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Biciclette sugli autobus: indagine e case history dal mondo

Bikelife, Intermod • di

bici-autobusProprio ieri dal blog del Fatto Quotidiano è venuto il suggerimento del primo ingrediente per una buona mobilità in grado di rilanciare l’economia: il trasporto intermodale. Il binomio bicicletta + autobus (o metro che sia) consente infatti di abbattere le spese per l’automobile (oltre 5 mila euro l’anno di media) senza essere ciclisti a tutti i costi. Si pedala un po’ fino alla fermata del bus, ci si sposta un altro po’ con il mezzo pubblico, si pedala infine fino a destinazione.
Ma la buona riuscita di questo sistema non dipende solo dall’acquisto della bicicletta e né soltanto dalla volontà dell’utente (anche se con queste due già saremmo a buon punto) ma passa anche per un efficiente trasporto pubblico. In Italia però efficienza e trasporto pubblico, in particolare intermodale, sono due cose che fanno a cazzotti.

Per ora le uniche biciclette che hanno ottenuto uno straccio di riconoscimento sono quelle pieghevoli, regolarmente trasportabili sulla metropolitana.
Il vantaggio enorme di una bicicletta pieghevole è anche quello di poterla portare, a meno di particolari ottusagini di qualcuno, in qualsiasi luogo, sotto la scrivania dell’ufficio o al bar, essendo considerata a tutti gli effetti un bagaglio, e quindi non ricorrere ad un lucchetto o catena per difenderla dai furti.
E le altre biciclette? Ecco, nei confronti del resto delle biciclette la maggior parte dei mezzi pubblici è abbastanza inospitale e intransigente.
In metropolitana a Roma ad esempio si possono portare durante tutto l’arco della giornata solo il sabato e la domenica; sugli autobus e i tram invece non sono mai ammesse, nemmeno a discrezione dell’autista e nel caso in cui gli autobus siano mezzi vuoti.

In genere però basta fare una ricerca delle soluzioni adottate all’estero per capire che alcune alternative ci sarebbero, ma come al solito e chissà perché (già, chissà) manca la volontà di attuarle.
Ad esempio, come funziona il trasporto delle biciclette sugli autobus nel resto del mondo? Con questa piccola indagine lo andiamo a scoprire.

In generale esistono 3 tipi di soluzioni:

1° – Trasporto consentito all’interno dell’autobus: è una pratica per la verità non molto diffusa e in effetti oggettivamente non attuabile in città con autobus puntualmente stracolmi. Accade comunque a Berlino, che proprio un paesotto non è, in cui la bicicletta sul bus è considerata al pari di un valigione, passeggino, disabile in sedia a rotelle. Unica limitazione il poter caricare solo una o due bici per volta.
Una soluzione simile è adottata anche in Polonia, nella città di Danzica, in cui su alcuni autobus, come mostrato dalla foto sotto, è consentito il trasporto di una bicicletta.

bici-bus-danzica

Danzica

In questi casi la regola migliore sarebbe come sempre quella dettata dal buon senso, ovvero far salire un numero ragionevole di biciclette a discrezione dell’autista a seconda dei passeggeri presenti, di quelli che si presume possano salire ancora, del tragitto che si deve compiere, dell’orario.

2° – Trasporto consentito sul retro degli autobus: si tratta di una soluzione poco diffusa ovunque perché poco pratica e sicura. L’autista non è in grado di vedere, controllare, ed eventualmente correggere l’operazione di carico della bicicletta, che ad ogni fermata farebbe perdere troppo tempo.
Alcuni casi come questo mostrato in foto, in Svizzera, fanno eccezione. Il servizio in questione si chiama AutoPostale, ed è attivo in molte regioni ma solo a scopo turistico. Gli autobus infatti non percorrono tratte urbane ed il carico/scarico delle biciclette è consentito solamente all’inizio e alla fine del viaggio. Dopotutto trattandosi di un autobus che collega località turistiche è comprensibile.

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Foto di Repubblica Firenze

Incomprensibile è invece il servizio analogo lanciato l’anno scorso dalla compagnia Ataf del Comune di Firenze e di cui presto non si è saputo più nulla. Incomprensibile perché, come vedremo tra poco, i porta-bici per autobus, per lo meno su tratte urbane, sono altri.
Nel capoluogo toscano il servizio era limitato, si poteva usufruirne solo viaggiando da capolinea a capolinea e le bici dovevano essere installate dal conducente.
Regole diametralmente opposte a quelle in vigore in altri paesi: porta-bici anteriore, possibilità di carico/scarico ad ogni fermata, nessuna necessità di intervento del conducente.
Insomma, a Firenze si sono impegnati per fare tutto il contrario di tutto.

