Infrastrutture

Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese: nasce la greenway più lunga d’Italia

Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese: nasce la greenway più lunga d’Italia

Una strada bianca di oltre duecento chilometri nel cuore del Sud, la più lunga greenway d’Italia e forse d’Europa: è una emozione forte percorrere oggi la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, ormai pronta a presentare il suo affascinante volto ai cicloviaggiatori di tutto il mondo con il suo carico di storia, l’epica storia dell’Acquedotto Pugliese che un secolo fa ha strappato alla sete il popolo di un’intera regione rovesciando il verso di un fiume che invece di riversarsi nel Tirreno va verso l’Adriatico per dissetare la Puglia.

Manca ancora l’inaugurazione ufficiale ma a cantieri del Pnrr praticamente in dirittura d’arrivo (49 milioni di euro investiti in quattro cantieri affidati dalla Regione Puglia ad Aqp Spa, la società che gestisce l’acquedotto) la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese si presenta con la sua nuova identità che ha radicalmente rinnovato la storica pista di servizio che corre sulla condotta principale dell’Acquedotto, ripristinando diversi tratti ingoiati nel tempo dalla vegetazione selvaggia, riconnettendo il percorso con nuovi interventi e mettendo a nuovo i favolosi ponti canale, veri gioielli di archeologia industriale.

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Duecento chilometri di strada bianca

Il risultato è un’opera imponente e fantastica: oltre duecento (sì, proprio duecento!) chilometri di strada bianca, interrotti solo da pochi chilometri dove si viaggia in promiscuo con le auto su strade secondarie a bassa, se non bassissima, intensità di traffico. L’antico fondo stradale in terra battuta è stato rasato e sostituito da uno stabilizzato di cava senza leganti, che forse proprio impeccabile non è (in alcuni isolati punti dove il pietrisco troppo grosso non è compattato a dovere o dove l’erosione dell’acqua piovana crea qualche solco), ma assicura un ideale effetto gravel, compresa l’abbondante polvere che si posa sulla bici, imponendo un uso frequente del lubrificante per la catena.

A caratterizzare il percorso sono anche le lunghe staccionate in legno che definiscono la pista con il loro disegno essenziale anche dove non sono necessari elementi di protezione. Così si sviluppano chilometri e chilometri lungo il nastro infinito di strada bianca, caratterizzato da un bell’11 bianco su fondo azzurro con tocco tricolore, che è il numero assegnato alla ciclovia da Bicitalia, la rete ciclabile nazionale italiana, progetto ideato da Fiab (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta).

La cicloesplorazione da Spinazzola alla Valle d’Itria

Chi scrive ha avuto l’opportunità di testare sul campo il “nuovo” tratto della Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese dal 7 al 10 luglio scorsi, più di 180 chilometri dal confine tra Puglia e Basilicata, nel territorio del Comune di Spinazzola, fino a contrada Figazzano (Cisternino) dove il percorso si innesta sui preesistenti 30 chilometri che portano fino a Grottaglie, accompagnato da alcuni attivisti del Coordinamento dal Basso per la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese. Ed è stata una esperienza entusiasmante: quattro giorni tra bellezza, stupore e meraviglia per scoprire come un sogno possa trasformarsi in realtà.

Undici anni fa, infatti, nella prima Cicloesplorazione andammo all’avventura guidati dalla visione di una vera ciclovia possibile da Caposele a Santa Maria di Leuca seguendo le suggestioni della condotta storica dell’Acquedotto Pugliese. Oggi, in questo tratto centrale della Ciclovia, si pedala su una perfetta strada bianca che attraversa tutta la regione lungo la dorsale delle Murge toccando luoghi fantastici e testimonianze straordinarie di archeologia industriale. 

Un pieno di storia e bellezza nel cuore della Puglia

Si parte da Spinazzola per scendere rapidamente a valle e risalire sui tornanti che attraversano il bosco di Acquatetta, tra lecci, roverelle e pini. E se non bastasse questa meraviglia, l’armonia delle alture verdi delle Murge con le lunghe distese di campi coltivati, con una brevissima deviazione si può scoprire il bello della cava di bauxite di Spinazzola. Dritto dritto si entra in un’altra pineta, Bosco Finizio, prima di toccare il primo possente ponte canale dell’itinerario, Macenzano, dove la condotta dell’Acquedotto sbuca dopo aver attraversato alla profondità di duecento metri le alture della Murgia. Impone di uscire dalla pista, ma solo per una deviazione di pochi chilometri, la magia di Castel del Monte che con il suo fascino dona un’aura speciale al pedalare intorno al profilo della fortezza federiciana patrimonio mondiale dell’Unesco.

