Il primo rebus è stato risolto. Tadej Pogačar ha avvicinato ulteriormente il traguardo della conquista di tutte e 5 le Classiche-Monumento. Il successo alla Milano-Sanremo era quello più complicato. Non stava diventando un’ossessione, ma quasi. Quinto, quarto, terzo, terzo. Lo sloveno aveva sempre di più avvicinato l’obiettivo nelle sue ultime quattro partecipazioni. Sabato 21 marzo ha realizzato il suo capolavoro. Dando al suo successo i contorni di un’impresa epica.
È finito a terra a 35 km dalla fine, nel momento più delicato, quando il gruppo imbufalito stava per andare a prendere la Cipressa. Ha recuperato 50 secondi di ritardo in circa 3 km, poi nel primo km della Cipressa, scortato da McNulty, ha sverniciato il gruppo come se gli altri fossero dei ragazzini. Infine, pur segnato dalla caduta, ha sferrato il suo attacco.



In un amen sono rimasti lui, Van der Poel e Pidcock. Delirio. Poi, sul Poggio, si è spenta improvvisamente la luce a VdP. A giocarsela sono rimasti solo Tadej e Tom. Una volata a due da cardiopalma. L’epilogo di una battaglia epica. Pogačar vince per meno di 4 cm e rompe il tabù. 11esima Monumento della carriera, raggiungendo un totem come Roger de Vlaeminck.
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Per Pogi è stato il settimo sigillo nelle ultime 10 Monumento disputate. Numeri irreali. Siamo a 110 vittorie totali, incapaci di capire dove possa essere ancora il limite che può raggiungere questo ragazzo di Komenda che vive a Montecarlo. A caldo, con una battuta dopo la corsa, Pogi ha detto che a Sanremo ci tornerà solo per mangiare la focaccia. Vedremo. Intanto una bella scimmia se l’è tolta dalle spalle e adesso può mettere il focus sulla Parigi-Roubaix.
A questo punto, gli resta solo l’Inferno del Nord da vincere per chiudere il cerchio e raggiungere Merckx, Van Looy e De Vlaeminck. Con, in sottofondo, la pazza idea di provare a vincere le 5 Monumento tutte in un’unica stagione.
Ma se Tadej viaggia su un’altra orbita, la Classicissima di primavera ci ha dato altre indicazioni importanti. Tom Pidcock ha fatto il definitivo salto fra i grandi. Il terzo posto alla Vuelta dello scorso anno e i trionfi già raccolti a Strade Bianche e Amstel, abbinati al secondo posto della Sanremo, ne fanno un corridore d’élite in vista dei prossimi appuntamenti e delle prossime stagioni.
Ma che dire di Van Aert? Il belga, tanto per cambiare coinvolto pure lui nella caduta di Pogačar con annessa rottura della bici, pur scivolato a 1’10” ha poi piazzato un colpo di classe nel finale conquistando un terzo posto da urlo e che ne tratteggia i contorni del campione, seppur poco vincente.
Alle sue spalle la volata è stata regolata da Mads Pedersen. Un fenomeno. Il danese, dopo rottura di clavicola e polso, aveva deciso di essere al via della Sanremo solo mercoledì sera. Ha fatto un mezzo miracolo e si candida a recitare un ruolo di primo piano assoluto nelle classiche delle pietre.
E l’Italia? Ne abbiamo piazzati tre nei primi dieci ed è un risultato molto più che buono. Andrea Vendrame, sesto, ha certificato un inizio di stagione di alto livello con piazzamenti in serie. Matteo Trentin, nono, ha ribadito che l’età conta ma solo fino a un certo punto quando hai qualità e intelligenza tattica. Edoardo Zambanini, decimo, si toglierà delle soddisfazioni e ci darà delle gioie.
Morale. È stata una Sanremo fantastica, a tratti irreale per il pathos e le pulsazioni che crescevano chilometro dopo chilometro. Pogi e gli altri ci hanno portato tutti in paradiso. Come canta Gianluca Grignani… “a paradiso città”. Sanremo, dove ogni anno tutto è possibile.
Le pagelle del Greg
POGACAR 110: come il numero delle sue vittorie in carriera. Aggiungiamo la lode accademica, perché una vittoria così resterà nella leggenda di questo sport. Ha fatto quello che voleva fare, ma ha sorpassato forse l’immaginario collettivo. SPIETATO
PIDCOCK 9,5: perdere per meno di 4cm brucia. Eccome se brucia. Ma se la si guarda dalla giusta prospettiva la prestazione del piccolo Tom è stata fenomenale. Ha fatto tutto bene senza mai mollare la ruota dell’alieno. GIGANTE
VAN AERT 9: poi ci chiediamo perché la gente (ivi compreso il sottoscritto) lo ami così tanto. Butta sempre il cuore oltre l’ostacolo. Porta a casa un podio che sembrava a un certo punto folle utopia. Ma folle è solo il suo talento. COMMOVENTE
PEDERSEN 8,5: si attacca il numero sula schiena a sorpresa e fa quarto. Senza sapere come sarebbe stata realmente la sua condizione. Solo i grandi possono fare una roba del genere. TITANICO
VAN DER POEL 5: forse il voto è ingeneroso, ma qualche insufficienza bisogna pur darla. Resta attaccato sulla Cipressa, ma il volto tradisce qualche inusuale sofferenza. E infatti sul Poggio molla il colpo e porta a casa un ottavo posto che alla fine racconta poco. SCOPPIATO
GANNA 5: altro bocciato di giornata, purtroppo per noi. Benissimo l’approccio alla Cipressa, ma a differenza dello scorso anno quando Tadej parte Pippo non ha gambe e fiato per reagire. E resta nell’anonimato fino alla fine, chiudendo 33esimo. RIMANDATO
VENDRAME 7,5: splendido sesto posto. Primo degli italiani e risultato che premia abnegazione e lavoro. RIPAGATO





















Ho già scritto di Pogacar da qualche altra parte sempre qui su Bikeitalia. Dopo l’impresa di sabato, confermo tutto. Aggiungo solo un altro attributo che, per dimenticanza, non avevo citato: semplicità. La semplicità del numero uno, che mette dietro di sé gli altri, solo sul traguardo. Pogacar è un ragazzo che vince perché è forte nelle gambe e nel cervello, sia sul sellino che quando scende. Dietro ogni vittoria c’è senza dubbio una preparazione fisica e tecnico-tattica, che io posso immaginare solo lontanamente. Vince perché unisce alla potenza del fuoriclasse, la modestia e l’umiltà del gregario. E non è da tutti. Vince sulla strada, come negli occhi e nel cuore di chi lo segue assiepando i tornanti, o sul divano davanti alla TV. Ha aperto una breccia. Non si può restare indifferenti. Ti coinvolge. I suoi polpacci producono quella quantità di acido lattico, che gli consente di sfoderare ogni volta la zampata giusta, quando vuole. Ormai sa bene come e dove dosare le sue energie. Le pile del mio telecomando invece, quando mi sintonizzo sui suoi pedali, arrivano a malapena a fine tappa. E non cambio mai canale!!! Ciao.