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La mia prima ebike (a quasi 80 anni)

La mia prima ebike (a quasi 80 anni)
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[Riceviamo e pubblichiamo il racconto del nostro lettore Antonio Pedroni, appassionato di Mtb, che a 78 anni ha acquistato la sua prima ebike]

Eppure ci riuscivo

Non c’era voluto molto a convincermi: un paio di orette.
Sembrava d’essere caduto nelle sabbie mobili «ma ho sempre detto che li detesto, specie quando mi superano nei boschi parlando tra loro, neanche fossero al bar e io, invece, sembro un cavallo da tiro da quanto sudo e fatico e loro lì a cicalare cicicici» muovendo le gambine come ballerine del Bolshoi.

«Ma è tutta un’altra storia, non può non prenderla. Siamo nell’area del fantastico».

Nel contempo, Enzo sta digitando il suo cellulare e qualcosa mi dice che sta chiamando il figlio (Matteo) che vende bici «come si chiama? – rivolto a noi – Fantic XTF 1.6 Carbon Sport, quanto gli puoi fare? Ah, bene, ciao» e chiude, sorridendo.

Non posso cambiare bici alla mia età! E le altre dove le metto? La signora Stone (Sharon), una KTM, praticamente nuova, su a Zocca! E Gwyneth (Paltrow), una Cannondale!? Si sarà notato l’alternanza tra esclamativi ed interrogativi senza risposte; tutte le mie poche sinapsi nel panico, no, no… devo pensarci, ma poi come la metto in macchina?! E quand’anche la prendessi, come la chiamo?

Ah, ecco, questo non è un problema da poco; poi spiegherò, se ci sarà il tempo.

«Pensi a quando andrà sulle sterrate del Montello, finita una, drìo n’altra e sul Grappa e i rifugi dolomitici…» questa vocina è di Enrico, il fomentatore.

«Domani decido, c’è anche Monica (Bellucci) una Pinarello, appesa, oltre alla mia Legnano del
1958!».

Sorridono, prevedendo già come andrà a finire.

Inutile tirarla per le lunghe, domani faccio un salto, giusto per dare un’occhiata.

Ed è domani pomeriggio e mi guardo attorno: mostri da tutte le parti, ruote gigantesche in telai dalla vaga forma di biciclette, motori, presumo, nei montanti obliqui, corone di rapporti, da non bastare due mani per contarli, ma quanti sono?! «Eh, servono, servono.»

«Quale sarebbe la mia?»
«Una di quelle due lassù…» quella bianca, eventualmente. Certo, “eventualmente”.
«Gliela tiro giù.»
«Non importa, do solo un’occhiata.»
Ed è già di fronte che occhieggia (mi).

«Il manubrio sembra larghissimo» sfiorandolo, a destra leve cambio, a sinistra leva sellino e il gruppo motore: gruppo motore?!

«Lo possiamo modificare anche subito – brandendo gli appositi “ferri chirurgici”- quanto di meno?»
Non ne ho idea, farfuglio centimetri a caso: 2,3,5,7, un attimo, prima di accorciare «vorrei salirci sopra, tanto per provarla».

«Prego, la tengo io, lei regoli il sellino con quella leva, la tengo perché con le ruote da 29 pollici bisogna abituarsi» Matteo mi sembra un polipo dai tentacoli già attaccati al mio povero, indifeso corpicino.

29 pollici?!
Ostrogoto!

Leggi anche: Ebike: quanta fatica si fa rispetto a una bici tradizionale? | Video

E salgo e mi siedo e mi pare di regolare l’altezza e mi pare di non toccare per terra… e non tocco e quasi cado… «bisogna farci l’abitudine, poi è più facile di quanto non sembri.» Matteo, Matteo…

«C’è anche il problema di farla entrare in macchina.»
«Lo proviamo subito – e, fronte auto, – hai voglia, ci sta!»
Dimenticavo: in un attimo ha tagliato e accorciato di 5/6 cm il manubrio.
Avverto d’essere nell’inghiottitoio, non ne esco; potevo aspettare a fargli accorciare il manubrio, cercando di memorizzare i suoi movimenti… via la ruota anteriore «visto com’è semplice, deve solo ricordarsi di mettere questo fermo tra le pastiglie del freno e non tirare il freno senza la ruota, è importante».

