Un’altra strada. Un altro incrocio. Un altro ciclista che non tornerà a casa. È successo ieri a Gaggiano, nell’hinterland milanese, in via Marco Polo, poco prima delle 13. Un uomo di 65 anni, Sante Maurizio Caldera, stava pedalando quando è entrato in contatto con un autoarticolato in transito. L’impatto è stato devastante: il ciclista è finito sotto il rimorchio ed è morto sul colpo*, schiacciato dalle ruote del mezzo pesante.
Sul posto sono intervenuti soccorsi, vigili del fuoco e polizia locale. Inutilmente. L’autista del camion, 37 anni, è rimasto illeso ma sotto shock. La dinamica è ancora in fase di accertamento, come sempre. La vittima, invece, è già diventata un numero.
E come sempre, dopo poche ore, l’attenzione si sposta altrove. Sul traffico in tilt. Sui disagi alla circolazione. Non su ciò che conta davvero: perché un ciclista può ancora morire così, nel 2026, su una strada aperta a tutti.
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L’angolo cieco uccide. E lo sappiamo da anni
Un ciclista schiacciato sotto le ruote di un mezzo pesante, vicino a un incrocio, non è una tragica novità. È uno schema che si ripete. Sempre uguale. Camion e autoarticolati hanno angoli ciechi enormi, soprattutto nelle svolte e nelle ripartenze ai semafori. Chi guida spesso non vede chi pedala accanto o davanti, anche quando guarda gli specchietti. Non perché sia “distratto”, ma perché fisicamente non può vederlo.
Da anni si parla di sensori per l’angolo cieco, di sistemi di rilevamento della presenza di utenti vulnerabili, di avvisi acustici e visivi che segnalino ciclisti e pedoni. Tecnologie che esistono, funzionano e sono già obbligatorie in altri Paesi o in alcune città europee.
In Italia, invece, restano progetti pilota, buone intenzioni, annunci. O provvedimenti validi solo su alcune aree urbane (come l’Area B di Milano) ma non indistintamente su tutta la rete viaria nazionale. E nel frattempo, i ciclisti continuano a morire schiacciati.
La proposta – come riportava su Facebook il consigliere comunale di Milano Marco Mazzei, recentemente nominato assessore allo Spazio Pubblico e all’Edilizia Scolastica – era contenuta in un emendamento del centrosinistra alla Riforma del Codice della Strada in discussione alla Camera, che però il governo ha bocciato senza appello il 19 marzo 2024. Da quel giorno sono passati quasi due anni. E il governo non ha più affrontato il tema.
La verità è semplice e scomoda: stiamo scegliendo di non intervenire sulle cause. E quando non si agisce sulle cause, le conseguenze si ripetono. Al di là di quest’ultimo episodio, sulla cui esatta dinamica bisogna ancora fare luce, lo schema è chiaro: chi pedala su strada quando incrocia la sua traiettoria con un mezzo pesante diventa, di fatto, “invisibile”.
Il casco obbligatorio non c’entra. E le cronache lo dimostrano
Ogni volta che un ciclista muore, qualcuno rispolvera la solita ricetta miracolosa: il casco obbligatorio. Come se fosse la risposta a tutto. Come se bastasse infilare un caschetto omologato per rendere sicura una strada progettata e gestita male. O come se magicamente indossare il casco rendesse invulnerabili dalle conseguenze di uno schiacciamento da parte di un mezzo pesante.
Ma c’è una domanda che nessuno sembra voler fare: che differenza fa un casco quando vieni travolto da un camion da decine di tonnellate?
Focus ➡️ Studi sul casco obbligatorio per ciclisti
Negli ultimi anni, tra gli altri, sulle strade italiane sono morti decine di ciclisti amatori e professionisti, persone allenate, esperte, spesso perfettamente equipaggiate, investite mentre si allenavano su strade aperte al traffico. E praticamente tutti indossavano il casco. E tutti sono morti lo stesso.
Questo dovrebbe far suonare un campanello d’allarme proprio tra i più accaniti sostenitori del casco obbligatorio: il casco è una protezione passiva, sicuramente utile in certe cadute, ma purtroppo inutile contro un mezzo pesante che ti schiaccia. Le cronache lo dicono chiaramente, giorno dopo giorno.
Continuare a puntare tutto sul casco significa spostare la responsabilità sulla vittima e distogliere l’attenzione da chi crea il pericolo mortale.
*[Fonte]




















Spaventano più i commenti a questo articolo di un camion di fianco in strada… se la mentalità è questa… auguri a noi
L’articolo mi sembra che dica tutto in modo chiaro e ragionevole.
È un’abitudine nostrana addossare la colpa ai ciclisti, perché costerebbe troppa fatica/impegno e denaro evitare le cause.
Personalmente ho subito, negli anni, tre incidenti causati da automobilisti, diciamo così, distratti, che poi non si sono né scusati tantomeno fermati dopo avermi tagliato la strada o affiancato e sbattuto fuori strada, per fortuna senza conseguenze troppo gravi. Mi sono pure sentito dire al pronto soccorso, da un sanitario, che pure lui avrebbe fatto così per non avere grane.
Per questi motivi mi dedico esclusivamente al fuoristrada ma, purtroppo, anche per raggiungere sentieri montani o piste ciclabili, è spesso necessario percorrere tratti asfaltati da condividere con le famigerate auto.
