Il Nord-Est della Thailandia in bici: le nostre ultime montagne
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Il Nord-Est della Thailandia in bici: le nostre ultime montagne

Asia, Itinerari • di

Nebbia

È il 7 marzo e noi siamo di nuovo a Nan, nel Nord-Est della Thailandia. Il piano di entrare in Laos da Huai Kon è saltato perché il confine è chiuso a biciclette e moto in ingresso. Allora abbiamo studiato un tragitto alternativo verso la Cambogia che prevede di pedalare lungo la sponda thailandese del Mekong, sulla linea di confine con il Laos.

Mappa

Profilo altimetrico

profilo altimetrico tailandia3

Traccia GPS (.kml e .gpx)
A Nan si trova proprio in questi giorni la sorella del nuovo re di Thailandia e assistiamo per ben due volte alla chiusura delle strade per il suo passaggio. Nonostante lei viaggi su macchinoni dai vetri oscurati, le persone si riuniscono a bordo strada per assistere alla scena. Noi veniamo bloccati dai poliziotti per alcuni minuti nell’attesa della macchina reale e della sua scorta infinita. Nan è addobbata a festa per l’occasione, con la bandiera thailandese che sventola a destra e sinistra, sulle strade principali, ogni 20 m.
Per il precedente re, deceduto più di un anno fa, sono ancora appesi striscioni bianchi e neri fuori dagli edifici pubblici dell’intera Thailandia. Era una figura amatissima dal popolo, che piange ancora la sua scomparsa.

Appena riusciamo a lasciare Nan prendiamo la 101 in direzione Sud. È trafficata, ma con un bel margine laterale per il transito di motorini e biciclette. Alla sua sinistra il fiume Nan regala degli scorci molto belli, insieme alle risaie verdissime che costeggiano questa grossa arteria stradale. Raggiunta Wiang Sa lasciamo la 101 e ci immergiamo nelle colline boscose che portano a Na Noi. Affrontiamo dei piccoli dislivelli che non superano i 500 m slm all’ombra di alberi altissimi.
Nel pomeriggio il cielo si fa progressivamente più scuro fino a che una piccola pioggerella ci bagna e ci ricorda di quanto siamo stati meteorologicamente fortunati finora: l’ultima giornata di pioggia risale all’India e quella precedente addirittura all’Armenia. Dopo la pioggia, però, l’umidità raggiunge percentuali da record e non allevia il caldo soffocante.

Passiamo la notte a Na Muen, dopo una tappa da 80 km e 850 m di dislivello positivo. Le campagne attorno al villaggio sono spettacolari, coi colori delle palme, delle coltivazioni di pannocchie e delle risaie.
Al mattino presto è ancora tutto coperto da una coltre di umidità, salendo a 500 m la guardiamo dall’alto. La strada 1026, è tutta una curva e una fatica. Dopo 20 km arriviamo lanciati in discesa ai 50 all’ora a Pak Nai, un villaggio di pescatori galleggiante sul lago Sirikit, dove termina la strada.

 

Pak Nai

Le piccole strutture di legno colorate – abitazioni, botteghe e locande – si spingono a pelo d’acqua oltre il confine della terraferma creando una scena insolita. Le si raggiunge con passerelle sospese o con le lance a motore. Pensiamo di trovarci un regolare servizio di traghetto per raggiungere la sponda opposta, ma capiamo rapidamente che la situazione è più spartana. Non esistono cartelli in inglese o biglietterie. Facciamo qualche urlo e gesto e capiamo che i traghetti salpano dal lato Ovest del piccolo villaggio. Qui una signora ci porta un foglio dove è scritto ’30 minutes’ e fa segno di aspettare. Dopo quaranta minuti abbondanti, pagati i 70 baht (2€) a testa, salpiamo su una specie di zattera a motore, insieme ad una signora e il suo motorino-sidecar-negozio. Le auto vengono traghettate su mezzi più grossi, ma con altrettanta improvvisazione. Sulla sponda opposta ha inizio la via 1339, anche questa – ormai non ci sorprende più – supera una serie di dislivelli intervallati da discese e curve. Il territorio attorno è tendenzialmente arido, ma i palmeti mitigano questa sensazione. Dopo la vetta a 500 m circa slm comincia una bella discesa fino a Nam Pat, la piacevole cittadina dove trascorriamo la notte sulla 117, la via che porta ad Uttaradit.

La mattina dopo ci svegliamo con la sorpresa di qualche goccia di pioggia e dei nuvoloni che ci proteggeranno dal sole per tutta la giornata. È davvero un lusso pedalare in queste condizioni, visto che negli ultimi giorni abbiamo affrontato salite impietose con 35°C e il sole a picco sulla testa.
Percorriamo 25 km sulla 117 incantati dal verde acceso delle risaie ai suoi margini e poi, all’altezza di Ban Phae, imbocchiamo la 1143 che si insinua in un territorio selvaggio e poco abitato fino a Ban Tin Tok.

