Se si va a leggere l’infografica ISTAT sull’incidentalità stradale in Italia aggiornata al 2023, tra rassicuranti colori pastello e delicate figurine accortamente stilizzate, si incontra una pagina che diligentemente ci ricorda l’obiettivo europeo, poi fatto proprio dal Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale, del dimezzamento degli incidenti e delle vittime tra il 2019 e il 2030.

Ovviamente ci si aspetterebbe che la slide successiva ci dicesse anche a che punto siamo, sennò a cosa servono statistiche e monitoraggi?
L’ISTAT prudentemente su questo sorvola ma noi no, e con due facili conti scopriamo che anziché 3039 morti, nel 2023 avremmo dovuto averne 2685.
Abbiamo da tanto tempo smesso di pensare, se mai lo abbiamo fatto, che l’Italia sia un paese serio, dove gli impegni tanto solennemente sottoscritti non si dimenticano appena posata la penna della firma.
Oggi però ci sono 354 morti di troppo; di troppo non per le solite anime belle o per i sempre lamentosi amici e parenti, ma per lo Stato che quell’impegno ha assunto.
Il Ministro Salvini, che pare comprendere meglio le ragioni portate dai fleximen rispetto a quelle dettate dalle statistiche e che ha avuto il coraggio di affermare che è bastato l’annuncio delle sue modifiche al Codice della Strada – quello ribattezzato ‘Codice della Strage‘ – per far diminuire gli incidenti, il Ministro Salvini quel coraggio dovrebbe usarlo per confessare che, quell’impegno, per lui e il suo Ministero è solo carta straccia: se dobbiamo morire ammazzati, evitiamo almeno di essere presi per i fondelli.











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