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Ucraina: tra le infermiere che usano la bici per sfuggire ai droni

Ucraina: tra le infermiere che usano la bici per sfuggire ai droni
Natalia, operatrice sanitaria di comunità pedala in Ucraina (foto di Davide Preti)

La bicicletta è da sempre sinonimo di libertà, ma in contesti estremi si trasforma in uno strumento di vera e propria sopravvivenza. Nell’est dell’Ucraina, dove un conflitto logorante ha devastato le infrastrutture e la mobilitazione ha richiamato al fronte gran parte degli uomini, la rete dell’assistenza civile è rimasta saldamente nelle mani delle donne. Sotto un cielo diventato una minaccia costante – segnato dal ronzio letale di droni, elicotteri e jet militari – ogni spostamento a motore rappresenta un rischio altissimo. In questo scenario drammatico, i pedali si rivelano una linea vitale. Silenziosa, agile e discreta, la bicicletta permette a un vero e proprio “esercito pacifico” di infermiere e operatrici sanitarie di muoversi “sotto i radar”, portando cure e assistenza a chi è rimasto isolato vicino alla linea del fronte.

L’assistenza sanitaria nei villaggi isolati: il report di EMERGENCY

A documentare questa realtà sul campo è un recente report dell’ONG EMERGENCY, che illustra un progetto di assistenza sanitaria primaria avviato nei remoti villaggi rurali delle regioni di Donetsk e Kharkiv. Qui, la popolazione rimasta è composta prevalentemente da anziani, persone con disabilità e malati cronici. Con le strade distrutte, la carenza di carburante e un trasporto pubblico ormai inesistente, raggiungere un ambulatorio per curarsi è diventato un ostacolo insormontabile per la maggior parte dei residenti.

È qui che entrano in gioco le infermiere (feldsher che forniscono cure mediche di base) e le Community Health Workers (CHW), operatrici sanitarie di comunità coinvolte da EMERGENCY direttamente nei villaggi in cui operano. La loro missione è fare da ponte tra le famiglie isolate e le strutture sanitarie. E per compiere questa missione, sfuggendo ai pericoli che incombono dall’alto, molte di loro si affidano proprio all’uso della bicicletta.

La storia di Natalia, che ha imparato a pedalare per assistere il prossimo

Tra queste eroine a pedali c’è Natalia, operatrice sanitaria a Marivka, la cui storia racchiude perfettamente il senso di questa resistenza su due ruote. Per lei, la bicicletta non era una passione pregressa, ma è diventata uno strumento di cura indispensabile:

“Durante il mio colloquio, mi hanno chiesto se sapessi andare in bicicletta. Ho risposto di no e i miei amici temevano che non avrei ottenuto il lavoro. Invece sono stata assunta e ho imparato a pedalare. Non è stato facile alla mia età, ma ora mi sposto in bicicletta tra quattro villaggi: Busynivka, Marivka, Myrna Dolyna e Novostepanivka. La mia giornata lavorativa inizia alle 8. Con la mia bici, il telefono e un quaderno, visito i residenti per controllare come stanno e compilare i miei rapporti. Ormai mi conoscono tutti; spesso mi invitano a entrare per un caffè. La maggior parte delle persone che assisto sono anziane e vivono sole. Oltre ai loro numerosi problemi di salute, ciò di cui spesso hanno più bisogno è semplicemente qualcuno che li ascolti”.

Focus ➡️ Scarica il report di EMERGENCY

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Il lavoro di Natalia, silenzioso e tenace, è un’ancora di salvezza per persone come Raisa e Victor, una coppia di 54 e 57 anni rimasta sola nel villaggio dopo che la figlia è fuggita a causa della guerra. “Abbiamo bisogno di qualcuno come Natalia, la nostra operatrice, qualcuno che ci aiuti, perché altrimenti siamo solo noi due ad affrontare tutte queste difficoltà”, raccontano.

