300 km con la Graziella recuperata

22 Ottobre 2012

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La Graziella (in foto) l’ho comprata – anzi, l’ho salvata (la stava portando in discarica) – per 20 euro da un anziano vicino di casa. Del rottame ho riutilizzato solo il telaio, le forcelle con i suoi relativi cuscinetti e le pinze dei freni, tutto il resto l’ho acquistato nuovo via internet presso un fornitore di Riccione che ha molto materiale “vintage bike”.

Rispetto all’originale questa Graziella “da viaggio” ha:

  • manopole ergonomiche bianche;
  • borse in pvc costruite custom (colore bianco e ganci) per questo viaggio su mia richiesta dalla ditta polacca Crosso;
  • borsa manubrio con attacco click-flix;
  • adesivi personalizzati pre-spaziati in materiale pvc;
  • catena color bianco, rapporti 46/16 (42/18 l’originale);
  • predisposizione porta borraccia sul telaio mediante saldatura di boccole;
  • predisposizione molla di ritenuta sterzo;
  • guaine cavi colore bianco;
  • pattini freni per bici da corsa;
  • copertoni con battistrada scorrevole versione Whitewall Michelin;
  • portapacchi anteriore adattato;
  • sella a molle bianco/rosa;
  • faro a led con alimentazione a pile e trombetta acustica;
  • contachilometri;
  • cavalletto.

La lavorazione è stata lunga, il telaio l’ho completamente smontato, sverniciato a mano, saldato e stuccato le boccole, verniciato (fondo, colore, adesivi, lucido) con pistola a spruzzo e montato nel mio piccolo box.

Il viaggio con la Graziella recuperata si è svolto in 3 giorni per un totale di 290 chilometri così suddivisi: il primo, tappa di 110 km pianeggiante con 60% su ciclabile (Naviglio Pavese), strade provinciali, statali e di campagna, Il secondo 130 km con 1400 metri di dislivello in salita passando dalla trafficata statale dei Giovi alle strade di campagna del Monferrato, ed il terzo circa 50 km lungo la frastagliata (e non piatta) statale dell’Aurelia che costeggia il litorale ligure.

Le difficoltà sono state molteplici, i 25 km di salita del passo del Turchino allo scoppio in discesa del copertone con relativo escursione nei prati, la riparazione di fortuna del copertone tagliato alle otto ore di sella del secondo giorno, crisi fisica sul passo del Turchino al gran caldo, le lunghe e infinite statali trafficate dai camion alla velocità massima di 22Km/h, le discese fatte frenando coi piedi a terra e le salite oltre il 6% spingendo la bici a mano.

Un’avventura di 300 km molto variegata, sono passato dalla trafficata Milano alla torrida pianura pavese, dalle montagne dell’appennino al mare ligure. Non scorderò mai gli incitamenti delle persone che ho incontrato lungo la strada e nei bar, i caffè offerti e le bottiglie d’acqua regalate, chi mi ha ospitato a casa e preparato la cena e chi invece mi ha guardato con freddezza perché sudato e sporco dopo ore di pedalata, chi non ci credeva e voleva
vedere le foto dei giorni precedenti, chi mi ha dato preziose informazioni e chi mi ha tenuto compagnia durante i riposini all’ombra di un’albero, le facce degli amici che mi hanno visto arrivare, le bottiglie di spumante stappate per festeggiare e quel bagno nel mare liberatorio dopo venti ore di pedalata!

Un’incredibile scarica di emozioni.

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Video “Three days of ordinary madness”

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