Le biciclette aumentano, la mobilità alternativa all’auto guadagna spazio. Eppure, nelle città italiane, la sensazione è sempre la stessa: si va avanti, ma troppo lentamente. È questa la fotografia che emerge dalla decima edizione del Rapporto Focus2R, presentato lunedì 2 febbraio a Milano da ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo e Accessori) e Legambiente, in collaborazione con Ambiente Italia.
Un’indagine che, come ogni anno, prova a misurare quanto le politiche urbane siano davvero pronte ad accogliere chi si muove su due ruote. La risposta, ancora una volta, è: non abbastanza.
[In questo articolo di Bikeitalia riportiamo in estratto e commentiamo i dati riguardanti bici ed ebike, per i dati riguardanti monopattini, moto e scooter si rimanda al documento completo scaricabile scorrendo più in basso]
Una mappa delle città, non sempre lusinghiera
Il Focus2R 2025 si basa su un questionario inviato a 107 Comuni capoluogo. Hanno risposto in 94, con dati aggiornati al 2024. Un campione ampio, che permette di osservare tendenze consolidate e contraddizioni evidenti.
I sette ambiti analizzati – dall’accessibilità urbana alla sicurezza stradale, passando per sharing mobility, parcheggi e incentivi – raccontano una mobilità urbana che cambia, ma in modo diseguale. Qualche passo avanti c’è, soprattutto su intermodalità e servizi condivisi. Ma quando si entra nel merito di infrastrutture, sicurezza e spazio urbano, i problemi da risolvere restano quasi sempre gli stessi.
E il divario territoriale, tra Nord e Sud, continua a pesare e si fa sentire.
Bicicletta: sempre più scelta, sempre meno priorità
Nel 2024 in Italia sono state vendute circa 1,35 milioni di biciclette, di cui 274.000 a pedalata assistita. Le ebike rappresentano ormai un quinto del mercato, anche se il trend complessivo è in flessione dal 2022.
Il dato interessante, però, non è tanto commerciale quanto urbano: il 38,9% degli spostamenti cittadini avviene oggi con mezzi alternativi all’auto (e la quota bici è passata dal 3,3% del 2019 al 4,3% del 2024: vale a dire una crescita del 30,3% in 5 anni, ndr). È il valore più alto dal periodo pre-pandemico. Le persone, insomma, la scelta l’hanno già fatta.
[Il trend in ascesa della bici – riportato nel 22° Rapporto Audimob di Isfort – è confermato dai numeri: la quota di spostamenti effettuati in bicicletta passa dal 4,1% del primo semestre 2024 al 5,2% del primo semestre 2025. A prima vista sembra un incremento modesto, ma in realtà significa una crescita quasi del 27% in un solo anno].
Le città, invece, sembrano più indecise. La dotazione media di infrastrutture ciclabili nei capoluoghi si ferma a 10,39 metri equivalenti ogni 100 abitanti, un valore leggermente in calo rispetto al 2023, anche se in forte crescita rispetto al 2015 (+44,9%). Un progresso reale, ma che racconta anche un rallentamento recente degli investimenti.

- In cima alla classifica troviamo Reggio Emilia, Cosenza e Cremona, seguite da Lodi e Treviso.
- In coda città dove la rete ciclabile resta frammentata o quasi simbolica: all’ultimo posto Vibo Valentia, al penultimo Salerno e al terz’ultimo Napoli, seguite da Sassari e Agrigento.

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Intermodalità: qui qualcosa si muove davvero
Tra le note più positive del rapporto c’è il tema dell’intermodalità. Il 63,7% dei Comuni consente il trasporto delle biciclette sui mezzi pubblici, un dato in crescita costante. E oltre l’80% delle città ha attivato parcheggi bici presso almeno una stazione ferroviaria.
Segnali incoraggianti, che mostrano come la bici venga finalmente riconosciuta non solo come mezzo “ricreativo”, ma come parte di un sistema di mobilità più ampio. Resta però il problema della continuità: troppo spesso queste soluzioni funzionano bene solo in alcune zone della città, o in alcune fasce orarie.
Sicurezza: il grande rimosso delle politiche urbane
Sul fronte ciclabile la situazione è tutt’altro che rosea: solo il 60,6% delle amministrazioni assegna una priorità alta o molto alta alla sicurezza della circolazione in bici nei propri strumenti di pianificazione urbana.
Le Zone 30 continuano a crescere – sono ormai 76 i capoluoghi che le hanno introdotte – e le prime evidenze mostrano una riduzione degli incidenti. Ma il loro impatto resta limitato se non accompagnato da controlli, ridisegno dello spazio stradale e politiche coerenti.
Sharing mobility: tanti numeri, poche città