Quando la bicicletta è l’unica speranza di cura

Il report ci consegna però anche l’altra faccia della medaglia: quella dei pazienti che, proprio a causa dell’età o della salute precaria, non possono più usare la bici in autonomia e dipendono totalmente da chi pedala per loro. Katerina, 54 anni, residente a Novopoltavka , spiega quanto sia vitale l’assistenza di prossimità nel suo villaggio: “Avere una struttura sanitaria in questo villaggio è vitale perché raggiungere il centro medico più vicino è complicato. Hai bisogno di un mezzo di trasporto e, da quando è scoppiata la guerra, qui non è rimasto nulla… La maggior parte dei residenti di questo villaggio sono anziani e, come me, non possiedono auto. Usavo la bicicletta, ma alla mia età non riesco più a farlo”.

In una terra ferita dove mancano i servizi essenziali e la quotidianità è stravolta dalla violenza, la bicicletta si riprende il suo ruolo più profondo: non è sport, non è svago. È il mezzo vitale che permette a infermieri e operatori di sfuggire alle minacce aeree e far girare la catena della solidarietà. Una ruota che avanza contro l’abbandono, portando medicine, conforto e, soprattutto, quel calore umano di cui c’è un disperato bisogno.

La sanità di prossimità: “Curare per tornare alla vita di prima”

Per far fronte a questa drammatica emergenza, nelle regioni di Donetsk e Kharkiv EMERGENCY ha attivato una rete di cliniche per l’assistenza sanitaria di base, affiancata dal prezioso lavoro porta a porta delle operatrici di comunità che si muovono in bicicletta tra i villaggi per rilevare i bisogni dei residenti. Solo tra giugno 2024 e ottobre 2025 sono state effettuate oltre 10.842 visite domiciliari, oltre all’avvio di programmi di screening per malattie trasmissibili come HIV, tubercolosi ed epatite.

Un intervento di prossimità fondamentale, perché, come spiega Alessandro Lamberti-Castronuovo, focal point per le cure primarie dell’ONG: “In tempo di guerra l’attenzione si concentra comprensibilmente sulle urgenze, mentre la sanità di base rischia di passare in secondo piano. Ma trascurare le cure primarie ha un costo nel tempo. Per chi vive con malattie croniche significa interruzioni di terapia e controlli, peggioramento delle condizioni e complicanze che possono diventare emergenze evitabili”.

A questo si aggiunge l’allarme per i traumi psicologici invisibili, che colpiscono milioni di persone. “Per i pazienti spesso gli operatori di EMERGENCY sono le uniche persone con cui si ritrovano a parlare e confidarsi”, conclude Luca Rifiorati, coordinatore del progetto in Ucraina. “Nei loro racconti è presente sempre una costante: dopo quattro anni di guerra esprimono il bisogno di tornare alla vita di prima. Per loro non esiste altra possibilità che la fine delle violenze”.

Come sostenere EMERGENCY: la campagna “La Colomba di Pace”

Per continuare a sostenere il lavoro instancabile di operatrici come Natalia in Ucraina – così come le attività a Gaza e in Sudan – è possibile compiere un gesto semplice e concreto. In vista della Pasqua, EMERGENCY ha lanciato la campagna La Colomba di Pace: acquistando il tradizionale dolce (realizzato dalla storica pasticceria Vergani) si contribuirà a garantire cure mediche gratuite alle vittime civili della guerra.

Le colombe hanno un costo di 20 euro e includono in omaggio la speciale shopper con la stampa “ESSERE UMANI”. Sono già acquistabili online e nei negozi dell’ONG a Milano, Torino, Roma, Genova e Pisa, e saranno disponibili nei banchetti di centinaia di piazze italiane dal 26 al 29 marzo.

Scegliere questo dolce è un modo per riaffermare, in un momento dominato dalla guerra, il bisogno di solidarietà e pace. E sostenere le attività di EMERGENCY.

Per maggiori informazioni sull’iniziativa: www.emergency.it

[Fonte]

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