Risaie

Poi improvvisamente aumentano auto e camion e con loro l’urbanizzazione. Troviamo la prima guest house a Ban Chattrakhan, dopo 95 km in sella. Non siamo troppo stanchi perché il sole, per oggi, ci ha graziati. Il villaggio è davvero molto tranquillo e attorno alle 7 di sera praticamente tutte le attività chiudono.
Intanto, con le nostre ricerche, abbiamo scovato un bel lago immerso nel verde dove poter fare il bagno, poco distante dalla nostra rotta, quindi il giorno seguente pedaliamo per soli 39 km fino a Nakhon Thai – piacevole cittadina per nulla turistica e comoda base per visitare diverse cascate, parchi nazionali e laghi – lasciamo di corsa bici e borse e saltiamo su un motorino che la guest house mette a nostra disposizione: 21 km in direzione Sud-Ovest ed eccoci di fronte ad un paesaggio incredibile. Il lago è circondato da un’oasi di vegetazione rigogliosa nonostante la stagione secca, è di un bell’azzurro intenso e punteggiato da capannine galleggianti, che si possono affittare per 300 baht (8€). Ci godiamo tutto il pomeriggio attraccati ad una boa, tra letture e nuotate. Attorno a noi, nelle altre zattere, le famiglie thailandesi consumano lauti pic nic, si esibiscono nel karaoke e nei tuffi.

Lago

La tappa successiva, per Dan Sai, è di nuovo breve ma con 900 m di dislivello positivo, che si dividono tra i consueti sali-scendi dei primi 30 km e una salita finale che porta a 600 m di altezza, da dove si gode di una bellissima vista sulla vallata. Il caldo, però, è soffocante anche alle 10:30 di mattina e noi non vediamo l’ora di scendere verso la piccola città che vediamo ai nostri piedi. La discesa di 5 o 6 km ci regala un bel sollievo. Anche oggi abbiamo incontrato pochissimo traffico e la strada n. 2013 è in perfette condizioni.
Decidiamo che di qui in avanti studieremo tappe che ci permettano di arrivare a destinazione entro le 12 perché il caldo è davvero insostenibile nelle ore centrali della giornata, dunque spostiamo la sveglia alle 6 di mattina per iniziare la pedalata alle 7 e macinare una settantina di chilometri entro l’orario stabilito.
Siamo piuttosto curiosi riguardo alla prossima tappa perché segnerà l’inizio di una nuova parte di viaggio, quella che seguirà il confine con il Laos e presto incontrerà il Mekong. Percorriamo i primi 25 km in direzione Nord sulla 2114 tra le campagne ancora addormentate (in realtà è domenica e il territorio sembrerà addormentato per tutto il giorno). Poi vediamo delle montagne poco distanti e capiamo che abbiamo raggiunto il Laos, che ci farà compagnia, alla nostra sinistra, per tutto il prossimo mese.

Affrontiamo qualche salita e attraversiamo piccoli villaggi con gli abitanti stesi all’ombra di piante o tettoie. Alle 11:30 siamo a Pak Huai e fino alle 16 ci godiamo l’aria condizionata della guest house. Ci avventuriamo per due pedalate lungo il fiume Hueang, un affluente del Mekong, il solo quando il clima esterno si fa accettabile.
Una buona dormita e alle 7 siamo di nuovo in sella, con una brezza fresca che dura appena una decina di minuti. La 2195 presenta diversi tratti interessati da lavori stradali: apparentemente stanno sbancando o riportando terreno per rendere la strada meno ripida e tortuosa.

Fiume Hueang

Attraversiamo molte piantagioni di alberi da gomma, che riconosciamo dalle vaschette legate al tronco, e nel complesso il tragitto è ombreggiato. Dopo il piccolissimo paesino di Pak Tom avvistiamo il Mekong, inizialmente solo a singhiozzi ma poi finalmente ci pedaliamo di fianco. La sua grandezza e la sua atmosfera pacifica ci lasciano ammaliati. Ci accorgiamo immediatamente che il fiume rende molto più verde il paesaggio attorno a sé. Raggiungiamo Chiang Khan che scopriamo essere una cittadina piuttosto turistica (nella giusta stagione) per via di una bellissima promenade sul Mekong e di una via semi-pedonale dove le antiche abitazioni in legno tipiche della regione sono preservate e adibite a nuovi utilizzi. L’icona della città è la bicicletta, stampata su ogni souvenir e maglietta in vendita, perché la città sta promuovendo nuove forme di mobilità e itinerari ciclabili nei suoi dintorni.
Sbrighiamo il rinnovo del visto, che ci porta via circa un’ora di tempo all’ufficio immigrazione e 50€ a testa, in cambio di 30 giorni di permanenza ulteriori. Appena il caldo lo permette ci godiamo la passeggiata sul fiume circondati da thailandesi che fanno jogging o un giro in bici; il turismo straniero è scarso in questa stagione per via delle temperature poco godibili.