Troppe indicazioni e lo blocco mentre, per aiutare l’anziano di fianco, sta per infilarla nel cofano «no, no, provo io, se riesco a sollevarla… oh cavolo quanto pesa!»
L’appoggio con delicatezza, supero incastri, la sistemo per bene, credo, pare stabile, la ruota
anteriore sopra, bene. Fatto.

«Beh, è entrata, spero di riuscire anche a scaricarla» salutandolo.
«Se ha bisogno siamo qui. Ci rivediamo tra 200 km per le regolazioni».
E sono davanti alla rampa del magazzino dove verrà alloggiata. Per la notte, verrebbe da dire.
Ora ricordarsi i passaggi.
Aperto il cofano, sono di fronte a lei, sembra ancora più grande e ingestibile: neanche fossi una femminuccia invece di un rude biker!

Intanto la porto in magazzino smontata, poi, con calma…
E siamo nuovamente di fronte: lei mollemente adagiata sul fianco con la ruotona sopra; prima la ruota in magazzino, poi inizia lo scontro fisico con il mostro che pare non voler scendere, non asseconda, resiste, si aggrappa in ogni dove, un paio di centimetri, poi altri cinque, in bilico e riesco ad appoggiarla a terra, pare sbilanciarsi, no, no, ferma, respiro, un attimo.
Per scendere dovrò tenerla sollevata davanti, ma, come prima, la batteria non collabora; dovrò trovare una soluzione, che freddo!
E sono in magazzino: a noi!

Per prima cosa devo inserire la ruota anteriore, che appoggio di fianco, poi abbranco il manubrio e quindi sollevo il tutto… devo togliere la piastrina nera e non, non tirare il freno; è davvero pesante, cercando di artigliare la ruota e incastrarla senza tirare il freno … HO CAPITO, non lo tocco il freno, ma non riesco a incastrare la ruota, riprovo, non entra, si appoggia dove dovrebbe, ma non entra, eppure sono allineati ruota e forcelle, niente, non entra!
Rimetto giù la forcella per riprendere fiato, NON ho tirato il freno, eppure l’ho fatto centinaia di volte! Perché questa non vuole entrare?!

Eppure ci riuscivo.

Riprovo ancora: non si incastra la ruota nella forcella, niente.

Comincia ad affacciarsi il: “ci riprovo domani, sono congelato, è troppo pesante, non è per me, lo dicevo che non andava bene, troppo complicata!” Poi mi cade l’occhio sul tavolo e noto lo “spillone” nero… oh cavolo, è il perno blocca ruota alla forcella, questa non si incastra come le altre con i due “becchi”: bisogna allineare il foro del mozzo ai fori della forcella, infilarci dentro il perno nero e, stringendo con la “farfalla”, bloccare!

È un’ora che traffico, sono infreddolito, stanco, controllo, non si sa mai… Pare giusto, vado su.
Accendo la TV, c’è un film… chi è l’attrice? Ma sì, la moglie di Tom Cruise… ah, la Kidman!
Ecco, lei, cercavo un nome per la bici ed è apparsa lei.
E quindi “Nicole” sia.

Nei giorni successivi qualche giro per prendere confidenza: infatti, quasi da fermo, cercavo di
appoggiare la punta del piede destro, ma trovavo il “vuoto” ed ero sdraiato a terra.
La leva del sellino per abbassarlo? Dimenticata.
“Lei”, era rimasta su e “lui” troppo in alto perché io potessi poi toccare terra laggiù, troppo laggiù.
Non scriverò della prima ricarica batteria, rasentando le comiche… la prossima volta. Prometto.

