Allenamento

Avevo paura della bici da corsa, ho vinto la Fausto Coppi

Avevo paura della bici da corsa, ho vinto la Fausto Coppi

Annalisa Prato, il 29 Giugno 2025, ha conquistato la prima posizione nella Granfondo Fausto Coppi. La notizia è che Annalisa ha tentato la stessa granfondo 10 anni fa, quando era minorenne (aveva 16 anni) e aveva appena iniziato a pedalare in bici da corsa. La storia di Annalisa è quella di una ragazza che ha saputo mettersi alla prova e superare ogni ostacolo, pur di riuscire in ciò che desiderava. E può aiutarci a vedere la bicicletta da un punto di vista diverso, mostrandoci come una ragazza possa riuscire in un mondo di uomini.

Una ragazza che non aveva mai pedalato

Annalisa non è una ciclista cresciuta sin da bambini a colpi di bicicletta, ma ha iniziato a pedalare in bici da corsa proprio 10 anni fa, in concomitanza con la sua prima Granfondo Fausto Coppi: “Mio papà mi regalò la prima bici da corsa 10 anni fa, avevo 16 anni, era in primavera. La prima volta che ci ho pedalato sopra mi sono messa a piangere e gli ho detto che non avrei mai imparato ad andare su un attrezzo del genere “io non so come si possa pedalare su una roba scomoda e strana così”.

Anche l’impatto con il ciclismo, che per esperienza diretta posso dire che sa essere estremamente duro e cattivo, non è stato facile per Annalisa: “A giugno ho partecipato e concluso la mia prima Fausto Coppi (percorso medio). L’obiettivo era chiaramente solo quello di tagliare il traguardo, mi sembrava già un’impresa. Ero molto spaventata e preoccupata soprattutto dal dover pedalare dentro ad un gruppo folto, in mezzo a persone che facevano medie molto più elevate della mia. Un mio amico mi disse “cerca di stare più avanti possibile perché risparmi energie”, io mi misi a ridere. Volevo solo sfilarmi e lasciare andare quelli forti per fare il mio passo, non riuscivo proprio a capire come si potessero risparmiare energie stando in testa al gruppo. Ecco questo per dire che so bene quali sono le paure e timori che può avere una donna dentro un gruppo di ciclisti.”

Queste emozioni, ne sono sicuro, sono più comuni di quanto si può pensare, soprattutto per una donna che si avvicina a questo sport. “Siamo partiti tutti da zero con mille preoccupazioni e mille timori”, aggiunge Annalisa.

Lottare per diventare più forte

Sono passati 10 anni da quella granfondo. 10 anni in cui anche il mondo del ciclismo è un po’ cambiato. È arrivato il gravel, è esploso il cicloturismo, è arrivato il fenomeno Pogačar. E anche Annalisa, nel suo, è cambiata molto. Come? Lottando. “In questi 10 anni ho affrontato tante paure e tante difficoltà: da quella del gruppo a quella delle discese, dalle crisi di fame a quelle di freddo, dalle cadute agli infortuni più gravi. Anno dopo anno ho costruito e forgiato il mio carattere su quelle due ruote. Sono agonista dentro, ma sempre in competizione prima con me stessa e poi con tutti gli altri. La bici mi ha insegnato ad affrontare le mie paure sbattendoci contro e rendendomi contro che ogni volta che ne superavo una ne uscivo più forte e determinata, non solo in bici, ma nelle vita di tutti i giorni”.

“La bici mi ha insegnato ad affrontare le mie paure”

E così, allenamento dopo allenamento, chilometro dopo chilometro, la ragazzina di 16 anni è diventata una donna consapevole delle proprie potenzialità. “La bici mi ha insegnato ad affrontare le mie paure sbattendoci contro e rendendomi contro che ogni volta che ne superavo una ne uscivo più forte e determinata, non solo in bici, ma nelle vita di tutti i giorni. La bici non regala nulla, ma se hai passione, resilienza e perseveranza, prima o poi, ti restituisce tutto. In tutto ciò mi sono sempre fatta una promessa: “massimo impegno e volontà, ma senza mai sentirmi in dovere di fare qualcosa per qualcuno diverso da me stessa”.

Le storie come quella di Annalisa Prato o di Filippo Conca ci stanno insegnando qualcosa di importante: non importa cosa il mondo pensa di te, finché tu non permetti che ciò ti definisca. Conca è riuscito a vincere il campionato italiano senza un contratto da professionista, con un lavoro full time e iscrivendosi a un team amatoriale. Annalisa ha collezionato vittorie in granfondo prestigiose, ha affrontato la sua prima Blockhaus Marathon e ora sta per concludere anche il secondo ciclo di laurea, poiché si sta per laureare alla magistrale in Scienze Motorie dopo essere già laureata in Tecniche Radiologiche.

Non è ciò che ci accade, è come reagiamo che fa la differenza

Sarebbe facile cadere in una retorica trita e ritrita, quella della ragazza che ce l’ha fatta con le sue forze, nonostante le difficoltà soverchianti. Ma questo non renderebbe onore ad Annalisa, poiché io la conosco (ci lavoro insieme da qualche mese).

E non è solo un fatto di impegno ma soprattutto di reazione a ciò che ci accade. Quando l’ho conosciuta e abbiamo iniziato a collaborare, aveva i chiodi nella mano destra a seguito di un’operazione chirurgica. Ma questo non le ha impedito di seguire la formazione interna cui si sottopongono tutti i preparatori Bikeitalia e iniziare a seguire qualche atleta. Oltre al fatto che poi saliva sui rulli e si allenava, anche se aveva la mano gonfia.

E io mi sono rivisto in Annalisa. 10 anni fa, quando ho iniziato a occuparmi di biomeccanica, tutti mi dicevano che non ci sarei riuscito, perché non avevo mai corso in bici. Ho ricevuto persino velate minacce da parte di biomeccanici più blasonati, che sentivano minacciato il loro monopolio.

Ma, come Annalisa, ho capito che non è ciò che ci capita a definire ma solo il modo in cui reagiamo.

Complimenti Annalisa, da parte di tutto il team Bikeitalia.