorpasso a velocità moderata ed in sicurezza!!! Per questo motivo sono a favore e convinto sostenitore della vestizione ad “alta visibilità”, aspetto fondamentale della sicurezza, ma di scarso rilievo, a livello normativo, in quanto non obbligatorio, in bici, e neanche suggerito e consigliato da organi tecnici di informazione.
    Nigro Silvio Antonio

  3. Paolo Giampieri ha detto:

    Purtroppo quando ci sono furti si vendono antifurti alle vittime e stessa cosa sulla strada si danno gilet fluo alle possibili vittime… in un mondo giusto bisognerebbe sensibilizzare i ladri a non rubare e gli automobilisti a non uccidere ma le possibili vittime saranno sempre più sensibili alle possibili soluzioni perché coinvolte in prima persona. Vado in ufficio in bici e vestito fluo ho notato che molti automobilisti mi danno la precedenza sulle strisce quando sono a piedi perché mi vedono prima, se sono con la giacca nera non si ferma quasi nessuno (almeno a Roma). Giusto sensibilizzare chi potrebbe causare incidenti ma anche un po’ di colori più sgargianti non sarebbero male.

  4. Felice Pedalo ha detto:

    Certamente con un gilet giallo catarifrangente sarò al sicuro da automobilisti distratti e/o al telefono o impegnati in prove di velocità o in condizioni psicofisiche non idonee per guidare..

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