Siccome ogni promessa è debito…
Corre l’obbligo precisare, che userò “non termini tecnici” per raccontare, cercando d’essere
comprensibile.
Dopo aver guardato la residua carica della batteria e non aver capito una mazza di quanti chilometri avevo a disposizione, decidevo di andare a fare un giro.
Posizionato il “livello di assistenza” su “ECO” (che sembra quasi io sappia) mi avviavo nei 2 gradi di fine dicembre.

Tralascio il percorso, ma la sensazione ci sia un assistente a terra che SPINGE la bici è netta, ma subito, appena premo sul pedale (flat, fossi fine) “lui” spinge. Perbacco, bello!
Ricordo ai miei “ii” al calduccio dentro, che l’imperativo è fare la fatica di prima, quella con la
“muscolare”, per capirci.

Leggo 16 km/h e sfioro le varie levette sul manubrio.
Molti “assistiti” mi superano. Lo vedo che muovete i pedali, ma un minimo di fatica la volete fare?

Anyway (volevo dire: comunque) rientro (conosco un paio di parole in inglese e ogni tanto le uso per darmi un tono).
Verso casa mi sembra di fare più fatica e la “velocità” s’acquieta, fossi toscano. Meno di 16, 15, 14… si sono spente tutte le scritte, lucine… batteria off!
Scalo un paio di rapporti e, di fatto, torno alla muscolare.
Non proibitivo ed infine sono in magazzino.
Dopo la metto sotto carica.

Ecco il dopo e scendo e me la trovo davanti e pare ancora più grande di come la ricordassi… è più grande, altro che pare! Vabbè, ormai è qui.
Allora, vediamo di metterla sotto carica: inizio a colloquiare con i miei “ii” oh cavolo, ho lasciato su la sacca con i cavi e le indicazioni…
Ascensore.
Ecco i cavi, il manuale, un dizionario!
Voce: batteria.
Dunque: togliere la batteria con la chiave a brugola… non ci penso neanche.

Che strano innesto: guide, contatti, pignoncini (notato l’approssimazione dei termini) poi devo individuare l’attacco, ma bisogna sollevare la protezione, meglio se leggo le informazioni, ah, ecco, devo fare leva qui poi là, poi si alza, sto cominciando a sudare, vedo l’alloggio, diciamo, dove dovrò incastrare lo spinotto “spaziale” provo, lo avvicino, devo cercare il verso giusto, non entra, meglio girarlo, così… non si incastrano i “maschi con le femmine” posti all’opposto(?!).

Rileggo, non ci sono particolari avvisi, devono incastrarsi le due parti, unirsi in una copula (per dire) poi… riprovo.

E sono inginocchiato, verso lo sportellino aperto a mostrare la “femmina”, un’altra occhiata al verso “giusto” e avvicino il “maschio” che, appena tocca la sua metà… si attacca come una calamita! C’è una calamita a unirli! Si sono accese anche le lucine sul dorso della batteria, pare un albero di Natale, visto il periodo… sta caricando!

Una leggera emozione si sta incuneando in questo old MTBista. Che rude biker alberga in me!

Meno male che nessuno ha assistito alle comiche.
«Come si è trovato a caricare la batteria?»
«Oh bene, bella trovata le calamite. Allora andiamo sui 5 rifugi a Cortina?»
«Eh certo!»
«Devo ridurre ancora il manubrio?»
«No e staga a tocar gnente, va bén cusì». Enrico, l’untore.
Quando i tuoi amici scopriranno che hai preso una bici elettrica, vedrai quante te ne diranno! Uno dei miei “ii” che mi dà del Tu!

[Antonio Pedroni]

L’immagine di anteprima e quelle presenti nell’articolo sono relative alla eMtb Fantic XTF 1.6 Carbon Sport

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