Infrastrutture

A Santarcangelo la ferrovia mai nata torna a vivere: in bicicletta

A Santarcangelo la ferrovia mai nata torna a vivere: in bicicletta

Il percorso ferroviario incompiuto di fine Ottocento diventa la Linea 7 della nuova Bicipolitana: un altro passo concreto verso la “Città dei 15 minuti”

Su Bikeitalia raccontiamo ogni giorno progetti ciclabili realizzati all’estero o nelle grandi città italiane, e spesso provo una sana invidia pensando a chi quei progetti li vive sotto casa.

Da un po’ di tempo, però, quella stessa invidia me la sono potuta togliere. Perché il cambiamento l’ho visto mettere a terra proprio nella città in cui sono nato, cresciuto e vivo.

Raccontarlo, questa volta, mi emoziona.

Andiamo con ordine.

C’è una ferrovia in Romagna che è esistita per quasi centocinquant’anni soltanto come idea. La linea Santarcangelo–Urbino fu immaginata già alla fine dell’Ottocento, progettata, in parte persino costruita. Ma su quei binari non passò mai un treno.

“In quell’epoca il treno rappresentava il progresso, la modernità, il futuro”, ci racconta Filippo Sacchetti, sindaco di Santarcangelo.

Oggi, sabato 6 giugno 2026, quel tracciato dimenticato è tornato a vivere. E lo ha fatto nel modo più coerente con la sua natura di percorso mai motorizzato: è diventato una ciclabile, e in sella ai pedali se l’è ripresa la città.

A oltre un secolo di distanza, la modernità ha cambiato immaginario.
Non è più un treno, ma una bicicletta.

La Città dei 15 minuti non è uno slogan

Santarcangelo di Romagna è uno dei borghi più belli e conosciuti dell’Emilia-Romagna. Da anni le amministrazioni che si sono succedute hanno abbracciato il progetto della “Città dei 15 minuti”: un principio di sviluppo urbano in cui prossimità e tempo diventano fattori di qualità della vita.

Una città in cui servizi, scuola, lavoro e tempo libero si raggiungono in pochi minuti, senza salire in auto.

Dopo anni di lavoro, è stata inaugurata la linea 7 della nuova Bicipolitana di Santarcangelo: la ciclopedonale realizzata lungo il sedime dell’ex ferrovia Santarcangelo–Urbino.

Ci siamo ritrovati alle 9:30 alla stazione ferroviaria, biciclette di ogni tipo, per una pedalata aperta a tutta la cittadinanza.

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Una “metropolitana delle biciclette” in Valmarecchia

La Bicipolitana di Santarcangelo è una rete di nove linee ciclabili interconnesse, per oltre 40 chilometri complessivi. L’idea è quella ormai familiare a chi segue Bikeitalia: disegnare gli spostamenti in bici come si disegna una metropolitana, con linee numerate, colori e nodi di interscambio.

Santarcangelo di Romagna Città dei 15 minuti Bicipolitana

La ciclabile sull’ex ferrovia è la linea 7 del sistema e si inserisce nel progetto strategico “Santarcangelo. Città dei 15 minuti”.

Il modello, in fondo, è di casa da queste parti. La prima Bicipolitana italiana è nata a poca distanza, a Pesaro, dove il progetto fu approvato nel 2005 e oggi conta decine di chilometri di linee colorate. Da allora il concetto si è diffuso, Bologna ne ha una, altre città l’hanno avviata, diventando uno strumento tanto urbanistico quanto comunicativo: serve a rendere riconoscibile e “leggibile” la rete ciclabile.

Santarcangelo, piccola città d’arte a due passi da Rimini, adotta la stessa grammatica e la cala sulla propria geografia di colline e fiume.

Cinque tappe, una scultura, una pagina di memoria

Non è stato un taglio del nastro qualsiasi. È stata una pedalata collettiva articolata in cinque tappe, ognuna dedicata a un tema legato alla trasformazione della città e alle sue prospettive.

Dopo il ritrovo in stazione, dedicato proprio alla mobilità sostenibile, abbiamo percorso il tracciato che corre verso la valle del Marecchia, tra i vecchi caselli ferroviari e le aree naturalistiche lungo il fiume.

Il momento che aspettavo di più è arrivato alla seconda tappa, dove è stata svelata una grande scultura realizzata con materiali di recupero dall’artista Nikki Rifiutile, pensata per diventare il simbolo della nuova ciclabile. Un’opera fatta di scarti recuperati, posata su una ferrovia recuperata: la coerenza tra forma e messaggio è evidente.

Il sindaco Filippo Sacchetti ha spiegato la scelta di una formula informale come la biciclettata con la volontà di far riscoprire ai cittadini una pagina importante della storia locale, in cui memoria, sostenibilità e qualità della vita si intrecciano.

La nuova infrastruttura restituisce valore a un patrimonio storico trasformandolo in qualcosa di utile alla mobilità di tutti i giorni.

La “ferrovia sognata”

È qui che la storia diventa davvero interessante per chi ama la bici e i territori che attraversa.

Il tracciato fa parte della cosiddetta Ferrovia Subappennina, una dorsale alternativa alla linea adriatica costiera immaginata fin dagli anni Ottanta dell’Ottocento: avrebbe dovuto staccarsi dalla Bologna–Ancona all’altezza di Santarcangelo, risalire la Valmarecchia e collegare Urbino, Fermignano e Fabriano.

Di quel grande disegno entrò davvero in servizio solo la tratta Urbino–Fabriano. Il tronco romagnolo ebbe una storia tormentata: il segmento tra Santarcangelo e San Leo fu completato con tanto di binari nel 1918, ma non vide mai circolare un treno e venne in seguito smantellato.

Frane, costi, dispute infinite sul tracciato e la concorrenza del trasporto su gomma fecero il resto, fino alla sospensione definitiva dei lavori tra gli anni Venti e Trenta.

Una linea costruita in parte, mai aperta, rimasta incompiuta: non a caso un libro le ha dedicato il titolo perfetto: “La ferrovia sognata”.

Oggi, lungo il versante che da Santarcangelo guarda verso Verucchio e la Valmarecchia, quel sedime ancora rintracciabile è tornato percorribile. Non più in attesa di un treno che non è mai arrivato, ma sotto le ruote di chi pedala. È la traiettoria classica delle migliori greenway italiane: un’infrastruttura nata per altro, lasciata andare, e poi riconsegnata alle persone in forma di mobilità dolce.

Perché conta (anche per chi non è di qui)

Mentre pedalavo su quei binari mai esistiti, ho pensato che quello del 6 giugno è stato molto più di un evento locale. Racconta come una città di piccole dimensioni stia costruendo, linea dopo linea, una rete ciclabile coerente e riconoscibile.

Come il recupero del patrimonio ferroviario dismesso, o, in questo caso, mai nato, possa diventare l’ossatura di una mobilità quotidiana sostenibile. E come la bici resti lo strumento migliore per riappropriarsi della memoria di un territorio.

Per una volta, l’invidia l’ho lasciata a chi guarda Santarcangelo da fuori. Io c’ero, in sella.
E il resto lo hanno raccontato i pedali.

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