Il 2025 non è stato l’anno della svolta definitiva, ma è stato sicuramente un anno in cui il ciclismo ha smesso di far finta di niente. Anche quest’anno sul fronte delle donne in bicicletta si è detto tanto: si sono visti piccoli passi avanti, prese di posizione più nette, storie capaci di rompere narrazioni stanche e, soprattutto, una crescente insofferenza verso disuguaglianze che non possono più essere archiviate come “normali”.
Tra polemiche, eventi inclusivi, grandi corse e situazioni finalmente riconosciute come scomode, nel 2025 Bikeitalia ha raccontato un panorama in movimento: non ancora equilibrato, ma decisamente più consapevole. Se ti sei perso qualcosa, ecco alcune notizie che aiutano a capire a che punto siamo nel rapporto tra donne e bici mentre un altro anno volge al termine.
Il manifesto sessista al Giro d’Italia

La rassegna non può che partire da una polemica. Il manifesto sessista comparso durante il Giro d’Italia ha riportato sotto i riflettori un nodo irrisolto: nel ciclismo le donne continuano troppo spesso a essere rappresentate come decorazione, non come soggetti sportivi.
La differenza rispetto al passato? La reazione. Diffusa, trasversale, immediata. Un segnale che la tolleranza verso certe immagini sta diminuendo e che il cambiamento culturale, anche se lento, è ormai innescato. Scopri tutta la storia qui.
Vittoria Bussi: giornalisti, chiedete scusa

Un altro articolo che ha fatto discutere è quello in cui Vittoria Bussi ha finalmente criticato con toni molto duri il racconto (o il non racconto) mediatico del ciclismo femminile, invitando giornalisti e media a fare mea culpa per titoli e stereotipi ancora troppo diffusi.
Parole scomode, ma necessarie, perché il cambiamento passa anche da chi racconta lo sport, non solo da chi lo pratica. Leggi l’articolo su Bikeitalia
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Giro d’Italia Women: stessa fatica, premi diversi

Le atlete affrontano salite, chilometri, pressioni e rischi identici a quelli degli uomini. Ma quando si parla di premi e riconoscimenti economici, il divario resta evidente. Il Giro d’Italia Women 2025 ha riportato il tema al centro del dibattito, mostrando quanto la parità nel ciclismo professionistico sia ancora più proclamata che praticata.
Un altro passo avanti è averne parlato apertamente. Il passo successivo, però, è colmare davvero quel gap: ne abbiamo parlato qui.
Tour de France Femmes: non più la “versione ridotta”

Se c’è un ambito in cui il 2025 ha segnato una crescita concreta, è quello della visibilità. Il Tour de France Femmes ha confermato un pubblico in aumento, una copertura mediatica finalmente adeguata e un livello sportivo altissimo.
Non è più “il Tour delle donne”, come appendice di quello maschile, ma una corsa con una propria identità. La strada è quella giusta, anche se non ancora abbastanza larga. Qui se vuoi saperne di più.
“100×100 donne”: il cicloturismo che include davvero

Il cambiamento non passa solo dall’agonismo. L’evento 100×100 donne – ideato dall’ultracycler Paola Gianotti – ha mostrato come il cicloturismo possa diventare uno spazio accogliente, non competitivo e realmente accessibile, pensato per chi spesso si è sentita esclusa o fuori posto.
Qui la bici torna a essere strumento di libertà, socialità e scoperta, non di confronto o prestazione. Un esempio concreto di come si possa allargare la base, non solo raccontarla. Ne abbiamo parlato qui.
La squadra che sta cambiando il ciclismo africano

Infine, una storia che va oltre l’Europa e oltre le classifiche. Dal continente africano arriva un progetto che usa il ciclismo come strumento di emancipazione femminile, formazione e riscatto sociale.
Qui la bici non è solo sport, ma opportunità concreta. Un promemoria potente di cosa può diventare il ciclismo quando smette di guardare solo a sé stesso. Una bella storia che puoi approfondire leggendo questo articolo.
Piccoli passi avanti, ma la strada è ancora lunga
Il quadro che emerge quest’anno su Bikeitalia è chiaro: le donne in bicicletta non sono più ai margini del racconto, ma il centro non è ancora davvero condiviso. La consapevolezza cresce, le reazioni si fanno più forti, i progetti più inclusivi. Ma le disuguaglianze — economiche, mediatiche e culturali — restano.
Il cambiamento è iniziato. Ora serve continuità, attenzione e la volontà di non considerare questi temi come “speciali”, ma come parte strutturale del ciclismo.






















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