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Tour de France 2026: arriva l’anti-Pogačar

Tour de France 2026: arriva l’anti-Pogačar
Tadej Pogačar e Paul Seixas dopo la Liegi-Bastogne-Liegi 2026 (foto DECATHLON CMA CGM TEAM)

Paul Seixas è pronto per il Tour de France? E, soprattutto, sarà da subito all’altezza di due giganti come Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard? Gli appassionati, ma soprattutto un paese intero come la Francia, si fanno queste domande a meno di un mese dall’inizio della Grande Boucle da Barcellona. Le riposte, però, non sono certezze. E si basano solo su sensazioni.

L’angelo di Lyon, soprannome che il sottoscritto ha conferito a questo talento del pedale transalpino, ha dalla sua entusiasmo, forza, classe, numeri e personalità. Paul si è sottoposto a un periodo in altura dove ha collezionato quasi 40mila metri di dislivello. Per sfizio si è tolto anche la soddisfazione di conquistare il nuovo record sul versante ovest del Tourmalet, montagna pirenaica sempre inserita nel percorso del Tour.

I primi frutti di questo lavoro massacrante li vedremo già durante questa settimana al Giro del Delfinato (da quest’anno Tour Auvergne-Rhone-Alpes), contro gente come Del Toro e Ayuso. Seixas quest’anno, a 19 anni, ha già dominato il Giro dei Paesi Baschi, vincendo pure la Freccia Vallone e facendo tremare Tadej alla Liegi, mollato solo sull’ultima Cote. Un secondo posto che ne ha certificato comunque la grandezza e la pericolosità, compresa a fondo da Pogačar, che infatti sta preparando in modo ancora più certosino l’approccio a questo Tour.

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Per esperienza e storico verrebbe da dire che Pogi e Vingegaard dovrebbe essere ancora superiori a Seixas. Lo sloveno e il danese hanno fatto primo e secondo al Tour in modo alternato, da 5 anni (Pogi conduce 3-2). Tadej ha corso poco ma vinto tutto tranne la Roubaix (Strade Bianche, Sanremo, Fiandre, Liegi e Romandia). Jonas ha fatto percorso netto, portandosi a casa Paris-Nice, Catalunya e soprattutto Giro d’Italia (con 5 vittorie di tappa!). Uae e Visma sono squadre più strutturate e forti della pur ambiziosa Decathlon.

Seixas dovrà essere bravo a gestire le emozioni e gli impulsi. Dovrà mixare esuberanza positiva ed eccessiva frenesia, magari sfruttando il lavoro altrui e dimostrando pazienza e capacità di attesa. Sulle spalle avrà il peso di una nazione che non vince il Tour dal 1985 con Bernard Hinault, non proprio uno qualunque nella storia del ciclismo francese. L’aspettativa mediatica è immensa. Il Tour è immenso. Seixas lo scoprirà sulla propria pelle. Potrà essere un grande carburante ma anche trasformarsi in una spada di Damocle.

Insomma, guardando numeri, vittorie e spavalderia, Seixas sembra già avere i numeri per salire sul podio, perché pare superiore ai potenziali rivali per il terzo posto, da Evenepoel ad Ayuso, da Lipowitz a Skjelmose. Ma non abbiamo riferimenti sulle tre settimane e quindi sulla sua capacità di recupero e tenuta per 21 giorni.

Se Paul riuscirà a salire subito sul podio compirà un capolavoro. Se scoppierà, però, bisognerà essere bravi a non buttargli la croce addosso, perché un eventuale fallimento rientrerebbe nella piena normalità delle cose.

Di certo abbiamo per le mani un’edizione potenzialmente fenomenale. Sotto tutti gli aspetti.

E la variabile Seixas inciderà non poco.

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