I nostri governi tendono ad aggiungere regole e sanzioni, dove già ne esistono a sufficienza, basterebbe venissero rispettate, piuttosto che rimuovere le cause, proprio come sta accadendo col problema giovanile dei coltelli. È più facile introdurre metal detector o incursioni improvvise nelle aule da parte delle forze dell’ordine ai danni di ragazzi giovanissimi, piuttosto che provare ad educarli a una pacifica convivenza e a non badare ai commenti provocatori sui social.
Di solito quelli senza retrovisori hanno le videocamere che azzerano o quasi gli angoli ciechi.
per me il problema è che manca educazione e rispetto da ambo le parti.
un mio punto di vista ricordo ancora le parole di mio padre quando ero bambino e mi rimproverava quando eravamo assieme in giro in bicicletta…stai distante dai mezzi pesanti specialmente se sono in manovra altrimenti non ti vedono!! lui era camionista di linea ora lo sono io e pure ciclista e spesso vedo la gente incosciente fare tutte le cose più assurde infischiandosene o non capendo i pericoli che poi ne derivano… comunque occhio che tanti vanno in cerca di soldi se li tocchi e lo fanno apposta!!
Ciò che trovo intollerabile della questione angolo morto è la scandalosa differenza tra il costo dei camion (parliamo di oltre 300mila euro per un bilico e almeno 200mila per un tre assi isotermico di quelli usati dai supermercati) e i 1500-2000 euro per equipaggiarli all’origine delle telecamere (già disponibili a listino optional per tutte le marche) che minimizzerebbero questi incidenti.
Ma tutti zitti, lasciateci lavorare…
[Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]
bisognarebbe mettere telecamera che tiene monitorato tutto intorno a360 gradi che viene mostrato sul monitor come le auto di ultima generazione
vorrei fare una provocazione per vedere se ci sono approcci diversi al problema. continuiamo a piangere, giustamente, le vite di chi muore ma non ci domandiamo se la circolazione contemporanea di automezzi e biciclette sia compatibile con la sicurezza tenuto anche conto della situazione delle strade. l’unica soluzione sarebbe impedire agli automezzi di circolare dove circolano i ciclisti e viceversa. invece continuiamo a disquisire di lana caprina e siamo costretti a piangere i morti.
certo che date la colpa a quel o quell’altro politico è indice di poca intelligenza, il problema principale che i ciclisti non sono educati sul tema della circolazione e pensano sempre di essere dalla parte della ragione come i pedoni. 70 anni ciclista e per anni quando mi mancava un autista ho guidato camion, giusto per fare un esempio ieri ho visto un gruppetto di ciclisti passare dietro ad un bilico in manovra che per chi conosce i mezzi aveva la cabina dalla parte opposta….
Sono ciclista da oltre 60 anni, ho avuto 2 incidenti gravi di cui uno in città mentre andavo al lavoro a causa di un passeggero che a seguito di coda ha pensato bene di aprire a porta in mezzo alla strada per scendere. Volevo però segnalare quanto possa essere importante fare buona cultura stradale cercando di favorire la circolazione in convivenza con gli automobilisti come lungo le strade di montagna in presenza di tornanti, nelle curve cieche ove non si presentino auto in direzione opposta e magari fermandosi ove la sezione stradale non consenta un superamento agevole. Sicuramente non saremmo tutelati rispetto agli incivili che passano col rosso che ti tagliano la strada, ecc ma renderemmo un servizio apprezzato che impedirebbe inutili contrapposizioni che vedono noi utenti deboli sempre sconfitti.
30 anni da ciclista e altrettanti da autista di autobus a Milano…
Se analizzate la stragrande maggioranza degli incidenti risulta sempre che un ciclista si è fermato ad un incrocio di fianco a un camion un autobus o quant’altro purtroppo è una drammatica realtà questa
DI STORIE. CASCO CICLABILI ECC ECC NON HO MAI SENTITO. CHI PARLA EDUCAZIONE STRADALE PER I SOGGETTI DEBOLI. PEDONI È CICLISTI VISTO SONO A RISCHIO. DOVREBBERO ESSERE ANCHE ATTENTI. SI AFFIANCANO A CAMION E TUTTI GLI ALTRI MEZZI A SEMAFORI E INCROCI. SEZA PENSARE CHE GIRARE IN CITTÀ CON UN CAMION PIÙ IL RIMORCHIO NON È SEMPLICE. FRENARE SE VEDI CHE SVOLTANO NOO IO HO LA PRECEDENZA E SUCCEDE QUELLO CHE SUCCEDE
che il casco obbligatorio possa ridurre la ciclabilità lo posso sopportare, anche se…Voi ne fate una bandiera ideologica.
che si possa NON morire affiancando auto e soprattutto camion (oltretutto can rimorchio) è auspicabile ma da SUBITO, come? Come ho insegnato ai miei nipoti: “se sei in fila NON affiancarti MAI e poi MAI alle auto e camion, restate indietro in rigorosa fila, perdi tempo ma non la vita.
la prima regola è: fidarsi è bene non fidarsi è meglio.
Poi quando verranno sensori, telecamere e AI…
buone pedalate rispettando il buon senso e la propria incolumità senza fidarsi degli altri.
grazie Signor Salvini, grazie a lei i ciclisti investiti sono aumentati drammaticamente.