Questo è un itinerario non troppo impegnativo che percorre le creste che delimitano la Val Lemina: l’Anello Pedemontano del Pinerolese. Le quote non troppo elevate e la buona esposizione ne fanno un itinerario di mezza montagna percorribile dalla primavera all’autunno.
L’itinerario dell’Anello Pedemontano
Partiamo dal Comune di Roletto e giunti a San Pietro Val Lemina iniziamo la salita che ci condurrà verso il colle del Crò. Si percorrono 8km e 650mt di dislivello attraverso una bella strada asfaltata all’ombra di boschi che mantengono buone temperature anche nei periodi estivi.
Giunti al Colle di Pramartino incontriamo quel che resta dell’ex albergo/ristornate di Pramartino, struttura dal grande fascino e dalla storia importante, sviluppatasi tra gli anni ’30 e gli anni ’60.

Nell’area accanto all’albergo sul colle tra Villar Perosa e San Pietro Val Lemina, sono fiorite diverse attività: le fattorie modello, oggi diroccate, un belvedere monumentale, le colonie e persino una zona per il tiro al piattello all’avanguardia (ormai smantellato da anni). Ora, dopo decenni di progetti mai realizzati e un progressivo abbandono, l’edificio è stato acquisito dal Comune di Villar Perosa con l’intento di ristrutturarlo e portarlo a nuova vita. Con l’aiuto di un bando della Compagnia di Sanpaolo, a breve partirà la progettazione definitiva per il recupero di questo bell’edificio, inserito in un contesto naturale che si presta ad essere crocevia di passeggiate, ospitalità, ristorazione.
Colle del Crò
Percorriamo lo spartiacque con la Val Chisone che si sviluppa su un percorso sterrato e che ci porta al punto più alto del giro, ossia il Colle del Crò (1.155 mt) da cui la vista spazia ampissima dalla pianura alle montagne.
Abbandonata la strada principale, si inizia a salire in un contesto molto bello e bucolico. Prati, boschi e un piccolo borgo nell’insieme danno quella sana sensazione di sentirsi “fuori dal mondo” anche a così breve distanza da una città come Torino.

Si procede in mezzo al verde fino al piccolo borgo di Crò, un gioiello formato da piccole frazioni animate dal desiderio di rendere questa zona montana sempre più affascinante e accogliente. L’arte del riciclo è una delle peculiarità di questa porzione di territorio dell’alta Val Lemina, infatti gli oggetti decorativi presenti nella borgata sono stati realizzati utilizzando pallet e vari oggetti dismessi. I volontari, con l’aiuto di alcuni soci hanno restaurato le panchine che sono state dipinte dalla mano esperta della pittrice Sara Battaglino. Da qui si può godere tutto l’anno di un bel panorama.
Il borgo è inoltre un punto di partenza per molti percorsi escursionistici e in estate rappresenta la possibilità di godersi un po’ di fresco lontani dal caldo opprimente cittadino.

I sapori genuini del posto
Giunti al borgo non può mancare una sosta alla Locanda del Crò, ottimo punto di sosta dove poter ricaricare le bici e dove poter assaggiare i prodotti genuini della zona, tra cui tengo a segnalare una torta alle pesche, amaretti e cioccolata fatta in casa che ti mette in pace con il mondo.


Il luogo merita anche una breve passeggiata per visitare le borgate dove sono state dislocate le panchine dell’amicizia salendo al Taluccotto, della vita antistante la locanda del Crò, della riflessione alla Mercateria, e dell’amore verso Coccheria.
Casa Canada
Lasciatoci alla spalle il borgo ci concediamo una deviazione sul percorso per pranzare a Casa Canada. Si tratta di un bel rifugio interamente costruito in legno che dispone di 25 posti letto, un’ampia sala da pranzo e una sala incontri/proiezioni. Giuseppe Melano “Casa Canada” è un rifugio alpino situato ai piedi di Rocca Sbarua, una celebre palestra di roccia pinerolese con oltre 200 itinerari di arrampicata.

