Matino-Leuca-Matino: rotta nel Sud Salento lungo la Ciclovia dell’Acquedotto

Si pedala nella storia e nella natura di Puglia lungo la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, un itinerario di ben 500 chilometri che parte da Caposele (in provincia di Avellino) per arrivare a Santa Maria di Leuca, nel Salento. Se si parte da Matino, il tracciato della Ciclovia è proprio vicino ed è ideale per godersi la parte finale del singolare itinerario narrativo.

A Matino si fa base nella dimora storica A’ Locanda tu’ Marchese, che in collaborazione con Bikeitalia ha intrapreso un percorso di trasformazione in struttura specializzata nel cicloturismo. L’itinerario prevede l’arrivo a Leuca dopo 47 chilometri con rientro in treno o in navetta, ma c’è anche la possibilità di tornare sempre in bici, scoprendo la costa, con un percorso che supera di poco i 100 chilometri complessivi.

Non bisogna lasciarsi scoraggiare dalla partenza: lo strappo impegnativo che c’è proprio nella parte più alta del centro storico di Matino, fino alla periferia, è solo un “muro” da superare in pochi minuti, magari scendendo dalla sella. Poi, facendo rotta a sud verso Finibus Terrae, per l’intero itinerario non ci sono dislivelli significativi. Anzi, il percorso scorre quasi in piano.

Si sfiora la zona industriale di Casarano, per lasciarsela subito alle spalle e pedalare fra gli ulivi del Salento, fino a quando, superato un piccolo bosco, non si incontra Masseria Le Stanzie, che è un concentrato di storia contadina del Salento. Vale la pena fermarsi in questo avviato agriturismo che serve a tavola solo prodotti della sua generosa campagna.

Si pedala costeggiando la serra fino a Supersano e poi ancora fino a Ruffano, dove si entra nel borgo, che con i suoi palazzi racconta un pezzo di storia del Salento. Si prosegue verso sud e al km 27 c’è una possibile deviazione per Specchia (con notevole dislivello) e Presicce, due fra i borghi più belli di Puglia.

Ancora qualche chilometro, sempre in quota, ed ecco che dall’alto compare Alessano: nel punto panoramico c’è un serbatoio dell’Acquedotto, con la sua caratteristica architettura, che da qui assicura la distribuzione dell’acqua a tutto il circondario.

Poco più avanti si entra a Montesardo, piccola frazione di Alessano, dove si staglia con la sua sobria eleganza il bellissimo serbatoio pensile dell’Acquedotto, dalla singolare forma cilindrica e dalle peculiari linee architettoniche, che richiamano quelle del Razionalismo tipico degli anni Trenta, a cui risale.

Tra terrazzamenti e muretti di pietre a secco squadrate, che sottraggono terreno alla macchia per renderlo coltivabile, si continua fino a Salignano (minuscola frazione di Castrignano del Capo), per attraversarlo interamente, non prima di aver fatto tappa davanti alla circolare torre cinquecentesca colorata di giallo carparo, alta 15 metri. Una storica fontanina dell’Acquedotto ricorda che questa è la traccia della Ciclovia.

Quando si arriva a Santa Maria di Leuca finalmente si vede il mare, con Punta Meliso, che, secondo alcune convenzioni nautiche, separa il mare Adriatico dallo Jonio. Ma è la Cascata monumentale a celebrare il trionfale termine della condotta storica dell’Acquedotto Pugliese. Qui l’acqua del Sele, arrivata per la prima volta nel 1939, finisce in mare. Oggi la cascata è un’attrattiva turistica, grazie anche a una particolare illuminazione artistica, che d’estate è accesa ogni venerdì sera.

Ai piedi della Basilica, dedicata a Santa Maria di Finibus Terrae, si snoda l’abitato di Leuca, con ville liberty ed eclettiche, che si susseguono sul lungomare, come straordinarie e placide signore d’altri tempi.

Per rientrare, se non si è organizzati per essere recuperati da un pulmino, bisogna tornare indietro fino alla piccola stazione di Gagliano del Capo: in 48-49 minuti si ritorna a Matino con le linee delle Ferrovie del Sud Est.

Se invece si è in grado di affrontare la strada del ritorno in sella, l’itinerario proposto prevede di cambiare registro e passare sul mare, percorrendo la litoranea ionica. È un’occasione per conoscere alcune tra le più suggestive località balneari del Basso Salento. A iniziare da San Gregorio, a soli sei chilometri da Leuca, una piccola baia carica di storia con un’acqua straordinariamente trasparente. Per raggiungerla bisogna svoltare a sinistra, scendere verso il mare, seguendo le indicazioni e ci si ritrova in una piazzetta affacciata sulla splendida insenatura. Il ritorno sulla litoranea impone una salita un po’ ripida.

Si pedala con la costa sulla sinistra fino a Torre Vado, con i terrazzamenti della terra che colorano il paesaggio davanti al mare. Si entra a Pescoluse, superandola fino a incontrare la grande sdraio che annuncia la presenza di una delle spiagge attrezzate più famose del Salento, le Maldive. Un po’ più avanti si svolta a sinistra per imboccare una strada sterrata a pochi metri dalla lunga spiaggia che corre parallela alla litoranea seguendo il canale della bonifica. E si va avanti così fino a Torre Pali, dove si entra per vedere sulla spiaggia, a pochi metri dalla battigia, le rovine della torre circondata dall’acqua.

Si riprende la litoranea e dopo aver costeggiato Lido Marini si arriva a Torre Mozza, dirigendosi verso il mare si imbocca un bel percorso cicloturistico: il sentiero, tutto sterrato, segue il sistema dei bacini di bonifica del Parco naturale regionale di Ugento e, dopo aver superato il bacino di Rottacapozza, conduce a Torre San Giovanni, una delle marine più popolate di questo tratto di costa. Si continua sulla bella litoranea in riva al mare fino a Torre Sinfonò, marina di Capilungo, dove finisce la spiaggia e inizia la bassa scogliera.

Da qui, però, si devia nell’entroterra, seguendo le strade del SAC (Sistema Ambientale e Culturale) Salento di Mare e di Pietre, un progetto di rete cicloturistica nel Basso Salento. Ci si dirige verso Alliste, che si raggiunge dopo una salita di quattro chilometri che permette di superare la serra e scendere verso il centro abitato. Da qui si prosegue verso Racale e Taviano pedalando tra terra rossa e ulivi, molti qui afflitti dalla piaga della Xylella ma non per questo meno affascinanti con le loro fantastiche forme. La campagna, ancora densa di ulivi, accompagna fino al rientro alla base, a Matino.

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