Imprenditoria

La bici come motore del territorio: storie e persone dietro al museo World Dimension in Romagna

La bici come motore del territorio: storie e persone dietro al museo World Dimension in Romagna
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A Santarcangelo di Romagna, World Dimension ha inaugurato il suo Museo d’Impresa. Ci sono andato pensando di trovare vetrine e bici esposte. Ho trovato qualcosa di più raro: delle persone.

World Dimension è un’azienda romagnola che dal 1999 progetta e assembla biciclette elettriche con il marchio WD99. Ma non è di numeri e date che voglio raccontarvi: voglio raccontarvi cosa ho percepito, perché è quello che mi è rimasto addosso anche il giorno dopo.

Un museo che non guarda indietro

“E-Bike Evolution”, questo il nome del nuovo Museo d’Impresa, realizzato con il sostegno della Regione Emilia-Romagna nell’ambito del bando dedicato alle imprese culturali e creative, è un percorso che attraversa la storia della bicicletta e l’evoluzione della mobilità elettrica.

C’è il racconto storico, ci sono gli approfondimenti tecnologici, c’è una postazione di realtà virtuale che ti mette in sella lungo i percorsi cicloturistici del territorio.

Tutto bello, tutto curato. Ma la cosa che mi ha colpito è che questo non è un museo che celebra un passato.

È un museo che usa il passato come rampa di lancio. Lo dice bene Cristina Simi, CEO dell’azienda, quando spiega che l’obiettivo non era “semplicemente creare un museo”, ma un luogo aperto alle scuole, alle imprese, agli operatori turistici, un posto dove capire come la mobilità stia cambiando.

Cristina Simi, CEO WD99
Cristina Simi, CEO di WD99

L’ambizione, neanche troppo nascosta, è diventare una vera e propria Academy della mobilità.

La parte che ho amato di più, però, non è nell’area espositiva. È quando si attraversa la porta che separa il museo dai reparti produttivi e si entra dove le bici vengono davvero costruite: progettazione, prototipazione, controllo qualità, assemblaggio finale. Lì il racconto smette di essere narrazione e diventa odore di officina, mani, gesti, tecnologia.

E lì ho incontrato le due persone di cui voglio parlarvi davvero.

Piero e Michele, o del valore di chi sa fare le cose

Ci sono due ingegneri che, insieme alla proprietà di WD99, stanno costruendo l’azienda del futuro: Piero Cazzuffi classe 1988 e Michele Cappelli 29 anni ad agosto, rispettivamente responsabile produzione e qualità e responsabile R&D e procurement.

Detta così sembra una frase da comunicato. Ma se aveste passato anche solo dieci minuti ad ascoltarli capireste perché la scrivo senza imbarazzo.

Piero, in particolare, porta in dote un percorso che dice tutto della serietà di questo progetto: ha lavorato in Ferrari, in KTM e in Yamaha. Tre scuole dell’ingegneria e del motorsport ai massimi livelli, ora messe al servizio di WD99. E quando uno con quel curriculum sceglie di tornare a progettare qui, da queste parti, qualcosa vorrà pur dire.

Mi è capitato spesso, nel mio lavoro, di incontrare aziende che sanno raccontarsi benissimo e sanno fare un po’ meno. Qui ho avvertito l’esatto contrario: una competenza profonda, di quelle che non hanno bisogno di alzare la voce. Piero e Michele parlano della bici come la parla chi l’ha smontata e rimontata mille volte, chi conosce il perché di ogni scelta tecnica, non solo il cosa.

E lo fanno con una generosità e una passione che, lasciatemelo dire, non è scontata. Non difendono il proprio sapere: lo mettono a disposizione, te lo spiegano, ti fanno venire voglia di capire.

Questa competenza, peraltro, non resta confinata in officina: si traduce in scelte concrete verso chi la bici poi la compra. Ne avevamo già parlato in un precedente articolo (cambio batterie dopo 30 mesi), ma vale la pena ricordarlo qui, perché è il tipo di impegno che ti aspetti da chi conosce davvero la materia: WD99 prevede nella propria offerta il cambio della batteria dopo 30 mesi.

Un dettaglio tutt’altro che secondario, in un mondo, quello delle ebike, in cui la durata e la salute della batteria sono spesso il vero punto interrogativo per chi acquista. È il segnale che dietro al prodotto c’è qualcuno che si prende la responsabilità del lungo periodo.

È questo, alla fine, il valore umano che mi sono portato a casa. Non la tecnologia, non la realtà virtuale, non i progetti sul welfare aziendale e sul bike leasing, di cui pure parleremo, perché World Dimension ci sta lavorando seriamente e il tema, in Italia, sta finalmente maturando.

Quello che mi ha emozionato sono state le persone: una proprietà che ha scelto di investire su competenze vere e su un’idea di lungo periodo, e due progettisti giovani che incarnano quell’idea ogni giorno, con i piedi piantati in officina e lo sguardo avanti.

La bici come strumento di territorio

C’è un filo rosso che tiene insieme tutto questo, ed è un filo che a Bikeitalia ci è caro: l’idea della bicicletta come leva di sviluppo economico, culturale, turistico e sociale.

World Dimension immagina la bici come motore per il territorio romagnolo e accanto al museo sta costruendo servizi pensati per imprese, strutture ricettive, pubbliche amministrazioni: gestione di flotte aziendali, mobilità per il turismo, spostamenti casa/lavoro più sostenibili.

È una visione che in Bikeitalia promuoviamo e sosteniamo da anni. Perché vedere un’azienda che decidere di non limitarsi a vendere prodotti, ma di farsi carico di un pezzo di futuro, formazione, cultura, turismo, è esattamente il tipo di storia che ci piace raccontare.

Quello che mi resta

Sono tornato verso casa con quella sensazione strana e bella di quando un posto che credi di conoscere ti sorprende. “Inauguriamo un museo che racconta il nostro passato, ma che nasce per costruire il futuro”, ha detto Cristina Simi chiudendo la giornata.

Io aggiungerei una cosa: il futuro, qui, ha dei volti precisi. Ha la competenza silenziosa di Piero e Michele, ha il coraggio di una proprietà che scommette sulle persone, ha la testardaggine romagnola di chi pensa che da un capannone vicino a casa si possa davvero cambiare il modo in cui ci muoviamo.

Per maggiori informazioni su WD99: www.worldimension.it

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