Quando Tadej Pogačar ha annunciato la sua partecipazione alla Gran Fondo Pico de las Nieves, sull’isola di Gran Canaria, la gara sembrava pronta a vivere un giorno storico. Eppure, ci è voluto poco perché la sua partecipazione si trasformasse in un disastro: caos, richieste di selfie e autografi, pericoli durante la pedalata, che hanno portato il campione sloveno a decidere di ritirarsi prima del termine della gara.
Come c’era da immaginarsi, questo episodio ha acceso un ampio dibattito online sulla gestione della sicurezza dell’evento, forse insufficiente; sul comportamento dei tifosi, molto esagerato; e anche sulle scelte di un campione come Pogačar, criticando ora il suo ritiro, ora la sua stessa partecipazione.
Ma sarebbe semplicistico ridurre il tutto a una questione locale: questo episodio, invece, è servito molto bene a evidenziare la fragilità delle strategie di marketing di queste iniziative, e in particolare i limiti di una promozione basata sulle star (c’è chi lo chiamerebbe influencer marketing).
Il problema è stato che una semplice granfondo, pensata come incontro fra appassionati di ciclismo, territorio e divertimento, ha improvvisamente dovuto fare i conti con (l’ingombrante) presenza di un campione. E quello che avrebbe dovuto essere un momento di celebrazione si è trasformato in una situazione ingestibile.

Lo stato delle granfondo
Non si può negare che il mondo delle granfondo in Italia stia attraversando un momento difficile: le iscrizioni sono in calo mentre i costi di organizzazione (sicurezza, permessi, assicurazioni…) non smettono di aumentare.
Dietro questi numeri si nasconde un problema più profondo: molte gare rischiano di essere insostenibili, non solo dal punto di vista economico, ma anche come esperienza per i partecipanti. La tensione tra gestione burocratica, esigenze di sicurezza, equilibrio dei costi e l’esigenza di offrire un evento di qualità ha aumentato l’attrito.
La decisione di puntare su un nome forte per promuovere questo evento ha reso ancora più fragile il tessuto di partecipazione reale, abbassando la soglia di accessibilità e rischiando di trasformare una festa popolare in un prodotto confusionario e poco inclusivo.
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La presenza di un campione
Usare la presenza di una star come strategia di lancio per un evento può sembrare un’idea geniale di marketing: visibilità, hype, partecipazione. Ma il caso concreto ha dimostrato che è stato un boomerang, facendo sicuramente notizia, ma in senso negativo perché ha causato disagi.
Quando si coinvolge una figura così nota in un evento, le aspettative cambiano: la gestione diventa più complessa, e la sicurezza (prioritaria in eventi amatoriali) diventa difficile da garantire. Questo approccio rischia di mortificare lo spirito originario di una qualsiasi iniziativa dove normalmente l’obiettivo è partecipare, anziché incontrare un campione: non più un’esperienza di condivisione, ma un format pensato per essere mostrato su social e magazine.
Quando l’evento viene visto prima come vetrina mediatica, la scommessa sul lungo termine perde senso. Le granfondo rischiano così di diventare un prodotto per chi cerca visibilità o “status”, e non più un’opportunità per chi pedala per amore della bici.

Una proposta per il futuro
Se l’obiettivo è capire come promuovere un evento in modo efficace, la strada non può essere puntare su star e riflettori, ma intercettare un pubblico realmente interessato. Questo si ottiene valorizzando territorio, comunità, cicloturismo ed esperienze autentiche. In questo contesto, fiere, esposizioni e incontri tra appassionati rappresentano un canale più diretto e credibile: l’evento diventa qualcosa da vivere davvero, non solo da guardare.
Un esempio concreto è la Fiera del Cicloturismo, che quest’anno ha aperto ufficialmente agli eventi di bici: crea un ecosistema completo dedicato al turismo su due ruote. Qui le granfondo, così come tutti gli altri eventi di bici, possono trovare spazio per brillare e farsi conoscere, costruendo connessioni significative con appassionati e operatori del settore, senza bisogno di coinvolgere nomi prestigiosi o personalità particolari.
[Fonte]




















una volta c’erano le cicloturistiche organizzate da club amatoriali del luogo, semplici con qualche rifornimento durante il percorso e ristoro abbondante alla fine.
lo spirito, salvo i soliti 10/15, era la condivisione dell’evento, parlare con gli amici e farne di nuovi.
l’importante era non cadere, in più davanti stazionava l’auto della società organizzatrice e così l’andatura era controllata e i rischi fisici ridotti.
oggi tutto questo è sparito, vivo di nostalgia? SI e non partecipo alle GF (Gran Fatica inutile).
ciao e buone pedalate
mi viene da riproporre un detto : “il troppo stroppia” e questo evento alle Canarie ne è stata la cartina di tornasole.
Se non si ritorna allo spirito con cui le si organizzava fin dagli albori, finirà tutto e forse tutto sommato e meglio così ,si chiude una parentesi del ciclismo fatta con passione e voglia di esserci per diventare qualcos’altro, in linea, se mi si permette ,con la complessità tecnologica delle ns amate bici quando in passato “potevamo” permetterci il piacere di metterci su le mani senza consultare manuali o scaricare app e amenità del genere.Si è semplicemente perso la semplicità del gesto di andare in bici e godersi quei momenti anche molto faticosi ma che ti riempivano l’anima portando a termine un percorso, conquistando una cima….questo non credo si recupererà più e ai voglia di invitare campioni per fare da sponsor ,quelle sensazioni non si comprano al supermercato ma si creano e l’organizzazione di una GF questo dovrebbe fare e non rincorrere la visibilità x raccattare gente che in linea con questo sentire partecipa alle manifestazioni per mettere in mostra solo il proprio status simbol con gli ultimi ritrovati della tecnica e amenità varie ed assortite….