Itinerari

Dal Friuli Venezia Giulia all’Istria: la Parenzana in bicicletta

Dal Friuli Venezia Giulia all’Istria: la Parenzana in bicicletta

[Aggiornamento: Bici-Bus transfrontaliero Trieste-Parenzo]*

Da Trieste a Parenzo in bicicletta lungo i binari della Storia. Origini, percorso, località da scoprire e dettagli tecnici della Parenzana

Sembra di vederlo ancora, quel trenino sbuffante, apparire all’uscita di una delle gallerie in mezzo al bosco. Un locomotore piccolo, a scartamento ridotto, che trainava poche carrozze di merci e persone nella tratta Trieste-Parenzo agli inizi del Novecento. La Parenzana, ben più di una semplice ferrovia dismessa, è la testimonianza viva di un’epoca passata, un filo conduttore che unisce le memorie di tre nazioni. Nata nel 1902, questa linea ferroviaria a scartamento ridotto, si snodava per 123 chilometri collegando Trieste a Parenzo, due città dell’allora Impero austro-ungarico pulsanti di vita e commerci.

Un treno contro l’isolamento

la vecchia ferrovia nei pressi di Giusterna Parenzana
La vecchia ferrovia nei pressi di Giusterna

Il suo scopo era ambizioso: rompere l’isolamento dell’Istria nord-occidentale, una terra ricca ma difficile da raggiungere, e connetterla all’importante porto di Trieste. La costruzione fu un’impresa ardua, che richiese l’attraversamento di paesaggi carsici collinari, con la realizzazione di nove gallerie, diciassette tra ponti e viadotti, e il superamento di dislivelli che sfidavano la gravità.

Il trenino, con il suo lento incedere, portava con sé tesori come vino, olio, legname e il sale delle saline di Sicciole, e persone, storie e sogni. Le 33 fermate lungo il percorso erano punti di incontro, dove si intrecciavano destini e si scambiavano notizie. Gli anni d’oro della ferrovia furono quelli precedenti la Prima Guerra Mondiale. Il conflitto e i cambiamenti che ne seguirono, come l’integrazione dell’Istria all’Italia, e la crescente concorrenza di altri mezzi di trasporto, resero la linea sempre meno redditizia. Nel 1935, la Parenzana fu definitivamente chiusa, e le sue infrastrutture caddero in disuso. Il secondo conflitto Mondiale e il successivo passaggio dell’Istria alla Jugoslavia contribuirono a cancellare ulteriormente la memoria di questa ferrovia.

Tuttavia, alla fine del XX secolo, con il sostegno di lungimiranti progetti europei, si decise di riportare in vita la linea. Iniziò così un ambizioso piano di recupero, che trasformò l’antica ferrovia in un percorso ciclopedonale.

Il percorso ciclopedonale della Parenzana

Viadotto Piemonte sulla Parenzana crediti Fabrizio Masi
Viadotto Piemonte sulla Parenzana crediti Fabrizio Masi

Pedalare oggi lungo i 130 km che separano Muggia da Parenzo significa ripercorrere la storia di queste terre attraverso un secolo di cambiamenti ed evoluzioni storico-politiche che hanno disegnato nuovi scenari in questa regione.

Si parte da Muggia, al confine con la Slovenia

confine Italia-Slovenia Parenzana crediti Fabrizio Masi
Confine Italia-Slovenia crediti Fabrizio Masi

E per iniziare la nostra avventura in sella, una volta raggiunta Trieste, ci spostiamo a Muggia. È qui che inizia la nostra ciclovia, a pochi chilometri dal confine con la Slovenia. Per superare la città è consigliabile l’imbarco (sì, anche con la bicicletta) sulla motonave di linea che collega Trieste a Muggia. Dopo pochi colpi di pedale attraversiamo la “frontiera invisibile” con la Slovenia e ci appare chiara la segnaletica rossa che riporta le distanze con le prossime località lungo il percorso.

Sfiliamo la zona commerciale di Koper/Capodistria, senza però mancare una deviazione in centro, un passaggio tra le sue calli, il magazzino del sale e la larga piazza Tito per cogliere immediatamente il respiro di Venezia che ritroveremo in questo e negli altri borghi della costa istriana.

