Quella decisione che la FIAB non può più rimandare

23 Novembre 2012

Questo fine settimana si terrà a Cremona la conferenza nazionale dei presidenti delle associazioni che compongono la Federazione Italiana Amici della Bicicletta.
Tema portante dell’evento sarà “La crescita associativa e l’efficacia delle azioni per una politica pro-bici”, un argomento di importanza fondamentale in questo frangente.

Amo ricordare che se la rivoluzione della mobilità olandese ha generato l‘Olanda che tutti noi oggi conosciamo è stato soprattutto grazie a tre fattori determinanti che si verificarono in contemporanea poco meno 40 anni fa:

  • lo shock petrolifero successivo alla guerra dello Yom Kippur
  • la nascita di stop der kindermoord, un movimento spontaneo di protesta per la poca sicurezza sulle strade olandesi
  • una forte e agguerrita associazione di ciclisti che è stata in grado di agevolare il cambiamento

È singolare notare come oggi in Italia siamo in presenza della stessa identica congiunzione astrale di quel lontano 1973 olandese che potrebbe cambiare per sempre il nostro concetto di mobilità.

Ecco quindi che la FIAB ha un grande carico di responsabilità sulle proprie spalle in questo momento: da un lato deve essere in grado di prendere le redini di questo grande desiderio di ciclabilità che sta attraversando la nostra penisola, dall’altro deve offrire un porto sicuro a tutti coloro che dopo aver assaporato l’esperienza liquida di #salvaiciclisti sono adesso alla ricerca di una realtà strutturata e solida.

In questi mesi ho avuto modo di conoscere molte persone all’interno della FIAB. Come in ogni spaccato di società ho incrociato persone brillanti e lungimiranti, così come persone miopi e mediocri, in ogni caso persone tutte alimentate da una grandissima, enorme passione.

In alcuni casi, però, la passione non è sufficiente per fare bene: in un campo delicato come quello della promozione delle politiche della mobilità dolce servono anche conoscenze, competenze e tempo da dedicare all’obiettivo da raggiungere. Queste tre caratteristiche, purtroppo, non si improvvisano: o le si possiede o non le si possiede, poche balle.

Negli ultimi anni la FIAB è stata guidata sapientemente da Antonio Dalla Venezia, a mio avviso una persona eccezionale, un presidente dotato di carisma, competenze e tanto sale in zucca. Si è diffusa la voce che sia dimissionario e qualora la notizia fosse confermata sarei molto preoccupato: la persona sbagliata alla guida della FIAB in un momento così delicato potrebbe compromettere l’evoluzione del rinascimento ciclistico in corso.

Perché ritengo che esista il rischio che il prossimo presidente non sia all’altezza?
Perché la più grande associazione italiana di ciclisti non sportivi non prevede (mi si corregga se sbaglio) che il proprio presidente venga opportunamente stipendiato, ma anzi richiede che svolga la sua immane mole di lavoro su base squisitamente volontaria. Guidare la FIAB richiede, quindi, oltre che capacità e intelligenza, soprattutto una grandissima propensione al martirio.

Fino a questo momento, i ciclisti italiani hanno avuto la fortuna di aver trovato il martire giusto, ma davvero possiamo sperare che vada avanti così all’infinito? Ma se per caso, adesso, l’unico martire disponibile fosse per caso appartenente alla categoria dei miopi e mediocri? O se invece non fosse abbastanza martire?
La FIAB ha ormai raggiunto dimensioni troppo grandi per poter essere gestita nei ritagli di tempo, quando il lavoro, il partner, i figli e la salute lo permettono.

Mi auguro fortemente che questo fine settimana i presidenti delle associazioni che formano la FIAB vogliano affrontare il problema e che decidano che è giunto finalmente il momento di abbandonare il puro dilettantismo che il volontarismo necessariamente porta con se e che viceversa scelgano di circondarsi di professionisti in grado di svolgere al meglio e, soprattutto, a tempo pieno il proprio lavoro.

Il vincolo, si dirà, come sempre sono i soldi, risorsa quanto mai scarsa in questo periodo.
Bene, allora questo significa che è anche giunto il momento di iniziare a svolgere un’attività seria di fundraising e di promozione dell’associazione per portare fondi in cassa.

La scelta è chiara: la FIAB deve decidere se vuole fare lobby o se vuole fare gite in bicicletta. Le gite in bici si possono organizzare nei ritagli di tempo, le attività di lobby sulle istituzioni, no.

Buon lavoro, amici e che Santa Graziella illumini le vostre decisioni.

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