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Guerra alle ebike truccate: una proposta di legge vuole farle sparire dalle strade

Guerra alle ebike truccate: una proposta di legge vuole farle sparire dalle strade
(immagine generata con AI Nano Banana Pro)

Basta fare una passeggiata in un qualsiasi centro urbano, o persino nelle piazze dei piccoli paesi di provincia, per accorgersene: il fenomeno delle ebike “truccate” negli ultimi anni è letteralmente esploso. Parliamo di quelle bici a pedalata assistita che, grazie a una centralina sbloccata o a un acceleratore montato illegalmente, sfrecciano a velocità da scooter senza che il conducente debba muovere un muscolo.

Un problema di sicurezza stradale enorme, che danneggia non solo i pedoni, ma anche l’immagine di chi la bicicletta la usa nel pieno rispetto delle regole.

Oggi, però, c’è una novità importante che potrebbe cambiare le carte in tavola. Nelle pieghe della proposta di legge 2523, un testo molto articolato che punta a rivoluzionare e promuovere la mobilità attiva in Italia, c’è un articolo che contiene contenuto un giro di vite senza precedenti proprio contro questo mercato sommerso.

E la vera notizia è il netto cambio di paradigma: la legge non si accanisce solo sull’utente finale, ma punta a recidere il problema alla radice, colpendo duramente chi produce, chi vende e chi installa questi sistemi di sblocco.

Fermo restando che per chi viene sorpreso alla guida di un’ebike truccata restano in vigore le (già salatissime) sanzioni attuali che equiparano il mezzo a un ciclomotore non omologato, senza assicurazione e senza targa, prevedendo multe da migliaia di euro e il sequestro – questa nuova proposta sposta il mirino sui “mandanti” dell’illegalità.

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Cosa dice esattamente la Proposta di Legge

Per capire la portata di questo intervento, andiamo a leggere integralmente l’Articolo 8* della proposta di legge, che si intitola proprio “Rafforzamento della disciplina sanzionatoria per i veicoli a due ruote non conformi”. Il testo va a inserire tre nuovi commi (3-ter, 3-quater e 3-quinquies) all’articolo 77 del nostro Codice della Strada.

3-ter. Chiunque fabbrica, importa, esporta, espone, cede, vende, noleggia o propone l’acquisto o l’utilizzo di un dispositivo volto a permettere di superare i limiti di velocità, cilindrata o potenza massima del motore di un ciclomotore, di un motociclo, di un veicolo per la micromobilità, di un velocipede a pedalata assistita o di un quadriciclo a motore, stabiliti dalla normativa vigente, è punito con la reclusione da uno a due anni e con la multa da euro 15.000 a euro 30.000.

3-quater. Le pene previste dal comma 3-ter si applicano anche a chiunque effettua su un ciclomotore, un motociclo, un veicolo per la micromobilità, un velocipede a pedalata assistita o un quadriciclo a motore trasformazioni volte a permettere di superare i limiti di velocità, cilindrata o potenza massima del motore stabiliti dalla normativa vigente.

3-quinquies. Nei casi di condanna ai sensi dei commi 3-ter e 3-quater è sempre disposta la confisca del veicolo.

Display di un'ebike con mano del ciclista sul manubrio

Un’analisi chiara: cosa cambia davvero?

Spogliando il testo dal “legalese”, emerge una volontà punitiva molto severa verso la filiera del “tarocco” elettrico. Analizziamo i punti chiave.

Nel mirino ci finisce il mercato (Comma 3-ter)

La legge usa un elenco di verbi che non lascia scampo. Chi fabbrica, chi importa dalla Cina il kit di sblocco, ma anche semplicemente il negoziante che lo espone in vetrina, lo vende o ne “propone l’utilizzo”, commette un reato gravissimo. Non stiamo più parlando di una semplice contravvenzione amministrativa, ma del Codice Penale. Rischiare da 1 a 2 anni di carcere e una multa dai 15.000 ai 30.000 euro per aver venduto un chip di sblocco è un deterrente che farà tremare i polsi a molti rivenditori senza scrupoli. Questo vale per le ebike, ma anche per monopattini e ciclomotori.

