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«Il Tour de France non è una gara di bici: è la vendita del prodotto Francia»

«Il Tour de France non è una gara di bici: è la vendita del prodotto Francia»
Jean-Maurice Ooghe ha diretto per anni le riprese televisive del Tour. Il suo mestiere spiega, meglio di qualsiasi studio, perché il Tour de France è lo strumento di promozione territoriale più potente che esista. E cosa possono imparare i territori da questa storia.

Jean-Maurice Ooghe è un signore robusto di 68 anni, in pensione dal 2023. Per gran parte della sua vita ha fatto un lavoro che, a raccontarlo in due parole, suona quasi banale: il regista televisivo del Tour de France. Dal 1997 al 2019 ne ha diretto le riprese per France Télévisions. Il Tour de France, sì, la corsa ciclistica.

A volerla fare semplice basterebbe scrivere “Monsieur Jean-Maurice Ooghe, professione regista”. Ma così si perderebbe la parte più importante del suo mestiere: la preparazione.

«Fare la regia del Tour de France è come trasmettere un documentario in diretta. Il grosso del lavoro è la preparazione, e in questo le località possono aiutarci molto. Anzi: possono aiutare se stesse. Il Tour è uno strumento di promozione del territorio pazzesco. I pilastri della narrazione sono i luoghi e le persone: le storie, i vini, il cibo».

Per capire cosa significhi davvero, basta farsi raccontare come passa i mesi prima della partenza.

«Faccio il Tour de France due volte ogni anno. La seconda durante la corsa, come tutti quelli della carovana. La prima in auto, tra gennaio e maggio, due giorni per tappa. Al primo giro, insieme alla mia assistente, prendo nota di ogni dettaglio del percorso: panorami, monumenti, angoli particolari, punti di vista interessanti, i tratti più tecnici, quelli dove la corsa può incendiarsi o dove durante la diretta sarà bello indugiare con le telecamere. Faccio fotografie, registro brevi video con il telefono, lascio note vocali. Annoto storie, persone, piatti locali. Poi, a casa, trascrivo tutto e costruisco il piano di regia tappa per tappa, chilometro per chilometro. Il road book viene tradotto in inglese e distribuito a tutti: cameraman, motociclisti, piloti degli elicotteri. È la nostra mappa del tesoro. Fare il regista del Tour significa prima di tutto questo, perché il Tour non è soltanto una gara di bici: è la vendita del prodotto Francia».

Si guarda per i paesaggi

Non è una sua impressione. È quello che cercano davvero gli spettatori.

Secondo una ricerca commissionata dall’Istituto Sportlab, alla domanda «Perché guardi il Tour de France in televisione?» il 22% degli intervistati ha risposto: «Per i paesaggi». Solo l’8% si è detto interessato soprattutto alla dinamica della corsa e ai corridori.

Una corsa ciclistica, vista così, è prima di tutto un lunghissimo piano sequenza su un territorio. I corridori sono il pretesto; il paesaggio è il prodotto.

Tre miliardi di spettatori

Il Tour de France viene trasmesso in tutto il mondo e, secondo gli organizzatori, raggiunge ogni anno un pubblico televisivo di miliardi di persone. Circa 12 milioni si mettono in fila lungo le strade per vedere i corridori passare. E per qualche secondo, accanto a quei corridori, passano anche le montagne, i borghi, i vigneti e i campi di un intero Paese.

Il Tour non ha inventato i suoi paesaggi. Ha solo imparato a guardarli e a farli guardare. 

Il Tour de France, però, è un caso unico. Irripetibile. È il terzo evento sportivo più seguito al mondo dopo i Mondiali di Calcio e le Olimpiadi. Nessun altro evento ciclistico ha la stessa cassa di risonanza, e inseguirne la formula è una corsa persa in partenza.

Ma il principio che lo regge non è affatto irripetibile. 

Non serve una Grand Départ per raccontare un territorio attraverso la bici. Anzi: una tappa dura qualche ora, poi la carovana riparte. Un territorio, invece, può scegliere di farsi attraversare e raccontare tutto l’anno

Itinerari da pedalare in ogni stagione, accoglienza pensata per chi viaggia in sella, storie, strade, cibo: la promozione più solida non è quella di un giorno di diretta, ma quella che resta quando le telecamere se ne sono andate.

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