Quando in Italia si torna a discutere di casco obbligatorio in bicicletta, la Nuova Zelanda viene spesso citata come esempio. Non a caso: dal gennaio 1994 è uno dei pochissimi Paesi al mondo – insieme all’Australia – ad aver imposto l’uso del casco a tutti i ciclisti, di ogni età, su strada. Una scelta netta, senza distinzioni tra bambini e adulti, ciclismo sportivo o spostamenti quotidiani.
Ma dopo più di trent’anni dalla sua introduzione, la domanda resta legittima: questa legge ha davvero reso più sicuro andare in bici? La risposta, come spesso accade, è molto meno semplice di quanto sembri.
Una legge nata sull’onda dell’emozione
Per capire il contesto bisogna tornare alla fine degli anni ’80. La spinta decisiva verso l’obbligo del casco arriva da una vicenda personale drammatica. Rebecca Oaten, soprannominata dai media “la signora del casco”, avvia una campagna nazionale dopo l’incidente del figlio Aaron, investito da un’auto mentre andava a scuola in bicicletta. Aaron sopravvive, ma con danni cerebrali gravissimi, e morirà anni dopo.
Secondo quanto raccontato dalla madre, un medico le disse che probabilmente il ragazzo non avrebbe riportato danni permanenti se avesse indossato un casco. Da lì parte una campagna instancabile: scuole, incontri pubblici, pressione politica. Il messaggio è semplice e potente, e trova terreno fertile in un clima in cui la sicurezza stradale è già al centro dell’attenzione.
Nel 1993 il governo neozelandese approva la legge, che entra in vigore nel gennaio 1994, senza un vero dibattito parlamentare approfondito. Da allora, chiunque salga su una bici su strada deve indossare un casco omologato e ben allacciato. Le sanzioni non sono simboliche: una multa immediata e, in teoria, una pena ben più pesante in caso di condanna.
Più caschi in testa: uso oltre il 90%
Su un punto c’è poco da discutere: la legge ha funzionato nel suo obiettivo più immediato. L’uso del casco in Nuova Zelanda è salito rapidamente oltre il 90% e da anni rimane stabile intorno a queste percentuali. Oggi quasi tutti i ciclisti neozelandesi indossano il casco, indipendentemente dall’età o dal tipo di percorso.
E i caschi, è bene ribadirlo, possono ridurre la gravità di alcuni traumi alla testa, soprattutto nelle cadute a bassa velocità o negli incidenti che non coinvolgono veicoli a motore. Su questo la letteratura scientifica è abbastanza concorde.
Il problema nasce quando si passa dalla protezione individuale al bilancio complessivo di una politica pubblica.
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I benefici ci sono, ma non sono uguali per tutti
Diversi studi condotti negli anni immediatamente successivi all’introduzione della legge hanno rilevato una riduzione dei traumi cranici, soprattutto tra i bambini. Alcune stime parlano di cali intorno al 20–30% nei primi anni. Fin qui, tutto sembra confermare le aspettative.
Ma andando avanti nel tempo, i dati diventano più difficili da interpretare. Alcuni ricercatori hanno osservato che il calo dei traumi alla testa faceva parte di una tendenza più ampia alla riduzione degli incidenti stradali, e non era chiaramente attribuibile all’obbligo del casco. Altri hanno fatto notare che, nonostante l’uso quasi universale del casco, la percentuale di ciclisti coinvolti in incidenti gravi non mostrava miglioramenti netti.

Dati tratti da: Robinson, DL (2001). ” Cambiamenti nelle lesioni alla testa con la legge neozelandese sul casco per bicicletta “. Accident Analysis and Prevention 33
E soprattutto, emerge una differenza cruciale: i benefici sembrano concentrarsi soprattutto sui bambini, mentre per adolescenti e adulti diventano sempre più incerti.
Focus ➡️ Studi sul casco obbligatorio per ciclisti
I costi che raramente entrano nel dibattito
È qui che entra in gioco lo studio economico di Hansen e Scuffham, spesso ignorato quando si parla di Nuova Zelanda. Gli autori non si chiedono solo se il casco funzioni, ma se renderlo obbligatorio sia una scelta efficiente e giustificata.
Nel loro calcolo non ci sono solo i ricoveri evitati, ma anche i costi reali della legge: il costo di acquistare e sostituire il casco; i costi amministrativi e di controllo; e soprattutto, il costo di smettere di andare in bici.
