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Ciclisti 3 Automobilisti 0, ovvero le bici stracciano le macchine in un alleycat urbana

Rubriche e opinioni • di 10 Febbraio 2012

partenza1I ciclisti stracciano i mezzi a motore su un percorso urbano
Tempi di percorrenza analoghi per tre auto che rispettano tre diversi limiti di velocità: 30, 40 e 50 kmh

Quanto tempo guadagna un auto che si sposta in città rispettando il vincolo dei 50 all’ora piuttosto che un limite più basso a 40 kmh o addirittura a 30 kmh? Praticamente niente. Tutto il vrumm vrumm, le brusche accelerate appena c’è un tratto di strada libero, la guida aggressiva, non fanno diminuire in maniera significativa i tempi di percorrenza su un ordinario itinerario urbano. E’ questo il risultato più evidente di tre bici versus tre auto, la singolare sfida tra veicoli organizzata a Roma da #salvaiciclisti, Legambiente e Fiab in occasione dell’uscita del libro No Bici di Alberto Fiorillo (Ediciclo Editore).

Su un circuito di circa sette chilometri l’auto teoricamente più veloce (quella che rispettava l’attuale limite a 50 orari imposto dal Codice della Strada per i centri urbani) ha impiegato 26′ 30” minuti. Quella che viaggiava simulando un limite di 40 all’ora è arrivata in 26′ 50” minuti. Mentre la più lenta (limite a 30 all’ora) ha accusato un ritardo dalla prima di appena 50 secondi. 50 secondi in più che, oggettivamente, non cambiano la vita di nessuno, ma di vite possono salvarne tante. Ogni anno, infatti, nei centri urbani muoiono travolti dalle automobili oltre 250 ciclisti e circa 700 pedoni ed è evidente che, qualunque sia la dinamica di un incidente stradale, è la velocità a determinare la gravità degli esiti. Statisticamente muore il 70% dei pedoni e dei ciclisti investiti a 50 kmh, mentre la pericolosità in caso di incidente a 30 kmh è più che dimezzata.

Peraltro nei Paesi dove le Zone 30 sono più diffuse, svariati studi dimostrano che la velocità ridotta e uno stile di guida misurato – senza grandi sacrifici in termini di tempo per i conducenti – oltre a ridurre le emissioni di gas di scarico e il rumore, produce una diminuzione del traffico, del numero e della gravità degli incidenti e fa aumentare l’uso di mezzi “lenti”, come la bicicletta, perché gli utenti della strada non motorizzati si sentono più sicuri, di veicoli a motore.

A proposito di mezzi lenti. Le tre biciclette in gara sono state tutte più veloci delle tre auto gentilmente messe a disposizione di Roma Car Sharing, nonostante la sfida si sia svolta tutta all’interno di una Zona a traffico limitato e dunque (almeno in teoria) il più basso livello di congestione rispetto ad altre zone della città avrebbe dovuto favorire le quattro ruote. Invece i tre ciclisti sono arrivati in 11′ 30” minuti, in 11. 50” minuti e in 12′ 30” minuti, con un vantaggio dunque che oscilla tra i 15 e i 16 minuti sui mezzi a motore: chi ha pedalato ha impiegato meno della metà del tempo di chi si è messo al volante.

I risultati di questo semplice esperimento realizzato a Roma ma replicabile in tantissime altre città italiane dovrebbero far scattare una riflessione nelle amministrazioni locali e anche nel Governo nazionale: ha senso mantenere limiti di velocità a 50 kmh che non offrono grandi benefici in termini di medie di percorrenza e che fanno sì che le auto possano mantenere un andatura capace di provocare centinaia di morti ogni anno?

E proprio questa è la richiesta di #salvaiciclisti, Legambiente e Fiab: moderare la velocità dei veicoli a motore in ambito urbano per la sicurezza di chi si sposta a piedi e in bici (e anche di chi si sposta coi mezzi a motore) e anche perché rendendo palese la lentezza degli autoveicoli è più semplice promuovere una tipologia di mobilità alternativa.

P.S. Agli automobilisti è stata risparmiata l’umiliazione di trovare un parcheggio regolare. Altrimenti stavano ancora lì a girare…

P. P.S. Un particolare ringraziamento a tutti quelli che hanno partecipato alla sfida: Michelangelo Alimenti, Bicisnob, Giselle Martino, Alice Scialoja, Mirko Laurenti, Mimma Pecora, Paolo Bellino, Francesco Ferrante, Sandro Bartolucci, Roberto Della Seta, Marco Gemignani.







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