Marco Passigato, consulente per la mobilità ciclistica

11 Dicembre 2013

Il tanto atteso cambiamento nelle abitudini di mobilità degli italiani comporterà la diffusione di nuove figure professionali, legate alla progettazione e alla promozione della mobilità ciclistica. Di seguito una breve chiacchierata con Marco Passigato, autore di diversi biciplan e piani urbani del traffico.

Marco Passigato

Ciao Marco, descrivi in breve il tuo lavoro.
Sono ingegnere, vice dirigente dell’Università al 50% in part time da 10 anni e mi occupo sia delle attività tipiche della Direzione Tecnica che delle azioni per promuovere la sostenibilità ambientale nell’Ateneo e tra queste sono il Mobility Manger dell’Università; con questo ruolo promuovo la mobilità sostenibile sia nell’Ateneo che in città facendo rete con Enti ed associazioni.
Nel rimanente 50% sono progettista, pianificatore, consulente e formatore di interventi per la mobilità ciclistica e sicurezza stradale in genere.

E’ la tua unica fonte di reddito?
Si le due attività combinate, Università e libera professione, sono le mie fonti di reddito; la libera professione lavorando a tempo pieno lo potrebbe essere anche da sola.

Qual è stato il tuo percorso formativo?
Per quanto riguarda la mobilità ciclistica dopo la laurea nel 1985 ho fato un viaggio in bici in Belgio ed Olanda e poi sulla base di quella esperienza ho iniziato ad affiancare gli Amici della Bicicletta di Verona con proposte per la rete ciclabile della mia città. Mediamente ogni estate ho dedicato una settimana di vacanza al cicloturismo ed ai viaggi di studio in Europa anche sul tema emergente della Moderazione del Traffico. Nel frattempo sviluppavo un robusto “book di immagini” che poi è sfociato sia in numerosissime conferenze prima nel Veneto e poi in tutta Italia e parallelamente in articoli, documenti, manuali e pubblicazioni tecnico-specialistiche.
La vera crescita formativa si è sviluppata a partire dagli anni ‘90 con l’inizio dell’attività professionale, affrontando numerosissimi casi concreti, confronti con cittadini, amministratori, uffici tecnici di comuni ecc; con pianificazioni, progetti di dettaglio, immaginando, prima nella mia testa, e poi traducendo in carta, disegni, computi relazioni, elenchi di vantaggi, le cose che avevo pensato e che i cittadini o Amministratori mi avevano suggerito come loro desideri. Onestamente devo dire che ho avuto la fortuna di sviluppare un tema nel quale in Italia gli esperti al tempo erano veramente pochi.

Quali progetti sulla ciclabilità hai seguito?
Progetti ne ho seguiti molti, dalle prime pianificazioni della rete ciclabile per il PGTU di Verona, al progetto esecutivo di Ferrara, al Bici Plan di Pordenone; poi alla partecipazione al gruppo di lavoro del piano particolareggiato del traffico urbano di Mestre Centro con successivo Abaco delle progettazione e progetto esecutivo e direzione lavori delle opere del percorso di 3 km lungo via Castellana, il progetto esecutivo e la direzione lavori della ciclabile Adige Po, di 32 km su 8 comuni tra l’Adige ed il Po. Inoltre progetti e piani minori svolti come unico progettista e il lavoro sempre in gruppo con progettisti amici al PUM di Trento ed un Piano di area vasta con 12 comuni nella zona est della provincia di Milano.
Poi ho redatto pubblicazioni tecniche, manuali, organizzato formazione per Comuni e Province, tenuto un centinaio di conferenze, incontrato decine di amministrazioni ed associazioni. Chi volesse approfondire il mio curriculum si trova qui.
Una delle mie fortune è stata di costruire ottimi rapporti con due società di ingegneria di Verona, entrambe specialistiche sui temi della mobilità, degli studi di traffico e sui progetti di infrastrutture viarie, entrambe con sede molto vicine a casa mia e pertanto costruendo facili e proficui rapporti di collaborazione.
Credo che per lavorare bene e con soddisfazione bisogna essere in grado lavorare in rete con altri operatori del medesimo settore e valorizzarsi l’un l’altro.
Devo ammettere che ho avuto grandissima soddisfazione del mio lavoro, sia per quanto realizzato che per le modalità di come si sono attivate molte esperienze, ad esempio soprattutto nel passato mi succedeva spesso di essere chiamato direttamente da Sindaci, Assessori o Dirigenti pubblici per affidarmi dei lavori dopo avermi ascoltato a conferenze ed aver letto mie pubblicazioni.

Molti dei consulenti per la mobilità ciclistica in Italia hanno qualche ruolo in FIAB. Quanto è importante appoggiarsi ad un’associazione per ottenere delle commissioni dalle amministrazioni?
Le associazioni come la FIAB sono fatte per condividere visoni, per scambiare considerazioni, per diffondere cultura, per elevare il livello dei desideri dei cittadini ed Amministratori, e, non da ultimo, per divertirsi assieme con giri in bici giornalieri o lunghe ciclovacanze.
All’interno di FIAB molte persone sono cresciute e FIAB oggi è considerato un centro di competenza molto elevato sul tema della mobilità in bici. Proprio da questa circolazione di idee, di informazioni, di materiali, di pubblicazioni, di conferenze, di discussione in rete si elevano le competenze di chi con passione e tempo ci dedica energie.
Le associazioni come FIAB non sono ne centrali di committenza o smistamento di attività professionali e neppure agenzie interinali, sono reti nelle quali lavorando con attività di pubblicazioni volontarie e di svolgimento di conferenze in genere a titolo volontario è possibile incontrare molte persone farsi conoscere, cioè entrare nella rete delle persone, Enti, Amministrazioni, associazioni, operatori economici che si occupano di mobilità in bici.
Per essere conosciuti bisogna essere nelle reti, e per aspirare a incarichi bisogna dimostrare competenza e disporre di curriculum che rappresenti e confermi la tua esperienza.

Cosa consiglieresti ad una persona che vuole intraprendere la tua stessa carriera?
Avere molta passione per il proprio lavoro, dedicarci tempo e credere che sia utile per sviluppare un mondo migliore. Iniziare a fare anche volontariamente studi, proposte, progetti, viaggiare all’estero, sperimentare e conoscere direttamente le migliori pratiche, iniziare a pubblicare qualche cosa, credo inoltre trasmettere passione. Entrare nelle reti, farsi apprezzare, dimostrare competenza.

Lo scorso anno sei stato il coordinatore didattico del primo corso di promotore della mobilità ciclistica. Pensi che ci siano reali sbocchi lavorativi per queste nuove figure professionali?
Io credo di si, anche se non per tutti e non subito; per alcuni può essere un modo di ri-orientare la propria professione interessando anche il mondo della bicicletta.
La mia carriera professionale ha impiegato molto a consolidarsi, ma 10-15 anni fa sentir parlare di promozione della bicicletta era molto raro, ora è un tema attualissimo e si aprono numerose prospettive di evoluzione.
Scorrendo l’elenco dei titoli degli elaborati finali dei partecipanti al 1° Corso ben 7 su 21 hanno impostato un lavoro che lascia trasparite un’idea di fare impresa economica, chi sviluppando la propria attività di tour operator, chi impostando ad una attività di Pony express in bici, chi lavorando su siti / testate giornalistiche dedicati alle bici, chi sviluppando nuove tecnologie per la mobilità urbana in bici, altri come professione tecnica.
Io credo che l’importante sia immaginare un proprio futuro che si sviluppi attraverso le scelte personali e l’investimento diretto, e non subordinate a scelte di enti pubblici che chissà se e quando arriveranno, ci sono territori già pronti ove è sufficiente creare reti e gettare il messaggio della bici (cioè gettare il lievito) e la situazione si attiva, decolla, gli operatori intraprendono percorsi virtuosi, e altre situazioni ove non c’è abitudine a collaborare, ove il territorio è disattento o oggettivamente mancano le condizioni di partenza ed allora è tutto più difficile.

Bikegnomics – Marco Passigato

Passigato

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