I servizi di sharing hanno superato i 50 milioni di noleggi, con una flotta di oltre 95.600 veicoli. Ma la distribuzione è tutt’altro che equilibrata. Milano, Roma, Firenze, Bologna e Padova concentrano oltre metà delle biciclette condivise presenti nei capoluoghi. Il resto del Paese si divide le briciole, con servizi spesso fragili o sperimentali.
- Interessante notare come nella Top 5 delle città con più bici in condivisione ogni 1000 abitanti troviamo al primo posto Firenze (10,36), seguita da Padova (9,45), Milano (7,78), Pisa (7,16) e Venezia (6,61).
- Mentre invece nella Flop 5 all’ultimo posto troviamo Livorno, Genova e Arezzo (tutte con 0,1 bici ogni 1000 abitanti, ndr) seguite da Vercelli (0,11) e Pordenone (0,12)
Crescono i prelievi dei sistemi free floating, mentre la flotta complessiva è leggermente diminuita rispetto al picco post-pandemico del 2022.
Focus ➡️ Continua ad aumentare la domanda di bike sharing in Europa
ANCMA: “Senza un cambio di passo non sarà mai una mobilità inclusiva”
A sintetizzare il senso complessivo del rapporto è il presidente di ANCMA, Mariano Roman, che nel suo intervento non usa mezzi termini:
“Il Report 2025 evidenzia nuovamente come la mobilità su due ruote sia una risorsa strategica sociale, industriale e ambientale. Pur aumentando l’attenzione delle amministrazioni locali, persiste un impegno ancora insufficiente rispetto alle esigenze di cittadini e del mercato e senza un cambio di passo la mobilità alternativa alle quattro ruote non sarà mai davvero sicura e inclusiva, come nel resto d’Europa. Le due ruote sono una soluzione sostenibile ed apprezzata per la mobilità urbana, come evidenzia, ad esempio, anche l’andamento positivo del mercato scooter, ma in generale servono un approccio culturale più coraggioso e maggiori interventi su infrastrutture, intermodalità e sicurezza, con un’attenzione particolare alle due ruote a pedale. ANCMA intende continuare a stimolare e collaborare con gli enti locali per colmare queste carenze e valorizzare il ruolo delle due ruote nei piani di mobilità urbana”.
Legambiente: città a misura di persona, senza passi indietro
Ancora più esplicito il richiamo politico del presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, che lega la mobilità urbana a clima, salute e diritti:
“I dati raccolti dalla decima edizione del rapporto dell’Osservatorio Focus2R mostrano segnali incoraggianti sul fronte delle due ruote, con un percorso avviato ma in maniera ancora troppo timida per rispondere alla sfida climatica, affermando il diritto alla sicurezza, alla mobilità e alla salute. Ancora una volta l’automobile resta il mezzo di trasporto più utilizzato. Per invertire la rotta servono politiche più coraggiose e strutturali. Vogliamo città a misura di persona, strumenti di pianificazione urbana con investimenti in infrastrutture ciclabili diffuse, un deciso rafforzamento del trasporto pubblico locale, incentivi stabili per la mobilità condivisa, misure efficaci di disincentivo all’uso dell’auto privata, soprattutto nei contesti urbani. Fondamentale anche moltiplicare le città a 30 km/h seguendo il modello Bologna e il recente provvedimento di Roma, senza nessun passo indietro. Solo così sarà possibile ridurre traffico, incidenti, emissioni e disuguaglianze negli spostamenti, migliorando concretamente la qualità della vita nelle nostre città”.
Le persone vogliono pedalare, ma la politica non ci crede
Il Focus2R 2025 dice una cosa piuttosto semplice: le due ruote sono già una realtà urbana, non una moda passeggera. Quello che manca, ancora, è una visione politica coerente. Investimenti continui, sicurezza come priorità vera, spazio urbano redistribuito. Senza questi elementi, anche i numeri migliori rischiano di restare solo statistiche.
E il rischio, come ogni anno, è di arrivare alla prossima edizione del Rapporto con le stesse domande aperte. E continueremo a sognare la rivoluzione ciclabile che ha realizzato Parigi negli ultimi 12 anni che da noi, purtroppo, resta ancora solo un miraggio.
[Fonte]




















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