Mobilità

L’anno terribile per la sicurezza dei ciclisti

L’anno terribile per la sicurezza dei ciclisti
Bicicletta incidentata (immagine di repertorio)

Il bollettino diffuso dall’Osservatorio Ciclisti ASAPS–Sapidata per il periodo gennaio–novembre 2025 è una lama che incide dati e responsabilità: 208 ciclisti morti nei primi undici mesi dell’anno, contro i 192 registrati nello stesso periodo del 2024. Una crescita dell’8,3% che non è un semplice scarto statistico, ma il segno di un ecosistema stradale che continua a colpire gli utenti più vulnerabili e fragili.

Uno sguardo ai numeri: dove si muore di più

La geografia della mortalità ciclistica è spietatamente chiara:

  • Lombardia in testa con 45 vittime;
  • Emilia-Romagna a quota 34;
  • Veneto con 27.

Regioni ricche, pianeggianti, densamente popolate: qui la bici è spesso un mezzo quotidiano e allo stesso tempo una presenza considerata, ancora troppo spesso, come un intralcio da “sorpassare e via”, come purtroppo molto spesso ci troviamo a raccontare anche su Bikeitalia.

La questione anagrafica

Il dato anagrafico è un’altra ferita aperta: 98 delle vittime avevano più di 65 anni, quasi la metà del totale. Le persone che usano la bicicletta come prolungamento naturale della propria autonomia sono anche quelle più esposte alla brutalità del traffico veloce.

E poi c’è un dato che pesa come un macigno morale: 20 ciclisti uccisi da persone che poi non si sono neanche fermate a prestare soccorso, il 10% del totale. Fughe che lasciano sull’asfalto non solo corpi, ma una scia di vigliaccheria che il Codice Penale non riesce ancora a cancellare del tutto.

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2025 peggio del 2024

Se il 2024 – con le sue 185 vittime totali certificate dall’ISTAT – era stato già un anno nero, il 2025 si preannuncia ancora peggiore. I mesi di maggio (25 morti) e agosto (30 morti) hanno fatto registrare livelli record: periodi in cui le strade si riempiono, le velocità aumentano, la distrazione si fa stagione.

Non è un caso: ogni volta che i flussi si intensificano, è chi non è protetto da tonnellate di lamiera a pagare il conto.

Le insidie per chi va in bici in Italia

Chi usa la bicicletta nel nostro Paese si trova a percorrere un tragitto sospeso tra: carreggiate senza spazio laterale, sorpassi a distanza ravvicinata (e comunque senza il rispetto minimo del metro e mezzo di previsto per legge), incroci progettati per chi accelera e non per chi guarda, buche nate come piccole crepe e non manutenute che diventano crateri, traffico pesante che costituisce un pericolo costante soprattutto in assenza di strumenti tecnologici adeguati per eliminare gli angoli ciechi dalla cabina di guida.

La mobilità italiana è ancora dominata da una cultura autocentrica: un orizzonte in cui la bicicletta esiste solo come infantilità sportiva o mezzo tollerato. E quando un mezzo è tollerato, finisce per essere anche ignorato nei progetti, nei controlli e nelle priorità politiche.

Serve una scelta politica chiara: proteggere chi pedala

I dati ASAPS non raccontano solo l’oggi: sono una premonizione per il futuro. Ogni numero è una persona che non tornerà più, una famiglia che cambia orbita. E ogni incremento percentuale è il segnale che affidarsi al caso non funziona.

Sappiamo cosa serve: infrastrutture ciclabili continue e ben segnalate, moderazione della velocità reale, controlli capillari sulle strade, formazione e campagne permanenti rivolte a chi guida, tecnologie obbligatorie per i mezzi pesanti. Subito.

Il diritto alla sicurezza stradale

Il 2025 ci mette davanti una fotografia nitida: chi pedala in Italia lo fa con il vento in faccia, sì, ma anche con il rischio come passeggero indesiderato.

L’Osservatorio ASAPS ci consegna numeri che non dovrebbero sorprendere nessuno e dovrebbero scuotere tutti.

