Chiamatelo Pogačar il Divoratore. Giusto per non scomodare sempre il termine cannibale e l’inevitabile paragone con Eddy Merckx. Tadej ha conquistato come da previsioni anche il Tour de Suisse, facendo sue tre tappe su cinque e rifilando al secondo, Richard Carapaz, 6’30. Distacchi che in genere si vedono, semmai, al termine di tre settimane di corsa.
Lo sloveno ha sfoderato un’altra settimana mostruosa dal suo repertorio. In serie: fuga di il primo giorno con cavalcata solitaria alla stregua di una corsa singola; cronometro da urlo vinta per appena 3 decimi su un bravissimo Mathieu Van der Poel; e infine una sorta di cronoscalata di 9 km a Villars sur Olon (al termine di una tappa di 150km con 4200 metri di dislivello) riprendendo ai -900 un generoso Lenny Martinez, sverniciato quando stava sognando il colpaccio. Insomma, per Pogačar una prova generale con vista sul Tour de France che spaventa ulteriormente gli avversari.
Anche perché l’ultima salita l’ha fatta a 7,19 watt/kg. Dato folle.
Pogi ha messo insieme, finora, numeri strabilianti (capirai che novità!): 13 vittorie in 16 giorni di corsa, con 15 piazzamenti nei primi 8. Siamo a 121 successi in carriera e 44 stagionali per la UAE. Pogačar è diventato il sesto corridore della storia a vincere nello stesso anno Romandia e Svizzera. Due corse che gli mancavano nel palmarès e che ha ovviamente portato a casa al primo colpo.
Chissà cosa staranno pensando i suoi teorici rivali in vista della partenza della Grande Boucle del prossimo 4 luglio. Vingegaard ha alternato riposo e altura dopo il trionfo al Giro. Evenepoel non corre da fine aprile alla Liegi e chissà come ci arriverà. Seixas si spera abbia smaltito le botte della caduta al Delfinato. Ma Tadej fa tremare i polsi.
Nell’ultima settimana si è corso tanto e a varie latitudini. La RedBull ha fatto incetta di vittorie e piazzamenti al Giro di Slovenia, dove però non c’erano avversari credibili. Su 5 tappe la squadra con le ali ne ha vinte due con Pithie e due con Lipowitz, che si è imposto anche in classifica generale davanti al nostro Giulio Pellizzari, suo compagno di squadra al quale forse avrebbe anche potuto concedere la vittoria nella penultima frazione. Ma in quella squadra le gerarchie sono sempre un po’ particolari.
Al Giro del Belgio, invece, la lotta era fra i grandi velocisti. In cinque giorni hanno vinto cinque corridori differenti: Girmay, Merlier, Aranburu, Kooj e Philipsen (che si è imposto anche nella classifica finale). Tutta gente che vedremo al Tour e che arriverà dunque col morale alto.
Infine Lorenzo Finn, orgoglio italiano. È vero che a livello World Tour fatichiamo sempre un po’ (pur salvandoci in vari contesti), ma in proiezione futura il 19enne ligure continua a crescere seguendo una perfetta tabella di marcia. Dopo i titoli mondiali junior e under 23 del 2024 e 2025, Lorenzo è entrato di prepotenza nell’albo d’oro del Giro Next Gen dominando l’edizione 2026 prima sull’arrivo in salita al Monte Livata e poi nella crono finale a L’Aquila. Ha la stoffa del campione. Lo aspettiamo fra i grandi. Con pazienza e speranza.
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