Dopo essere entrata nel guinnes dei primati per essere la donna ad aver compiuto il giro del mondo più veloce in bicicletta, Juliana Buhring ha stupito nuovamente partecipando e portando a termine la Transcontinental Race, una gara massacrante di quasi 3500 km che ha preso il via da Londra il 3 agosto scorso per concludersi a Istanbul.

Il percorso della Transcontinental Race è più o meno libero: i corridori scelgono la strada da intraprendere a condizione di percorrerla esclusivamente in bicicletta, senza supporto, unici passaggi obbligati sono i checkpoint nelle Fiandre e sul passo dello Stelvio a 2.757 metri slm.
Proprio in occasione del passaggio dallo Stelvio, Juliana scriveva “Devo dire che sua maestà lo Stelvio oggi ha dato il meglio di se. Vento fortissimo, pioggia battente e freddo. Non è stato facile batterlo, ma ha avuto un gusto particolare. Non solo per la salita ma anche la discesa , con quella pioggia, è stata massacrante. Prima di scendere ho tentato di riscaldarmi in un bar per circa 30 minuti , poi ho deciso di buttar giù un whiskey e saltare in sella.“

Alla fine il vincitore è stato Kristof Allegaert che ha impiegato 7 giorni e mezzo per finire il percorso ( media di 430 km al giorno). Il secondo, Richard Dunnet, ha pedalato gli ultimi due giorni per 800 km senza mai fermarsi e senza dormire. Juliana ha concluso la corsa con il tempo di 12 giorni, 2 ore e 50 minuti.
Juliana, l’unica donna ad aver partecipato, ha portato a termine la competizione piazzandosi tra i primi dieci.

Oggi ha scritto sul suo blog: “I primi giorni sono stati difficili, non riuscivo a superare i 270, dovevo fermarmi spesso e non riuscivo a pedale di notte. I dolori, dopo il terzo giorno, hanno iniziato a farsi sentire. Mi guardavo intorno – o meglio sul gps – e vedevo concorrenti coprire distanze disumane. […] Questa è la gara più dura d’Europa. Non si ha supporto e si attraversano paesi e strade di ogni genere – in Bulgaria e Turchia per disperazione sono andata sull’autostrada. Ho visto ciclisti superare prove che metterebbero in difficoltà anche i professionisti del Giro d’Italia e Tour de France. Ma questi lavorano nell’ombra, senza un riconoscimento, senza pubblico….Ho iniziato anche io a spingere ogni giorno di più, allungando le giornate e diminuendo le soste. Ho raggiunto distanze mai percorse e il giorno dopo ero pronta ancora a ripercorrerle. Come ho fatto? Non lo so. Non saprei cosa rispondere alle domande che mi avete fatto circa i miei muscoli ecc….So solo che la mattina alle 5 salivo sulla bici e smettevo la sera tardi. Qualcuno non riesce a credere che abbia percorso 400 km il penultimo giorno. Stento a crederci anche io. Ma la voglia di finire questa gara e far parte di questo gruppo di avventurieri ( questa gara va oltre lo sport ) mi ha travolto. Sporca, puzzolente, senza trucco, con la pelle arsa dal sole, stanca , stanca , stanca….questo significa essere un endurance cyclist, oggi mi sento davvero di esserlo. Pensavo di conoscere i miei limiti, ma ne ho scoperti di nuovi.”
Juliana ci ha stupiti una volta, ci ha stupiti ancora ed è pronta a stupirci di nuovo: il 20 novembre uscirà infatti in libreria il suo libro che non vediamo l’ora di leggere.




















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