Visitiamo anche Kaeng Khut Khu, 5 km più ad Est, dove il Mekong si presta di nuovo per un paesaggio affascinante, di cui bancarelle e ristorantini approfittano sapientemente.
L’indomani puntiamo la sveglia alle 5:45 per provare ad affrontare 85 km prima di pranzo, seguendo il corso del fiume e del confine con il Laos sulla 211. Il dislivello positivo è di soli 500 m, ma facciamo diverse soste incantati dagli scenari che produce il Mekong e dalla foschia che ricopre il paesaggio, perdendo un po’ di anticipo. Il percorso si snoda per gran parte in mezzo ad una natura rigogliosa, con le montagne laotiane che fanno da sfondo sul versante opposto; si attraversano piccoli paesini dove fare rifornimento e qualcuno dove è possibile pernottare. Ad 80 km suonati, dopo la minuscola Ban Kao, vediamo un ristorantino con terrazza sul fiume che promette il più buon pranzo con vista della zona. Con la pancia sazia facciamo gli ultimi chilometri con diversi sali-scendi e ci fermiamo a Ban Muang per la notte, stanchi per il tanto sole più che per il chilometraggio.

Mekong

Luca, un ragazzo italiano che vive nel villaggio e che incontriamo casualmente, ci invita da lui per una cena a base di pasta e focaccia. Non crediamo alle nostre orecchie, mai avremmo immaginato questa sorpresa nella piccola Ban Muang. È stupefacente l’accoglienza che stiamo ricevendo dai connazionali all’estero, sempre disponibili per qualsiasi tipo di aiuto e dispensatori di ottimi consigli.
Il villaggio, ci spiega Luca, è rinomato per lo spettacolo prodotto dall’escursione termica nei mesi invernali: alle prime luci del mattino una nebbia densissima ricopre il fiume e le immediate vicinanze creando una coltre simile a quella delle nuvole ed esistono servizi privati che trasportano i turisti sui rilievi circostanti per apprezzare lo spettacolo dall’alto. Purtroppo nel mese di marzo l’escursione termica non è abbastanza perché si verfichi questo fenomeno, anzi, alle 7 di mattina fa già un discreto caldo.

Da qui 75 km ci portano a Tha Bo: alcuni costeggiano il Mekong, mentre altri ci spingono nell’entroterra, tra paesini curiosi. All’altezza di Sì Chiang Mai troviamo una bella pista ciclabile sull’argine del Mekong che fronteggia la capitale laotiana di Vientiane, a poche centinaia di metri di distanza.
Tha Bo è una cittadina abbastanza grande, le cui attività si concentrano attorno alla strada principale, lasciando invece al lungo fiume un’atmosfera desolata, con qualche atleta solitario che percorre più volte i pochi chilometri di passeggiata ultimati. Da qui una trentina di chilometri sulla 242 ci portano a Nong Khai, la città dove fu aperto il primo valico di frontiera con il Laos, di cui è icona il Thai-Lao Friendship Bridge. La sponda del Mekong è diventata di recente una bella promenade con locali, attività, terrazze e mercati, dove turisti occidentali e thailandesi passeggiano consumando i the freddi che sono tanto di moda in Thailandia.

Poche ore dopo il nostro arrivo il cielo si fa scuro e minaccioso: tutte le regioni del Nord e Nord-Est sono in allerta meteo per l’arrivo di una tempesta tropicale dalla Cina. Nel giro di pochi minuti le persone si chiudono in casa e le bancarelle smontano il possibile. Arriva una tempesta di pioggia e vento con una potenza che non avevamo mai sperimentato prima. Volano ombrelloni, scuri, tettoie e rami, i ristoranti galleggianti ormeggiati lungo il Mekong imbarcano acqua, le strade si allagano, alla guest house dove alloggiamo viene divelta una parte di copertura e la città rimane al buio, in balia di uno spaventoso frastuono di colpi.
Quando la situazione si tranquillizza usciamo in strada ad osservare il triste spettacolo della gente che raccatta cocci, tenta di rimettere in piedi strutture crollate e stura gli scoli stradali intasati dalle foglie, ma scopriamo che per fortuna la città non ha registrato vittime. La pioggia continua ad insidiare le giornate seguenti, ma la tempesta d’aria sembra passata.
Allora ripartiamo da Nong Khai continuando la nostra esplorazione del Mekong.


piece_of_cake_thumb-1-699x366Siamo Chiara e Riccardo; abbiamo lasciato Cesena venerdì 10 giugno, direzione Singapore! Il nostro progetto si chiama ‘For a piece of cake’, perché la torta, per Chiara, diabetica di tipo 1 dall’età di 11 anni, è un piacere da conquistare con dosi extra di insulina o attraverso l’esercizio fisico, l’ingrediente principale di questa lunga avventura.

È possibile seguire la nostra avventura anche su:
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