In Europa la bicicletta condivisa non è più una moda passeggera: è diventata un’abitudine. Ogni anno milioni di persone scelgono la mobilità dolce per spostarsi nelle città, e i numeri continuano a crescere. È un cambiamento che non riguarda solo lo stile di vita, ma l’intero sistema urbano: meno auto, meno traffico, meno smog.
Dentro questa rivoluzione c’è un nome che corre più veloce degli altri: Dott, oggi il più grande operatore europeo della micromobilità condivisa.
Un mercato che cresce e spinge verso il cambiamento
Il 2025 ha confermato una tendenza ormai chiara: gli utenti europei preferiscono servizi più agili, puliti e accessibili. Il bike sharing è al centro di questa scelta. Le città investono in piste ciclabili, gli utenti vogliono soluzioni semplici e immediate, e gli operatori rispondono alzando l’asticella dell’innovazione.
Dott è uno dei motori di questo cambiamento. Dopo la fusione con TIER nel 2024, l’azienda è diventata un gigante della mobilità: oltre 250.000 mezzi condivisi, più di 400 città, 21 Paesi e 10 milioni di utenti che hanno realizzato oltre 400 milioni di viaggi.
L’adozione cresce e si rafforza: nel 2025 le corse per utente sono aumentate del 10% e oltre metà dei noleggi totali avviene tramite pass, un segnale di fidelizzazione sempre più evidente.
85 milioni per una nuova generazione di ebike
Per rispondere a una domanda che continua a salire, Dott ha chiuso un’operazione finanziaria da 85 milioni di euro, articolata in due parti: 70 milioni in obbligazioni garantite sul mercato nordico, 15 milioni come estensione del round Serie D.
Una raccolta che non è solo un segnale di solidità, ma la chiave per il prossimo salto di qualità dell’offerta. I fondi serviranno infatti a rinnovare la flotta, puntando soprattutto su nuove biciclette elettriche: più comode, più autonome, più affidabili e con costi di utilizzo più accessibili.
Il debutto della nuova ebike è avvenuto a Parigi e segna l’inizio di una diffusione che toccherà diversi Paesi europei – Italia compresa – entro il 2026.
Focus ➡️ L’incredibile ritorno d’investimento del bike sharing, ma l’Italia non ci crede
Il caso Roma: l’AGCM accende un faro sugli operatori di bike sharing
La crescita del settore non è esente da controlli. A Roma, infatti, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti di Bird Rides Italy, EmTransit (la società di Dott) e Lime Technology, gli tre unici operatori autorizzati a svolgere l’attività a Roma Capitale nel triennio 2023-2026.
Secondo le segnalazioni ricevute dall’Autorità, i tre gestori avrebbero ostacolato la fruizione dei pacchetti di corse gratuite riservati agli abbonati annuali Metrebus, allungando in modo significativo i tempi necessari per l’attivazione del pass gratuito.
Molti utenti, dopo aver richiesto l’attivazione del pacchetto, avrebbero atteso a lungo senza poterlo utilizzare, ricevendo risposte interlocutorie dai servizi di assistenza.
Il 25 novembre, i funzionari dell’AGCM – con il supporto del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza – hanno svolto ispezioni nelle sedi delle tre società per acquisire documentazione utile all’indagine.
Un segnale che ricorda come un mercato in espansione debba crescere non solo in velocità, ma anche in trasparenza e tutela dei consumatori. E un fatto che, in ogni caso, denota una crescita d’interesse per il bike sharing come modalità di spostamento urbana, anche in abbinamento con il trasporto pubblico.
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Perché questa crescita non si fermerà
Dietro numeri e investimenti c’è una lettura semplice: la mobilità urbana sta cambiando forma. Le persone vogliono mezzi immediati e sostenibili, le città chiedono soluzioni che integrino turismo, trasporti pubblici e qualità della vita.
Perché la domanda di bike sharing continua a crescere? Per questi semplici motivi;
- perché evita il traffico;
- perché costa (relativamente) poco;
- perché è un gesto quotidiano per ridurre l’inquinamento;
- perché si adatta bene allo stile di vita moderno, fatto di spostamenti brevi e veloci.
La fiducia degli investitori come motore
«Questa operazione testimonia la forte fiducia nella nostra missione», ha dichiarato Henri Moissinac, CEO e co-fondatore di Dott. Una frase che racconta molto: gli investitori scommettono su un’azienda che sta dimostrando di saper crescere, integrare e innovare.
E su un settore in espansione che continua ad attirare nuovi utenti.
[Fonte]






















Buonasera. Avendo viaggiato in più occasioni in centro-nord Europa confermo che il bike sharing ha un discreto seguito, è ormai una realtà consolidata in certi paesi, una “nuova” abitudine” nella mentalità di spostamento soprattutto dentro le città. In Italia a mio avviso la situazione, anche qui, è moderatamente differente.
Da noi predomina ancora e molto di più la tendenza “proprietaria”, basti pensare alla parabola del fenomeno “auto condivisa”. E’ altresì vero che per ragioni di convenienza economica alcuni se la sono dovuta far “piacere”.
A questo proposito ritengo che l’esplorazione dell’ambito intermodale e cicloviaggi vada comunque approfondito.
C’è una nicchia di mercato da noi che non è stata ancora pienamente ‘occupata’ e valorizzata e merita ulteriore ricerca con gli opportuni investimenti, privati e pubblici.
Auspico pertanto che si continui a lavorare su altre varianti del settore ciclourbano, cicloescursionistico e cicloturistico, c’è tanto spazio di manovra che potrebbe attirare in futuro tanto ‘nuovi’ italiani quanto molti più stranieri, se contestualmente si realizzeranno nel nostro territorio anche i percorsi dedicati e protetti di cui ho ripetutamente parlato, per poter pedalare su LUNGHI e COMPLETI TRAGITTI ciclabili, in piena SICUREZZA.