Capodistria-Isola Parenzana crediti Fabrizio Masi
Capodistria-Isola lungo la Parenzana crediti Fabrizio Masi

Il tratto lungo il mare tra Capodistria e Ižola/Isola è un autentico paradiso per ciclisti ed escursionisti. Una strada priva di traffico automobilistico a filo della riva, proprio dove un tempo correva il nostro trenino.

Superata Isola, il percorso – sempre su asfalto – inizia a salire dolcemente tra le campagne per incontrare la prima galleria e sbucare nella bellissima e verde valle di Strugnano.

All’orizzonte si distingue già il campanile della chiesa di S.Giorgio di Piran/Pirano; per raggiungerla dobbiamo superare il secondo tunnel (il più lungo del tracciato), e passare per Portorož/Portorose, storica località turistica già ai tempi dell’Impero.

Tratto sloveno della Parenzana crediti Fabrizio Masi
Tratto sloveno della Parenzana crediti Fabrizio Masi

Il percorso ritorna in piano su una comoda ciclabile, che una volta superato un campeggio, corre a fianco delle saline di Sicciole. Saline che, superato il rischio di abbandono, ancora oggi, come ai tempi della Serenissima, producono una ridotta ma ottima qualità di sale.

Il secondo confine: Slovenia e Croazia

Arriva anche il momento di superare il secondo confine del nostro viaggio, quello tra Slovenia e Croazia. E qui abbandoniamo l’asfalto per seguire la traccia sullo sterrato. Si apre anche il panorama sul golfo di Pirano, sulle saline e sui box di itticoltura che qui appaiono come bianche perline di una collana sul blu dell’Adriatico.

La ciclovia ora si infila all’interno dell’Istria, lasciamo il mare che ritroveremo a Parenzo al capolinea del nostro viaggio. È un alternarsi della traccia nel bosco tra il carso e la terra rossa e tra le campagne con le poche case che ci accompagnano alle porte di Buje/Buie.

Buie crediti Fabrizio Masi
Buie crediti Fabrizio Masi

La vecchia stazione a due piani in pietra bianca che lasciamo sulla sinistra era una stazione di seconda categoria e smistamento. Il tracciato ora si accomoda su uno sterrato in costante e leggera salita fino alle porte del paese di Grožnjan/Grisignana. E il borgo, aggrappato alla collina con una bellissima vista sulla valle e il mare in secondo piano, merita bene una sosta contemplativa. Questo, come altri villaggi dell’entroterra istriano mostra tutte le contraddizioni dei borghi quasi abbandonati dopo il massiccio esodo degli anni successivi al secondo conflitto mondiale. Sono luoghi in equilibrio tra abbandono e pieno recupero che vivono durante la stagione turistica, del costante afflusso di visitatori provenienti soprattutto dalla costa e dal nutrito numero di cicloturisti che animano la Parenzana.

Ricordiamoci anche di fare rifornimento d’acqua qui poiché nei prossimi venti chilometri nella discesa che ci porterà a Levade non troveremo fonti d’acqua o ristori.

Un tuffo nel verde

Il tratto è un vero e proprio tuffo nel verde, nel silenzio e nell’autenticità dell’ex tracciato ferroviario. Gallerie più o meno illuminate, viadotti, ponti e continue variazioni di pendenza che a volte ci consentono di godere della leggera discesa nel bosco. Il fondo è sempre su sterrato che in qualche punto può risultare più “nervoso” anche per l’opera di dilavamento dovuto alle piogge o a sassi smossi dal passaggio di altri escursionisti.

Il colle di Montona, crediti Fabrizio Masi

L’arrivo in piano ci porta quasi alla radice dell’imponente colle di Motvun/Montona con il borgo medioevale cinto da doppie mura con la torre quadra della chiesa di S. Stefano, che superbamente si smarca al centro della valle. Qui, per seguire l’itinerario, dobbiamo riprendere la traccia sterrata in salita leggera che corre quasi a 360° intorno al colle.

Un ultimo tunnel ci scodella nella valle vicina che ci porterà, seguendo i profili del versante, a raggiungere il villaggio di Vižinada/Visinada. È il secondo punto più alto del tracciato (in realtà sono solo 270m slm); da qui alla meta, alla quale mancano una ventina di chilometri, sarà quasi tutta leggera discesa.

