Napoli in coda alla classifica della ciclabilità in Italia. Intanto dopo mesi di discussioni, petizioni e proteste, a Soccavo i lavori della pista ciclabile si fermano. La decisione arriva dal Consiglio comunale di Napoli, che ha approvato un ordine del giorno per sospendere il cantiere nel tratto compreso tra via Antonino Pio e via Cassiodoro, “per verifiche di fattibilità”.
Un gesto che, nelle intenzioni, dovrebbe servire a rivedere il progetto, ma che nella sostanza rischia di diventare l’ennesima frenata su un tema – quello della mobilità sostenibile – in cui Napoli continua a rimanere ferma al palo.
Il progetto, approvato lo scorso febbraio con fondi del PNRR per un totale di 4 milioni di euro, prevedeva 10 chilometri di nuove piste ciclabili nei quartieri di Fuorigrotta e Soccavo, con connessioni strategiche a stazioni della metropolitana, della Cumana e alle sedi universitarie della Federico II.
Un intervento che avrebbe dovuto contribuire all’estensione della rete ciclabile cittadina e all’integrazione con la rete su ferro, come previsto dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile.
“Un autogol clamoroso”
Ma per Luca Simeone, presidente dell’associazione Napoli Pedala e “Sindaco della Bicicletta” di Napoli, lo stop è il sintomo di un problema più profondo: “È un autogol clamoroso e un passo indietro culturale per la città. Tre anni fa avevamo inviato al Comune una proposta emendativa ai progetti di estensione della rete ciclabile. Non abbiamo mai avuto risposta. Si sono spesi soldi pubblici per realizzare un’opera che oggi viene cancellata. È l’emblema dell’inconcludenza nella progettazione”.
Simeone punta il dito contro l’assessorato ai Trasporti guidato da Edoardo Cosenza: “Non si è voluto ascoltare chi da anni lavora sul territorio e conosce le esigenze reali. Soccavo poteva diventare un modello di progettazione partecipata e sostenibile, ma si è preferito procedere a porte chiuse, con un risultato sotto gli occhi di tutti”.

Le ragioni del blocco
Dal Comune parlano invece di “rimodulazione”, spiegando che non si tratta di una cancellazione, ma di una sospensione temporanea per valutare meglio l’impatto sulla viabilità e sul commercio locale.
Un compromesso che, secondo i sostenitori del progetto, rischia di compromettere definitivamente il percorso ciclabile con la perdita di tempo e risorse in un momento in cui Napoli avrebbe bisogno di accelerare.
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Una fotografia impietosa
La vicenda della ciclabile bloccata a Soccavo arriva quasi in contemporaneo con la pubblicazione del rapporto Ecosistema Urbano 2025 di Legambiente in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che colloca Napoli al 103° posto su 106 città italiane nella classifica generale sulla qualità ambientale.
Nel dettaglio, il Comune di Napoli ottiene risultati ancora più allarmanti nei parametri legati alla mobilità sostenibile e al verde urbano:
- 104° posto (su 106) per estensione delle piste ciclabili, con appena 0,38 metri lineari ogni 100 abitanti;
- 106° posto (su 106) per dotazione di alberi, con solo 4 alberi ogni 100 abitanti.
Numeri che, nero su bianco, raccontano più di qualsiasi polemica: Napoli è una città che continua a investire troppo poco su ciclabilità e spazi verdi, mentre le metropoli europee (e molte italiane) fanno della sostenibilità la bussola delle loro politiche urbane.
Una riflessione necessaria
La sospensione della ciclabile di Soccavo non è solo un problema tecnico o amministrativo: è un segnale politico e culturale.
In una città dove ogni metro di pista ciclabile diventa terreno di scontro, il rischio è di perdere non solo fondi e tempo, ma anche credibilità verso il futuro.
Perché la transizione ecologica non si misura a parole ma – in questo caso – nei metri di ciclabile che (non) si costruiscono.
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