Siamo ormai nel cuore del Parco nazionale dell’Alta Murgia che si attraversa pedalando verso sud con il sentiero tra i boschi segnato dai piccoli edifici di ispezione dell’Acquedotto e dai panoramici ponti canale: sono decine e decine lungo il percorso, rimessi magistralmente a nuovo con le ringhiere metalliche ispirate ai disegni di Duilio Cambellotti, l’autore delle decorazioni del Palazzo dell’Acquedotto di Bari dal sapore decò. I ponti canale si succedono nel verde di querceti e distese di campi coltivati fino ad arrivare alla Foresta di Mercadante, polmone verde di Puglia, a breve distanza da Cassano delle Murge.

Più avanti Gioia del Colle apre le porte della Valle d’Itria e la ciclovia corre dritta in rilevato tra le colline delle Murge mentre alle spalle di Putignano la ciclovia ricama nuovi tratti di strada bianca attraversando macchia, campi e pascoli, fin quando non si entra nello spettacolare tratto di Coreggia, dove nel bosco si succedono fragni, roverelle e lecci. Si continua fino a Figazzano, in territorio di un altro piccolo paese che sa tanto di Puglia come Locorotondo. 

Ci sono poi i 30 km preesistenti con lo straordinario paesaggio della terra dei trulli e l’attraversamento di tratti favolosi come il ponte canale Galante, un vero balcone sulla Valle d’Itria lungo più di 600 metri, fino ad arrivare a Grottaglie.

Il percorso avventura da Caposele e nel Salento

Ma se qui finisce il percorso strutturato, in direzione sud si apre invece un vero e proprio percorso avventura che attraverso una rete di strade rurali e secondarie conduce fino a Santa Maria di Leuca al cospetto della trionfale cascata monumentale dell’Acquedotto Pugliese. Viceversa, a monte del tratto risistemato, da Caposele fino a Spinazzola, nella parte iniziale della Ciclovia per la quale Campania e Basilicata sono ferme alla fase progettuale dell’opera (rischiando di perdere i fondi stanziati), si possono seguire le emergenze dell’Acquedotto seguendo la traccia che il Coordinamento ha collaudato da anni sfruttando la rete di strade a bassissima intensità di traffico.

Il cicloturismo come volàno per le aree interne del Sud

La chiusura dei cantieri della Ciclovia dell’Acquedotto in Puglia si profila come un’occasione storica per fare del cicloturismo un volano per lo sviluppo delle aree interne, un modello di turismo capace di rigenerare territori piuttosto che offrirli al consumo indiscriminato di chi è alla ricerca di mero divertimento che sia in collina oppure in riva al mare. 

Pedalare qui è la scommessa di chi resta e di chi viaggia per conoscere. E questa terra ha tante belle storie da raccontare. Ad iniziare proprio dalla storia dell’Acquedotto Pugliese che un secolo fa, grazie al sogno visionario di Camillo Rosalba, riuscì a cambiare il verso a un fiume e a strappare alla siccità il popolo di un’intera regione.

La necessità di un progetto di gestione e di promozione

Certo, resta qualche criticità, e non di poco conto: innanzitutto non c’è ancora un progetto di gestione e di promozione da parte della Regione che dovrà in qualche modo assumere la responsabilità di un’opera che può candidare la Puglia a svolgere un ruolo da protagonista nell’universo del cicloturismo europeo. Il Coordinamento dal Basso lo chiede esplicitamente da tempo senza successo. Da parte sua il Coordinamento dal Basso ha portato la Ciclovia dell’Acquedotto a far parte del progetto di comunità di BikeLinkSud, una rete di associazioni, enti ed esperti di cicloturismo, che puntano a fare delle ciclovie del Mezzogiorno un’unica destinazione turistica sul mercato europeo.

C’è poi l’annosa questione legata all’inspiegabile divieto ai camminatori di percorrere la Ciclovia (nonostante alcuni cammini già si sovrappongano alla pista, ad iniziare dal Sentiero Italia ma anche dal Cammino Materano e dalla Rotta dei Due Mari), un divieto più formale che sostanziale. E anche su questo il Coordinamento chiede che si rimedi rendendo l’intero tracciato ciclopedonale, non una pista ciclabile ma una vera via verde.

La Ciclovia dell’Acquedotto, in ogni caso, nel suo nuovo formato resta qualcosa di grandioso e di spettacolare. Pronti a pedalare? Aspettando che la Regione Puglia faccia la sua parte, le tracce saranno presto disponibili (naturalmente gratuitamente) sul sito del Coordinamento dal Basso in fase di aggiornamento e lo sono già sul mio account di Ridewithgps.

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[Tutte le immagini a corredo del testo sono di Roberto Guido]

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