Ora cambia anche la morfologia del terreno, il fondo carsico lascia spazio alla terra rossa, rossissima, per tuffarsi nelle campagne ricche di vigne e ulivi in un contesto che profuma di Mediterraneo.

Il nostro treno a pedali sfila le ultime anse del tracciato che ci guida verso il mare. La città di Poreč/Parenzo è lì ad un passo e il nostro viaggio si chiude sulla riva a pochi metri dall’ultima stazione che un tempo ospitava il capolinea della ferrovia.

Destinazione d’arrivo: Parenzo

Parenzo Parenzana crediti Fabrizio Masi
Parenzo, crediti Fabrizio Masi

Parenzo è una città turistica che d’estate si riempie di villeggianti attratti dalle trasparenti acque istriane. Ma qui non possiamo non trovare il tempo per una visita alla Basilica Eufrasiana, edificio paleocristiano del VI secolo, capolavoro dell’arte bizantina nell’Adriatico seconda solo a Ravenna, monumento nella lista del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Come affrontare la Parenzana in bicicletta

Il buon senso suggerisce di vivere l’esperienza in due/tre giorni per poter affrontare qualche piccola deviazione lungo il percorso e raggiungere il centro storico di alcuni paesi collocati poco fuori l’ex tracciato ferroviario. Trovare anche il tempo per qualche esperienza preziosa di contatto con la cultura dei luoghi attraversati, pratica necessaria per scoprire i segreti di queste terre e della gente che qui ci vive. Lasciarsi attrarre dai gusti e sapori della regione. Dal pregiato olio d’oliva, al vino (la malvasia tra i bianchi e il terrano tra i rossi su tutti), all’assaggio del delizioso prosciutto istriano o al tartufo nella zona dell’Istria centrale.

Insomma, come amava suggerire Ulderico Bernardi, scrittore, sociologo e profondo conoscitore di queste terre di frontiera nel suo meraviglioso ‘Istria d’Amore’: “…c’è più da imparare in un bicchiere di malvasia al banco di un’osteria istriana, immersi nella girandola di voci venete, croate e slovene che in un intero trattato sul valore dell’interculturalità”…

Suggerimenti tecnici

Tratto croato della Parenzana, crediti Fabrizio Masi
Tratto croato della Parenzana, crediti Fabrizio Masi

L’itinerario si può coprire con bici gravel o trekking ma la miglior scelta ci indirizza verso la Mtb. Le “ruote grasse” sapranno infatti essere più adatte a seguire meglio le pieghe e ruvidità di alcuni tratti interni.

Trattandosi di un percorso che corre lungo il sedime di una ferrovia dismessa, le pendenze sono modeste e piuttosto costanti con punte del 2/3%, salvo qualche piccolo tratto di raccordo. Consideriamo anche le scelte delle tappe per organizzare il pernotto nelle limitate strutture che troviamo lungo l’itinerario.

Per il rientro in Italia, si può scegliere la risalita in bici magari lungo la costa istriana (aggiungendo al viaggio un centinaio di chilometri) lungo diversi percorsi ciclabili.

Da quest’anno ritorna il servizio di collegamento marittimo estivo con Trieste, in alternativa al servizio bici-bus finanziato da progetti Interreg. Come opzione troviamo anche i service privati con minivan e carrello da contattare anche lungo il percorso.

Oggi, la Parenzana è un simbolo di rinascita, un itinerario che attraversa tre Paesi e offre ai viaggiatori un’esperienza unica. Lungo il suo tracciato, si possono ammirare panorami impagabili, scoprire intimi borghi e respirare anche nei dettagli l’atmosfera di un tempo passato. La “Strada della salute e dell’amicizia“, come è stata ribattezzata, è un invito a rallentare, a godersi la bellezza del territorio e a riscoprire il valore della storia.

La traccia gpx del percorso è scaricabile da questo link

*Aggiornamento: al via servizio sperimentale Bici-Bus transfrontaliero Trieste-Parenzo (nei weekend dal 7 giugno al 2 novembre 2025)

La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia propone il Bici-Bus, servizio gratuito di collegamento transfrontaliero tra Trieste e Parenzo. L’iniziativa è cofinanziata dal FESR- Fondo Europeo di Sviluppo Regionale nell’ambito del Progetto CYROS (Programma Interreg VI-A Italia-Croazia 2021-2027) e permette agli amanti delle due ruote di spostarsi facilmente dalle piste ciclabili del Friuli Venezia Giulia alla Parenzana.