Ogni ciclista che esce di casa porta con sé la speranza di tornare, e questo dovrebbe essere sufficiente per guidare politiche, norme e scelte urbanistiche.

[Fonte]

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Commenti

  1. Ernesto ha detto:

    ho avuto proprio in questi giorni una discussione sul tema ciclisti nata da un evento di cronaca ove un automobilista ha sparato ad un gruppo di ciclisti con una pistola “scacciacani” ove il mio interlocutore è persona istruita prossima ai 70 anni che diceva che ha fatto bene perché probabilmente erano in mezzo alla strada, che i ciclisti sono indisciplinati, che dovrebbero stare sulle ciclabili, eccetera.
    Come ciclista prevalentemente mtb circolo poco sulle strade con bds ma il solo fatto che qualcuno giustifichi atteggiamenti minacciosi nei confronti dei ciclisti ma ha fatto “sbroccare” e poi mi sono dovuto scusare perché anch’io ho esagerato nella discussione.
    credo quindi che si debba avere una maggiore “formazione” o “informazione” creando una cultura del rispetto del più debole, pedone o ciclista o motociclista o automobilista e camionista perché ognuno ha un suo “antagonista” naturale ma stiamo parlando sempre di vite umane ove quelli che non sono dentro uno scatolato di lamiera sono tutti più deboli.
    Diffondere è opportuno “fermare” chi diffonde sentimenti e parole aggressive nei confronti del lato debole e giustificare gli atteggiamenti fisicamente pericolosi o minacciatori.
    Qualcuno mi giustificava i decessi addirittura perché sono in aumento in quanto sono in aumento i ciclisti e a livello normativo addirittura diminuire le tutele per i pedoni in tal modo che questi avendo più paura, rispettino di più le regole per esempio di attraversamento pedonale.
    insomma poco di buono da una discussione sulla vita di 200 ciclisti e 2000 pedoni morti sulle strade italiane.

  2. Pietro ha detto:

    [Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]

  3. Maurizio ha detto:

    basterebbe allargare la strada un metro dopo la riga bianca che sarebbe sufficiente per farci stare la bici senza intralciare la strada le macchine di oggi sono molto più larghe di una volta le strade sono sempre uguali

  4. Giuliano ha detto:

    Oltre all’aspetto sanitario – le vite umane delle persone coinvolte in incidenti stradali ed i morti per l’inquinamento hanno un valore incommensurabile, come anche l’impatto sociale ed economico delle invalidità transitorie e permanenti – andrebbe considerato anche l’impatto economico delle politiche autocentriche. Infatti se un cittadino italiano avesse la possibilità di spostarsi in bici o con mezzo di trasporto pubblico, la sua spesa annuale scenderebbe da 3-4.000 € l’anno a poche decine o centinaia di euro. Una parte di questi soldi sarebbero spesi sul territorio, visto che la benzina è importata ed il valore aggiunto dato dalla raffinazione non penso sia elevatissimo. Le tanto odiate accise che si era promesso di eliminare servono alla manutenzione delle strade (attività “regalata” dal decisore pubblico agli automobilisti, come tutti i parcheggi auto!) ed ai costi sanitari provocati, direttamente o indirettamente dall’auto. Fra l’altro l’industria europea ed italiana hanno deciso di “delegare” la produzione automobilistica alla Cina investendo poco e male nelle nuove tecnologie. L’industria italiana delle bici mi sembra che tenga discretamente. Io uso giornalmente una ebike spillo della Bianchi con soddisfazione, con un costo che è 1/15 di una Dacia Spring (elettrica) e 1/60 rispetto ad un’utilitaria “fossile” (in termini energetici, ma anche i costi sono di molto inferiori).
    Come far capire questi numerini ai vari ministri italiani?
    Per esempio: se 10 milioni potessero rinunciare all’auto di proprietà come fanno la maggior parte di parigini si immetterebbero nelle economie locali: 2.000*10.000.000= 20 miliardi l’anno. Una finanziaria!