Perché sì, una parte dei ciclisti – soprattutto adulti – davanti all’obbligo ha semplicemente rinunciato a pedalare. Le ricerche mostrano che la quota di spostamenti in bicicletta in Nuova Zelanda è diminuita costantemente dagli anni ’90 in poi, passando da circa il 4% a poco più dell’1% nel giro di due decenni.
Meno bici significa meno attività fisica quotidiana, più sedentarietà, più uso dell’auto. Tutti fattori che hanno un impatto negativo sulla salute pubblica, ma che raramente vengono messi sul piatto quando si parla di sicurezza.
Quanto costa salvare una vita?
Lo studio arriva così a una conclusione scomoda. Se si guarda al costo per ogni vita salvata grazie all’obbligo del casco, il risultato cambia drasticamente a seconda dell’età: per i bambini, il rapporto costi-benefici è relativamente favorevole; per gli adolescenti peggiora; per gli adulti diventa estremamente sfavorevole.
Per un ciclista adulto, il costo stimato per ogni vita salvata supera ampiamente gli 800–900 mila dollari neozelandesi, e può arrivare oltre il milione. Nel linguaggio delle politiche pubbliche, significa una misura poco efficiente, soprattutto se confrontata con interventi strutturali come infrastrutture ciclabili, moderazione del traffico o riduzione delle velocità.
E la sicurezza complessiva di chi usa la bici?
C’è poi un dato che fa riflettere. Analizzando i decessi di ciclisti in anni recenti, emerge che la stragrande maggioranza delle vittime indossava il casco. Non perché il casco non serva a nulla, ma perché negli scontri gravi con veicoli a motore le forze in gioco sono tali che un casco da bici semplicemente non può fare miracoli.
“Solo nove (delle 84) vittime sono state segnalate come non indossanti il casco, in linea con gli attuali tassi nazionali di utilizzo del casco (92%). Ciò evidenzia il fatto che i caschi generalmente non offrono alcuna protezione contro le gravi forze coinvolte in un incidente automobilistico grave; sono progettati solo per le cadute… C’è il sospetto che alcune persone (in particolare i bambini) siano state “sopravvalutate” sui benefici per la sicurezza del loro casco e di conseguenza siano state meno caute nel loro stile di guida” [Fonte]
Questo ha portato anche alcuni esponenti politici neozelandesi a interrogarsi, col senno di poi, sugli effetti sociali della legge. Non tanto sull’utilità del casco in sé, quanto sull’idea di aver costruito una politica della sicurezza tutta concentrata sull’individuo, invece che sul contesto.
Una conclusione meno netta di quanto si pensi
Alla fine, la storia del casco obbligatorio in Nuova Zelanda non è né un trionfo né un fallimento clamoroso. È una vicenda complessa, fatta di buone intenzioni, risultati parziali e molte zone d’ombra.
Il casco può proteggere, soprattutto i bambini e in alcune tipologie di cadute: ma, stando ai dati degli studi scientifici e dell’incidentalità stradale, l’obbligo generalizzato ha avuto costi elevati, benefici incerti per gli adulti e non ha prodotto prove chiare di un miglioramento complessivo e duraturo della sicurezza di chi pedala.
Ed è forse questa la lezione più importante: la sicurezza in bicicletta non si costruisce con una legge che impone un oggetto, ma con strade progettate meglio, traffico più lento, meno auto e più persone in sella ogni giorno.
[Fonte]




















il casco può salvare una vita, ma il problema di base è come la gente nei veicoli chiusi si senta sicura e se ne freghi di mantenere la minima distanza dai ciclisti in fase di sorpasso o rallentare un prossimità degli attraversamenti pedonali, che spesso se un pedone non si butta non riesce ad attraversare. Abbiamo una mentalità autocentrica e non ci rendiamo conto che siamo noi i primi a non favorire l’uso della bici nel modo in cui guidiamo passando senza dare precedenza a chi ce l’ha correndo per poi fermarci in coda qualche centinaio di metri più avanti e vedendo il ciclista che ci sorpassa nuovamente… senza parlare di veicoli lasciati sui marciapiedi o in mezzo alla strada mentre si è al bar o al ristorante o magari in palestra… i veicoli da mezzo per spostarsi sono diventati vere e proprie armi… viaggiare a 60/80 kmh in strade strette e con parcheggi, immissioni, attraversamenti pedonali, bambini o anziano che camminano non è il modo migliore per vivere…
mi sembra di capire da questo studio che il casco non sia utile a chi decide di non andare più in bici, che poi è quello che dicono i nostri legislatori se mettiamo l’obbligo del casco le persone non vanno più in bici dunque il casco non serve! come dire che ci sono meno incidenti senza casco perché quelli che avrebbero avuto l’ incidente non vanno più in bici. un po’ macchinoso ma con i numeri non si discute PS io uso il casco
ciao sono marco, anni fa pivello della montbike, stradista, mi butto in discesa su una pietraia impossibile, 3 costole, incisivo sostituito con impianto, casco con impronta di sasso sulla tempia , forse oggi se non avevi avuto il casco boh.