Tolleranza zero per l’officina compiacente (Comma 3-quater)

Hai comprato il kit online e lo porti dal meccanico per fartelo montare? Bene, la legge dice chiaramente che chiunque effettua fisicamente la trasformazione subisce le stesse identiche pene previste per chi vende il pezzo (carcere e super multa). È la fine dell’omertà in officina: nessun meccanico o tecnico professionista rischierà la galera e la chiusura dell’attività per accontentare il cliente che vuole l’ebike che fa i 45 km/h senza pedalare.

Addio all’ebike truccata (Comma 3-quinquies)

Se si arriva alla condanna, il veicolo viene sempre confiscato. Non viene semplicemente sequestrato temporaneamente e restituito dietro il pagamento di una cauzione, ma tolto definitivamente dalla disponibilità del proprietario. Un deterrente potentissimo, non c’è che dire.

Una tutela per chi pedala davvero

Questa mossa normativa è un’ottima notizia per il mondo della mobilità ciclistica. Il proliferare di finte ebike che sfrecciano sui marciapiedi o sulle piste ciclabili ha spesso armato la penna dei detrattori della ciclabilità, pronti a fare di tutta l’erba un fascio e sproloquiare sui social. Colpire duramente chi lucra sulla trasformazione illegale di questi mezzi è il modo più efficace per bonificare il mercato, tutelando i rivenditori onesti e garantendo la sicurezza di tutti gli utenti della strada.

Un’occasione che la politica non deve sprecare

È importante però fare una precisazione fondamentale sul percorso di questo testo. La stretta epocale contro il mercato dei motori truccati che abbiamo appena analizzato non è ancora legge. L’Articolo 8 fa infatti parte di un quadro normativo molto più ampio: l’intera Proposta di Legge 2523 per normare, sviluppare e promuovere la mobilità attiva, un documento d’iniziativa parlamentare redatto dai deputati del Partito Democratico – prima firmataria l’onorevole Valentina Ghio – in stretta collaborazione con la FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta).

Al momento, la proposta è stata formalmente presentata alla Camera, ma la sua discussione in aula non è stata ancora calendarizzata. Ed è qui che la questione si fa decisiva: sarebbe davvero auspicabile che su un tema così urgente e sentito le forze politiche facessero fronte comune, mettendo da parte le bandiere di partito.

Visto che da destra a sinistra – dai sindaci ai semplici cittadini – tutti si lamentano (giustamente) dei pericoli legati alle ebike truccate, questo testo rappresenta finalmente una misura concreta e strutturale per toglierle di mezzo in modo definitivo.

Sarebbe davvero un peccato se un’occasione del genere fosse lasciata a prendere polvere in fondo a un cassetto.

E ora la parola a voi lettori: credete che pene così severe per venditori e meccanici siano la strada giusta per fermare finalmente il mercato truffaldino delle ebike truccate?

*[Fonte]

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Commenti

  1. Marco Berretta ha detto:

    Controlli serrati, grazie.

    [Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione – Bikeitalia.it]

  2. Carlo Malfatti ha detto:

    Allo stato attuale delle cose non vedo negatività in questa proposta, anche se, come altri fanno notare, si potrebbe regolare in maniera adeguata la categoria in cui ricadono questi mezzi ora ‘truccati’.
    Capisco che un malcapitato che subisca danni da uno di questi mezzi privi di assicurazione possa avere serie conseguenze.
    Ricordo però che secondo ANIA ci sono circa 3 milioni di automobili circolanti senza assicurazione (circa il 6% del totale), forse potremmo impiegare le (poche) risorse cominciando dai problemi maggiori e potenzialmente più impattanti di mezzi con velocità e massa decisamente inferiori come le bici truccate?