3° – Trasporto consentito su porta-bici anteriore: è una soluzione diffusa ormai in tutti gli Stati Uniti, ad eccezione di New York, ma non perché sia una grande città. Ci sono delle metropoli infatti in cui i bus bike racks sono da tempo installati sugli autobus locali. Ad esempio Philadelphia, 1,5 milioni di abitanti, Chicago, 2,7 milioni, Los Angeles, 3,8 milioni.

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Chicago

Se a qualcuno interessa, si chiama Sportworks l’azienda leader fondata nel 1990 da Mike Reeves che fornisce ad oltre 500 compagnie di trasporto del Nord America i porta-bici per autobus. 570 $ al pezzo, il che vuol dire un business da milioni di dollari. 2700 ordinati dal solo comune di Los Angeles, più di 800 da Miami, 1000 a Minneapolis e 1300 a Chicago.

Qualche caratteristica progettuale:

  • La maggior parte dei porta-bici è ideato per ospitare 2 mezzi ma alcuni modelli dove il fenomeno ha riscosso più successo sono stati realizzati per ospitarne 3.
  • E’ possibile mettere la bici nella posizione più interna senza togliere quella più esterna, ovviamente da una posizione decentrata.
  • L’autista non deve fare nulla durante l’operazione di carico, che dovrebbe impiegare 30 secondi, solo controllare che sia effettuata al meglio: per questo il porta-bici si trova nella parte anteriore.
  • Il sistema è installato in modo da non interferire con la visuale dell’autista e non oscurare il sistema di illuminazione dell’autobus, a meno che le biciclette non abbiano delle borse laterali che limitino pesantemente la potenza dei fari. Un problema potrebbero essere le normative di illuminazione troppo restrittive o inflessibili di un determinato paese.

Fuori dagli Stati Uniti il fenomeno dei bus bike racks è diffuso anche a:

Toronto – Canada

Bus with bike rack toronto

Christchurch – Nuova Zelanda

Christchurch - New Zealand

Kawasaki – Giappone

Kawasaki - Japan

Taipei – Taiwan

Taipei - Taiwan

Bologna/Ferrara – Italia

ATC - SPA Italy

Si, Ferrara, Italia! Ma allora ci sono anche qui? Beh, non proprio: diciamo che il servizio ATC – Trasporti Pubblici Bologna Ferrara per ora risulta solamente tra i clienti di Sportworks (come si vede dalla pagina Facebook dell’azienda) ma non si hanno notizie della sua reale operatività (anche contattati privatamente, non hanno risposto).

E come mai? La risposta è semplice: l’Unione Europea non li approva perché non li ritiene sicuri per pedoni e ciclisti stessi, addirittura aveva previsto con il diffondersi dei bus bike racks negli Stati Uniti l’aumento di incidenti legati al suo utilizzo, che puntualmente non si sono verificati.

In Europa l’azienda che si occupa della produzione di porta-bici è l’inglese Bikes On Buses Ltd, che non senza difficoltà è riuscita a farsi conoscere in diversi paesi del continente.

Polonia – A Danzica l’amministrazione comunale ha manifestato interesse anche all’implementazione dei porta-bici; un autobus è stato provato a Varsavia per l’uso quotidiano nel traffico ma ancora non c’è stata l’approvazione definitiva da parte delle autorità competenti.

Scozia – Qui è stato addirittura il Parlamento attraverso alcuni membri a richiedere l’implementazione dei porta-bici per gli autobus, in particolare su alcune linee che raggiungono Edimburgo dalla periferia e da località sprovviste di stazioni ferroviarie.

Germania – Il porta-bici è stato un frequente argomento di discussione durante la conferenza Velo-City di Monaco di Baviera, nel 2007, illustrandone benefici e problematiche. Tra gli interpellati il sindaco della città americana di Portland, nell’Oregon, che in un intervento ha rassicurato i presenti dell’assoluta affidabilità degli accessori.

Belgio – A Bruxelles i porta-bici per autobus sono apparsi in una delle scorse edizioni di Green Week nonché durante l’edizione 2009 di Velo-City. L’apparente interesse non si è poi concretizzato.

Spagna – A San Sebastian il sistema è stato testato durante una fase di prova ma è stato addirittura bloccato delle autorità nazionali dopo alcuni test sulla sicurezza.

Austria – A Salisburgo è stato testato un autobus di prova e i primi feedback sono stati positivi anche se l’approvazione definitiva è stata rimandata per le solite questioni di sicurezza.

E nei paradisi dei ciclisti Olanda e Danimarca? I porta-bici non interessano, e per un motivo abbastanza ovvio: la domanda sarebbe molto più alta della disponibilità effettiva di posti.
E probabilmente non ne hanno nemmeno bisogno: le piste ciclabili, le zone a traffico moderato e le strade piatte sono il miglior supporto esistente per le biciclette.

Aggiornamento 26/11/2012: da lunedì 19 novembre 2012 a Cagliari è possibile trasportare la propria bicicletta sul tram. Qui tutte le informazioni.

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