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Vingegaard fa il Pogačar: scatta da lontano e mette tutti in riga

Vingegaard fa il Pogačar: scatta da lontano e mette tutti in riga

Jonas Vingegaard ha dato la prima vera spallata alla Vuelta. Il danese ha chiuso la prima parte della corsa spagnola imponendosi a Valdezacaray. Arrivo in salita, certo, ma non di quelli tosti e adatti alle caratteristiche di Vingo. E, per questo, ancora più bello. Sicuramente inaspettato, perché tutti si sarebbero attesi la vittoria di un corridore in fuga o, al limite, un arrivo in un gruppetto ristretto.

Invece Jonas ha fatto il Pogačar. Ha finalmente seguito l’istinto e le sensazioni, scattando a 11 km dalla vetta e sorprendendo tutti gli avversari. Ciccone, generoso, ha provato a rimanere con lui per qualche centinaia di metri. Almeida e Pidcock hanno provato a rintuzzare risalendo fino a 8 secondi. Poi si sono dovuti semplicemente inchinare alla forza in salita del Re Pescatore. Che è tornato a vincere alla sua maniera dopo oltre un anno. Tirreno-Adriatico. Marzo 2024. Vittoria in solitaria sul Monte Petrano davanti ad Ayuso. In mezzo si è dovuto quasi sempre inchinare a sua maestà Tadej.

In questa Vuelta, però, aveva già fatto capire di volersi divertire e, perché no, vincere il più possibile. Vingegaard è già a quota 2 tappe conquistate e mancano ancora quelle che sono le tappe più adatte a lui. Jonas va al giorno di riposo senza la maglia roja (bravo Traen a tenersela per una trentina di secondi) ma con già vantaggi importanti sui rivali. Quasi 40 secondi su Almeida. Oltre 2 minuti su Ciccone, Hindley e Bernal. E la sensazione, onestamente, di poter disporre degli avversari come meglio crede.

E se la Visma gode e gongola, lo stesso non si può dire per la Uae. Senza Pogačar, si sa, è un’altra storia. In squadra c’è più anarchia e meno compattezza. Almeida si è lamentato di non avere un supporto adeguato, con chiaro riferimento soprattutto ad Ayuso, che corre per i fatti suoi e senza un briciolo di spirito di squadra.

Gli altri fanno quello che possono. Quindi, poco. Tiberi e Landa sono già distanti anni luce. Almeida fa quel che può. Gall idem. Pidcock vuole stupire anche se stesso, mentre in RedBull Bora devono ancora capire chi sia il capitano fra Hindley e Pellizzari. Insomma, se non succedono imprevisti non si capisce come possa perdere questa Vuelta il buon Jonas. Che martedì potrebbe dare una nuova botta sull’ennesimo arrivo in salita di questa corsa, prima di chiudere i conti giovedì sull’Angliru, il grande spauracchio per tutti i corridori. Vingegaard farà il cannibale? Per una volta speriamo davvero di sì…

Le pagelle del Greg

VINGEGAARD 10: non si è ancora ripreso la maglia rossa, ma corre da padrone. Due vittorie di tappa unite alla sensazione che possa giocare con i rivali per manifesta superiorità. Piace il suo atteggiamenro spavaldo e deciso. SPIETATO

PIDCOCK 9: continua a credere di poter essere un uomo da corse a tappe. Finora la classifica gli dà ragione. Rintuzza e soffre, cedendo solo al boss. La domanda è se resisterà, ma finora è un grande Tom. CAPARBIO

CICCONE 5: ci illude di poter reggere il ritmo di Vingegaard. Poi crolla e non tiene nemmeno il passo di Almeida e Pidcock. È sesto al giorno di riposo, ma già oltre due minuti dietro a Vingegaard. Che farà adesso? DUBBIO AMLETICO

BERNAL 5: aveva detto che ci sarebbe stato da divertirsi a questa Vuelta. Per ora è costretto solo a giocare in difesa, cedendo ogni volta qualcosa. Sperava e speravamo in qualcosa di più, ma la strada è l’unica verità. FUMOSO

TRAEN 8: non è un fenomeno ma è ancora il leader. Ha battuto il cancro tre anni fa. Sta salvando la faccia alla Bahrain visto che Tiberi e Buitrago non vanno. È un anti-personaggio, che intanto fa parlare di sé. ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

PHILIPSEN 9: due occasioni per vincere e due vittorie. Ma di cosa stiamo parlando? Corre in modo intelligente e poco dispendioso, perché sa quando deve fare centro. Si nasconde e poi appare nel momento decisivo. Dote che hanno solo i grandi campioni. CECCHINO

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