  3. Francesco ha detto:

    L’assurdo è che le auto sono sbloccate per fare i 200km/h. Un assassino, non so come altro chiamarlo, che fa gli 80-90 in città rischia solo una sanzione amministrativa di 600euro e 3 punti.

    Chi decide di usare un mezzo pragmatico efficiente leggero compattato che non usura le strade e che non danneggia la comunità, (chissene frega della sostenibilità ambientale) in regola come le s-pedalec, viene brigantizzato: non la può legare agli stalli per bici, la puo lasciare solo negli stalli delle moto non ancorata, sei costretto a percorre strade suicide senza alternative, perchè non vogliono distinguere le ciclabili di quartiere da quelle principali lunghe kilometri che collegano zone e città diverse(non sei tutelato). Invece, i veri criminali sono quelli che sbloccano le loro bici elettriche rischiando 8000euro di sanzioni e il sequestro del mezzo.

  4. Andrew B. ha detto:

    Ok su multe è tutto. Ma una piccola domanda ma perchè in italia non adottano la sotto categoria dei ciclomotori le s-pedelec. Altrove dove lo hanno adottata si sonno visti tantissimi benefici tra cui si sono visti il calo delle ebike truccate e modificate punto uno poi seconda cosa perche inquadrarle come i ciclomotori ed ammazare un mercato intero quando un ciclomotore pesa almeno 80/90kg a salire se va bene ed una s-pedelec aparte la velocita a cui puo raggiungere non ha nulla a che fare, nulla. Spesso hanno motori 250w come tutte le ebike normali solo che invece di asistere fino a 25kmh asistono fino a 45kmh, il peso e quello di una comunissima banale ebike da 24-25kg non gli 80/100kg di un ciclomototore, poi il 99,9% di esse non hanno l’acceleratore il che li differenzia ancora di più da un motorino ce qualche ecezzione ma 1 su 100 modelli che poi appunto non sarebbero s-pedelec native ma ciclomotori appunto, per citare un esempio la svizera ci sono più s-pedelec in trada e città che motorini e moto un motivo ci sarà no? mica si defficenti, l’altra cosa è che non e che vai sempre a 45kmh come un motorino piggi la manopola del gas e vai’ no la velocità media e molto più bassa se non pedali non ti muovi, ci sono degli studi fatti sull’argomento e dei mille benefici.
    Sarebbe ora che qualcuno la sù prenda sul serio questo tema.

  5. Nicola Paggetta ha detto:

    Si sono svegliati adesso? Forse qualcuno ha finito di avere interesse in queste pazze e illegali “trabiccoli” guidate da persone irregolari senza documenti e regole. Speriamo che alla fine la legge non rimanga solo sulla carta in questa Italia sono il potere dell’illegalità.

  6. accaso ha detto:

    mezzi a motore (Anche elettrico) fuori dalle ciclabili

  7. Alessandro ha detto:

    Secondo me bisognerebbe infilare dentro un verbo in più, che prenda dentro le società che si avvalgono di fattorini che usano questi mezzi. Le società sanno chi li usa, perché tutte hanno i tracciati GPS, e indirettamente ne impongono l’uso, perché questi mezzi sono più veloci di una bicicletta, e quindi i fattorini che non li usano vengono penalizzati dagli algoritmi.
    Io mi muovo a Milano con una e-bike legale, e i ciclofattorini dei delivery mi sorpassano sfrecciando a diverse decine di Km/h di differenza. Se tentassi di fare delle consegne con la mia bici a norma, sarei il ciclofattorino più lento della città.

  8. Stefano Invernizzi ha detto:

    Era ora! Meglio tardi che mai.
    Queste bici truccate da scooter che viaggiano a 45 km/h in mano a conducenti spesso senza patente rappresentano un grave pericolo per tutti gli altri utenti delle icclabili o delle strade

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