L’ambiente immerso tra boschi di latifoglie e conifere è accogliente ed essendo facilmente raggiungibile, risulta una meta ideale per famiglie e scuole. La sua cucina attinge a piene mani dalla tradizione piemontese avvalendosi di tutta una serie di prodotti locali. La sua storia è interessante perché, in origine, il rifugio fu realizzato dalla sezione CAI di Pinerolo all’inizio degli anni settanta e la struttura era un container metallico. Negli anni 2000 si cominciò a pensare di rinnovarlo e si decise quindi di realizzare il nuovo rifugio riutilizzando la struttura di Casa Canada, utilizzata durante le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Era la sede di rappresentanza del Canada per promuovere le successive Olimpiadi invernali di Vancouver del 2010 ed era ubicata in piazza Valdo Fusi a Torino. La struttura è stata poi donata dallo stesso Canada alla comunità locale al termine dell’evento.
Terminato il pranzo torniamo sulla nostra traccia percorrendo una manciata di chilometri. Scendiamo quindi con gran divertimento lungo il Sentiero delle Carbonaie, che si affaccia alternativamente sui bacini boscosi dei torrenti Lemina e Noce. Boschi che ci raccontano il duro lavoro dei carbonai, infatti è possibile trovarne la storia sui pannelli esplicativi. Le ricostruzioni ci rimandano alla vita e alle fatiche dei carbonieri che qui tagliavano gli alberi e realizzavano i falò con i quali producevano il carbone.
L’Ecomuseo della Carbonaia
La zona è ricchissima di tracce della passata attività di produzione di carbone. Moltissime, infatti, sono le piazzole circolari che si possono incontrare un po’ ovunque in questi boschi, anche nei luoghi più remoti ed impervi. Un segno appunto che questa attività ricopriva un’importanza fondamentale nella povera economia delle valli del pinerolese.

Il mestiere del carbonaio era duro, faticoso e richiedeva grande perizia e pazienza. La carbonaia appare come un grosso cumulo di legna, foglie, erbacce e terra, ma in realtà è un manufatto complesso, da costruire a regola d’arte senza libri da studiare né disegni da guardare. Alla fine del procedimento di combustione con poca aria, questa struttura produrrà il carbone di legna.
Che i Charbounii del Talucco fossero dei veri maestri in questa attività, è testimoniato dal fatto che andavano addirittura in Provenza ad esercitare il loro mestiere. Ancora pochi decenni or sono operavano nel Dipartimento del Var (Tolone) carbonai stagionali provenienti da Talucco Alto, dal vicino Gran Dubbione e dalla borgata Ravera di Cumiana. Tale attività, sviluppata su queste montagne già in tempi remoti, ha sfruttato i boschi di faggio e di altre piante, rifornendo di combustibile essenziale famiglie, ristoranti, stirerie, artigiani della pianura. Questo sino all’avvento dell’elettricità, del gas, e delle altre fonti di energia dei nostri giorni. Una vera attività economica che serviva ad integrare il magro reddito dell’agricoltura di montagna esportando verso la pianura, sacchi di modesto “oro nero”.
I dettagli dell’Anello Pedemontano

L’Anello Pedemontano si presta alle più svariate esigenze perché si possono scegliere ben 3 possibili varianti. C’è il giro più lungo, 30 km e 1.100 mt di dislivello, con una parte finale un po’ più tecnica che si snoda nel sottobosco. C’è poi la cosiddetta variante A che invece prevede la discesa più semplice su asfalto verso Talucco. Infine c’è anche un giro adatto a tutti e percorribile in tutte le stagioni di 16 km e 550 mt di dislivello. Sul tracciato si incontrano 3 punti di ricarica per le e-bike, a Roletto in piazza Tessore, a San Pietro Val Lemina in piazza Resistenza, e di fronte alla Locanda del Crò, in Via Cappella degli Alpini 7, Borgata Crò.
[Contenuto realizzato in collaborazione con UpSlowTour]