Il Bici-Bus, partito in via sperimentale il 7 giugno, sarà attivo nei weekend fino al 2 novembre 2025 con i seguenti orari:

  • Trieste-Parenzo ore 14:00, dall’Autostazione di Trieste, piazza Libertà 9;
  • Parenzo-Trieste ore 18:00, dall’Autostazione di Parenzo, Ulica Karla Huguesa 12.

Le corse sono gratuite e consentite solo con bici al seguito. È richiesta la prenotazione obbligatoria al seguente link: https://www.cogoi.it/tratte-speciali-in-bus/. Si ricorda, inoltre, che le corse potrebbero essere soggette a variazioni.

Il servizio è promosso dalla Direzione centrale infrastrutture e territorio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in qualità di partner capofila del progetto. [Fonte]

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Commenti

  1. Angelo ha detto:

    Ho appena terminato e devo dire bellissima dal punto di vista paesaggistico eccezionale si potrebbe migliorare notevolmente il fondo fatto all 80% da pietre assolutamente non adatto a tutti i tipi di bike è pericoloso basterebbe spargere ghiaino fino auto bloccante e diventerebbe un percorso da sogno e ne varrebbe la pena visto i circa 20.000/25.000 passaggi in fondo il grosso lo hanno fatto gli austriaci nel 1.900 basterebbe veramente poco . La pista è ben segnalata mancano però i cartelli di uscita per visitare i paesi e le località che sono a lato del percorso inesistenti è un peccato o li attraversi o non li vedi confidando salutoni

  2. renato moro ha detto:

    ci sono organizzazioni che prevedono trasporto bagagli da hotel e hotel e prenotazione degli stessi?

  3. Erminio ha detto:

    Ho percorso la ciclovia due volte, ad inizio luglio 2023 e ad aprile 2024: in entrambi i casi è stato estremamente piacevole, per i panorami e la relativa tranquillità la prima volta, per le fioriture (in particolare di orchidee) la seconda.
    Come suggerito, consiglio la visita a Grisignana, il paese degli artisti, informandosi sulla storia recente del paese, passando, qualche km dopo a Piemonte d’Istria: paesi simili, ma con risultati diversi, ovvero come un’idea può contribuire alla sopravvivenza di un luogo. Comunque consigliato dividerla in almeno due giorni.

  4. fabrizio masi, viaggiareslow fabrizio masi, viaggiareslow ha detto:

    Per maggiori informazioni e dettagli sul percorso suggerisco la lettura della nostra cicloguida: “La Parenzana in bicicletta” di Ediciclo editore (terza edizione). Buone pedalate!

  5. Gianluca bonora ha detto:

    buongiorno… è possibile avere traccia gpx? grazie mille

    [Salve Gianluca, la traccia gpx è scaricabile dal seguente link (che ora è presente anche in calce all’articolo): http://www.parenzana.it/mobile-gps.php – Bikeitalia.it]

  6. Otello favretto ha detto:

    ottima descrizione del percorso io e mia moglie lo faremo 1/2 giugno 2025 grazie x queste belle informazioni su questo tracciato, speriamo che ne faccia altri

  7. Carlo Salandin ha detto:

    Ho letto per la prima volta la descrizione del percorso della Parenzana e penso di metterla tra le pedalate importanti da fare.
    Grazie
    Carlo.

  8. Graziano ha detto:

    ottima descrizione del percorso esiste un elenco di B&B lungo il percorso è possibile scaricare una traccia gpx grazie mille

  9. Giancarlo Regazzo ha detto:

    Buongiorno e complimenti, mi è piaciuto la descrizione del percorso, semplice ma allo stesso tempo avvolgente.

  10. Paolo Unali ha detto:

    è possibile farla con e-bike

  11. Flavio ha detto:

    Mi piacerebbe ricevere la traccia di questo bel giro…. Ne ho sempre sentito ma leggendo l’articolo mi ha entusiasmato ancor di più!!!!!! Grazie della vostra gentilezza eeee infiniti giri pieni di emozioni 🚴🚴

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