Viva il Casco,
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è chiaro che il casco sia utile e non credo che nessuno lo possa mettere in dubbio; del resto chiunque vada in bicicletta “consapevolmente” lo sa bene e già lo mette; sia nella pratica sportiva, sia per cicloturismo, sia anche negli spostamenti urbani; renderlo obbligatorio però sarebbe un modo di illudere l’opinione pubblica di essere intervenuti sulla sicurezza di chi va in bicicletta, riuscendo però ad eludere i nodi fondamentali alla base del problema: il degrado progressivo della cultura stradale e le carenze delle infrastrutture.
L’estate scorsa durante una uscita in bicicletta da corsa.In una discesa a circa 35 km/h sono caduto andando ad urlare un muro e cadendo in mezzo alla strada. Risultati 20 punti di sutura a braccio e mano sx, abrasioni e contusioni fianco sinistro, uno sversamento addominale, una settimana di ospedale, 10 seduti di fisioterapia e altrettante di laser terapia alla spalla sx e cervicale.Caschetto danneggiato esternamente e struttura spezzata. Quindi a prescindere dalla obbligatorietà che non risolverà il problema degli incidenti stradali dove sono coinvolti auto e ciclisti, occorre viceversa una vera politica di educazione civica Stradale, di informatzioe e di infrastrutture adeguate e sicure.
In Italia piuttosto che mitigare il traffico si fa indossare il casco anche alle casalinghe 70/80enni che fanno la spesa con le borse attaccate al manubrio. Io che sono ciclomobilista, indosso il casco quando esco dalla città, cosa ne farei quando vado al cinema o a teatro.
non mi spiegherò mai perché gente che promuove l’uso della bici sia contro l’uso del casco. è semplicemente assurdo
articolo assai sensato. quando hanno messo il casco obbligatorio alle moto ho smesso di usare la vespa. mettere casco obbligatorio su ogni spostamento, anche per fare la spesa dietro casa significa disincentivare l uso delle bici in citta’ e per i percorsi intermodali. ho usato mobile per andare in aeroporto, col casco impossibile. il casco obbligatorio, come la targa per i monopattini serve alla lobby dei sostenitori dell auto.
il casco è utile, il rischio è che si metta l’obbligo e lo si usi come scusa per non sistemare l’infrastruttura
concordo in pieno mi sembra uno studio fatto bene.
metti in luce il fattore psicologico di chi magari ha una bici in cantina e non la usa per dover mettere il casco e potrebbe essere un potenziale utilizzatore evoluto.
ma anche di chi si sente protetto e anche solo inconsciamente osa più di quello che dovrebbe.
per rimanere alla fisica delle forze in gioco la protezione di un casco da bici è veramente marginale.
in Italia poi è pure obbligatorio il casco sugli sci solo per urti contro alberi e piloni che con le piste delimitate dalle reti presentano un rischio minimo e suscitano l’ironia dei nostri vicini francesi e svizzeri
Domenica scorsa durante un giro fuoristrada in ebike, in salita a circa 12 km/h mi è “partita” di colpo la ruota posteriore su una roccia ghiacciata. Mi sono ritrovato a terra sulla schiena in una frazione di secondo. Non mi sono fatto nulla (paraschiena integrato nello zaino e casco). Ho battuto la testa su terra/erba , non roccia ed il casco, ovviamente da bici, ha fatto quello che doveva, anche se un certo scrollamento. all’interno del cranio l’ho comunque sentito.
Non me la sento di provarci senza.
è inutile girarci attorno, chi è pro lo sarà sempre chi è contro lo sarà fin che potrà, poi, se potrà, si ricrederà.
Buon casco a tutti.
[Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione – Bikeitalia.it]
ancora una volta tocca leggere delle scemenze tra i commenti come il paragone fra le cinture e il casco sulla bicicletta, ma veramente si devono ancora essere a questi livelli? in auto se non ti metti la cintura in caso di sinistro chi ce l’ha rischia di ricevere tutto il tuo corpo dell’abitacolo di Frani letteralmente addosso e lo ammazzi comunque. altresì la funzione del casco in moto è anche visiva perché se uno cade si spacca letteralmente la testa e rischia di creare uno spettacolo senza precedenti, senza contare il fatto che la moto stessa ha delle velocità create da un motore ma come fate a fare questi paragoni ma siete fuori di testa? comunque è inutile ragazzi è partito il Gran Can can con tutti questi articoli, si è aperta la nuova caccia all’uomo.
si sono messi in testa di metterlo obbligatorio ormai siamo il paese dei divieti è questione di tempo godetevi questi mesi con o senza casco.
Buongiorno, scusate ma trovo assurda questa diatriba sulla obbligatorietà del casco: è utile? Certo che si! È la soluzione per limitare incidenti nei confronti dei ciclisti? Certo che no! I cittadini non andranno più in bici per colpa del casco obbligatorio e avremo meno cicloturisti sulle strade? Meglio..perché io da ciclista preferisco un ciclista che conosce le regole, che usa correttamente le infrastrutture (se ci sono) ed il mezzo, piuttosto che tanti ciclisti caproni. Facciamo piuttosto una giusta autocritica e una campagna prevenzionale corretta anche nei confronti di chi ci governa mettendo in luce i costi e i benefici sull’uso della bicicletta. Un saluto
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Non capisco la diatriba casco/interventi strutturali. A me sembra che siano indispensabili entrambi e non vedo perché debbano essere interpretati come uno alternativo all’altro sul tema essenziale della sicurezza.
Mah, un casco costa poco e mi sembra difficile che uno non vada in bici perché non ha il casco. In 5 mesi in Nuova Zelanda in giro in bici ho visto forse una volta la polizia, anche se non ce lo avessi avuto nessuno mi avrebbe multato. La gente non va in bici non per il casco ma perché non hanno nessun tipo di cultura della bicicletta e sulla maggior parte delle strade bisogna stare molto attenti: guidano come dei pazzi senza alcun rispetto per i ciclisti, le strade sono strette e c’è tanto traffico di camion e mezzi con rimorchio. Inoltre non è l’Olanda piatta: bisogna essere motivati per spostarsi in bici, a meno di non avere una ebike… Sono d’accordo con la vostra conclusione sul fatto che non sia l’oggetto singolo che fa tutto, ma se una caduta lieve rimane tale perché la testa era protetta dal casco, ben venga. Sicuramente la cosa che gli manca di più è il rispetto per i ciclisti. Sarebbe interessante vedere come sono andate avanti le cose, dato che gli studi citati sono vecchi di vent’anni
Vado in bici dal triciclo in poi e ancora adesso non sento la necessità di mettere il casco. Si fa’ presto a dire che “salva la vita”, in caso di incidente “potresti” salvarti. I rischi si corrono sempre, anche se attraversi la strada. Ci sono ciclisti indisciplinati ma gli automobilisti in proporzione sono di più. Probabilmente entrerò nella fascia di chi rinuncia alla bici, purtroppo il mezzo di trasporto non consente di mettere il casco nel bauletto (già mi sento un miracolata quando all’uscita la ritrovo attaccata al palo) e portarlo a spasso è ingombrante. Posso farvi una domanda? ma perché dovete sempre scassare le scatole all’umanità?
P.S. Volete aiutare i ciclisti in città? Bene! via le piste ciclabili e 30km orari x le auto. Costerebbe molto meno ai comuni. capisco che appaltare lavori inutili x fare pessime piste ciclabili è più conveniente, girano di gran lunga più soldi, ma non aiutano.
I dati statistici sono fini a se stessi e non potrai mai sapere in un incidente se la persona coinvolta non avesse avuto il casco come sarebbe andata a finire. Resta il fatto che di sicuro ti protegge, altrimenti togliamo l’obbligo anche in moto e le cinture in macchia. Mettete il casco… si vive una volta sola…
Andando sui pattini mi era già capitato di cadere non sulla testa, ma comunque la testa aveva poi battuto sull’asfalto e il casco mi aveva salvato da un bel bernoccolo. 4 anni fa stavo scendendo a circa 40-50 km/h con la bici da corsa su una strada stretta e appena dopo una curva mi trovo la strada sbarrata da due auto che si erano scontrate: frenata, sbandata, caduta laterale con rotolamento. due costole rotte, abrasioni varie. il casco si era rotto sia davanti che dietro, ma non ho rimediato neanche un bernoccolo!
Questo per dire quanto è inutile il casco.