  5. Giuliano ha detto:

    Sarebbe troppo chiedere che il ministro dei trasporti, o almeno i suoi tecnici, prendano in considerazione tali dati?

    Ecco come la probabilità di morte di un pedone o ciclista investito varia in funzione della velocità dell’auto, basata su studi reali e modelli di traumatologia.

    Dati sintetici approssimati (basati su studi epidemiologici)
    Velocità d’impatto (km/h) Probabilità di morte del pedone/ciclista
    20 km/h ~5%
    30 km/h ~10-15%
    40 km/h ~30-40%
    50 km/h ~60-70%
    60 km/h ~85-90%
    70 km/h o più ~98%+

  6. Francesco Felarte ha detto:

    Questo articolo ricapitola alcune amare e ormai croniche realtà, tristemente note a tutti noi.

    Mi sento solo di integrare il discorso con una postilla già precisata nei miei recenti commenti.

    C’è infatti un dato “nascosto” o meglio “implicito” che deriva come un corollario dal sistema autocentrico italiano : esiste una moltitudine di persone, statisticamente impossibile da rilevare con percentuali esatte, che vorrebbero circolare di più e magari pure costantemente o quasi in bici, ma non se la sentono appunto per i rischi e disagi che dovrebbero subire tutti i giorni, o perchè consapevoli che nelle aree più inquinate dove vivono sarebbe solo una pratica insalubre. Pertanto i corrispondenti benefici sarebbero troppo limitati in rapporto ai pericoli e ai danni subiti.

    Ergo rinunciano, o meglio si sentono ‘costrette’ a dover rinunciare. Questo è molto ingiusto e la responsabilità ricade molto anche sulle amministrazioni locali, chi le ha votate e su un governo nazionale che relega sullo sfondo o proprio ignora del tutto le problematiche ambientali e della mobilità più sana ed ecosostenibile. Come se NON li riguardasse o non impattasse anche su di loro e il presente e futuro dei loro cari, dei loro figli e nipoti (per chi li ha)

    Ma tutto ciò che concerne l’Ambiente impatta su ognuno di noi e se vengono ignorate e gravemente sottostimate le criticità che viviamo attualmente, alla fine il problema si aggraverà e si ritorcerà contro tutti i cittadini, di ogni credo e colore politico, sugli astensionisti e anche sui governanti e i loro complici portaborse, che siano solo dei poveri illusi, ingenui disinformati, o semplicemente in malafede. E sarà così almeno fino a quando i governanti di oggi e ieri e certo non di un solo partito, risiederanno in questo paese, in attesa magari di acquisire solo abbastanza denaro per poi emigrare e andare a vivere altrove e lasciare tutti gli altri (sì, anche gli elettori che hanno circuito e ingannato) a convivere con i disastri che hanno causato durante il loro “regno”.

    Per una palingenesi normativa e culturale in ambito di Trasporti, mobilità (ciclabile inclusa) e Ambiente (riduzione drastica consumo di suolo+riduzione drastica inquinamento), nella maggioranza di governo e nella stragrande maggioranza dei comuni italiani devono essere eletti rappresentanti che CONOSCONO il problema nel suo insieme, su scala nazionale e locale, lo hanno VISSUTO (e sofferto) anche personalmente o in ambito familiare e hanno abbastanza senso civico, capacità amministrativa e sensibilità sociale per attuare una Riforma complessiva e profonda del sistema di riferimento attuale, che a lungo termine è antiproducente e autolesivo per TUTTI, non solo per i più penalizzati e a rischio incolumità, cioè come sempre, pedoni e ciclisti. Quelli sopravvissuti fino a oggi, almeno, e che si ostinano, nonostante tutto, a voler camminare e pedalare in libertà, sognando il diritto di farlo, come avviene in tanti altri paesi più evoluti, civili e responsabili, in SICUREZZA e in SALUTE, in città e campagne respirabili e vivibili 365 giorni all’anno, in spazi concepiti e pianificati a misura d’uomo, NON d’auto.

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