Bici

La Israel rischia di restare senza bici e senza corridori

La Israel rischia di restare senza bici e senza corridori

Il futuro della Israel-Premier Tech, squadra ciclistica con base a Tel Aviv, è appeso a un filo. Dopo mesi di proteste pro-Palestina culminate nella Vuelta a España, la formazione guidata dal miliardario Sylvain Adams si trova davanti a un bivio: cambiare nome, togliere la bandiera israeliana e forse persino nazionalità, oppure rischiare di perdere bici, sponsor e corridori.

La conferma arriva dalle recenti dichiarazioni di Rob Gitelis, fondatore della britannica Factor Bikes, storico fornitore delle biciclette del team: “Senza un cambio di nome, senza un cambio di bandiera, non continueremo”.

Una frase che suona come una sentenza. Factor, che aveva appena annunciato un rinnovo a tempo indeterminato, ora fa marcia indietro. Il motivo? L’immagine del marchio, troppo esposta a controversie politiche.

Il motivo? L’azione militare di Israele in Palestina che la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha definito senza mezzi termini un genocidio.

Quando il ciclismo diventa terreno di scontro

La Vuelta 2025 è stata il punto di non ritorno. Manifestazioni di piazza, tappe interrotte, persino un arrivo annullato per motivi di ordine pubblico. Tutto contro la presenza della Israel-Premier Tech in gara.

Per proteggere i propri corridori, la squadra era già stata costretta a rimuovere il nome dalle divise, ma non è bastato. Ora la pressione arriva direttamente dagli sponsor e dagli stessi atleti, alcuni dei quali hanno già deciso di cambiare maglia.

Verso un nuovo nome e una nuova nazionalità

Secondo indiscrezioni, Adams sarebbe pronto a un rebranding totale: niente più “Israel” nel nome, via la bandiera israeliana e forse addirittura un nuovo Paese di registrazione. L’ipotesi più concreta è il Canada, visto il legame del proprietario con Montréal e la sede del co-sponsor Premier Tech. Tra i nomi in ballo: Factor-Premier Tech o Premier Tech-Factor. Una mossa che al momento appare necessaria per garantire la permanenza della squadra nel WorldTour e scongiurare la fuga degli sponsor.

Corridori in fuga: solo 17 sotto contratto per il 2026

Il problema, però, non riguarda solo le bici. La rosa è già ridotta all’osso: al momento solo 17 corridori hanno un contratto per il 2026. Derek Gee ha risolto l’accordo prima della Vuelta per “motivi legittimi”. Matthew Riccitello, giovane promessa, per la prossima stagione ha firmato con Decathlon. Persino Chris Froome, quattro volte vincitore del Tour e azionista di Factor, ha messo in dubbio la sua permanenza nel team Israel. Una vera emorragia di talenti che rischia di lasciare la squadra senza un futuro sportivo.

L’ultima chance per salvare immagine e sponsor

Dietro la crisi, più che una questione etica c’è soprattutto una questione di immagine. Come ha dichiarato Gitelis: “Non è più una questione di giusto o sbagliato. È diventato troppo controverso per il nostro marchio”. Factor già da tempo aveva smesso di celebrare le vittorie della squadra come collettive, preferendo esaltare solo i successi individuali dei corridori, come quello di Stevie Williams alla Freccia Vallone.

Tra proteste, sponsor in fuga e corridori pronti a cambiare aria, il futuro appare incerto. Solo un cambio radicale di nome e identità potrebbe garantire la sopravvivenza dell’attuale Israel-Premier Tech nel circuito mondiale. Oppure un cambio di direzione dello stato di Israele. Ma quest’ultima opzione sembra molto improbabile.

[Fonte]

Commenti

  1. Riccardo ha detto:

    Assurdo che Israele sia ancora ammesso a gareggiare internazionalmente. Uno stato che da due anni sta portando avanti un genocidio, un paese che in questi due anni ha ucciso piu’ di mezzo milione di persone, di cui quasi la meta’ bambini. Come abbiamo escluso la Russia dalle competizioni sportive, cosi’ anche Israele deve essere escluso. Ogni tipo di pressione internazionale deve essere imposta contro paesi che uccidono sistematicamente persone innocenti e indifese

  2. Fabry 60 ha detto:

    Senza dubbio Israele sta compiendo come lo stesso Hamas azioni da condannare , ma che questo ricada sullo sport ritengo sia disgustoso, non mi stupisce comunque, dato che si é fatto uguale contro la Russia ed i suoi talenti sportivi…soluzione ? a questo stato delle cose sarebbe modificare nome e nazionalità prima possibile, per tutelare in Primis i propri atleti che danno tutto per la società e per lo sport che Amano …

I commenti non vanno online in automatico ma vengono prima letti e moderati dalla redazione: la loro pubblicazione di norma avviene nei giorni feriali tra le 9 e le 18.
I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *