Cuba in bicicletta: Surly vs. Salsa | Bikepacking vs. tradizione

3 Dicembre 2014

Ralf e Sergio sono tornati da pochi giorni da Cuba, giusto il tempo di confezionare il video che trovate alla fine dell’articolo, e noi non abbiamo resistito alla tentazione di rivolgere loro qualche domanda su una meta tanto interessante e che, ne siamo convinti, è il sogno nel cassetto di chi scrive, ma anche di chi legge.

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Bikeitalia.it: Perché avete scelto di proprio andare a Cuba in bicicletta?
Sergio:Cuba è stata una scelta dettata da varie ragioni. Almeno per me. Il mio primo viaggio a Cuba risale a poco dopo il 1990, cioè quando la Russia aveva tagliato gli aiuti all’isola. La situazione era drammatica. Impossibile non notare le difficoltà dei cubani.( la popolazione perse globalmente un terzo del propio peso durante quegli anni!) Lunghe code di gente con tessere annonarie per poter ottenere il cibo razionato. Negozi per lo più vuoti di mercanzia e deserti. Gente che si avvicinava, e se pur con grande dignità, cercava in qualche modo di ottenere qualche dollaro. Il senso di disagio per me è stato davvero forte. Però le notizie davano Cuba in risalita economica e sociale, con apertura, anche se parziale, alla libera impresa. La curiosità era forte.
Se aggiungiamo a questo che si voleva un viaggio al caldo, col mare, non proibitivo come percorso e , perché no, anche economico tanto per “iniziare” Ralf al cicloturismo ecco che Cuba è diventata una meta ideale.
Ralf: Sapevamo di andare ai Caraibi, al caldo e al mare, perfetto per un mio primo viaggio in bici. Cuba, come si sa è un paese particolare. Politicamente purtroppo ancora isolato, sopratutto per via dell’ embargo da parte degli USA, ma la gente secondo me ha imparato ad arrangiarsi. Ci aspettavamo al sud le strade disastrate per colpa dell’uragano “Sandy” del 2012. Cosa che che poi si è confermata. In generale eravamo molto positivi di affrontare questo viaggio, consapevoli di trovare povertà ma anche gente allegra e sempre pronti a venderci qualcosa e aiutarci.

Cuba spiaggia

Bikeitalia.it: Che biciclette avete scelto di utilizzare per il vostro viaggio e perché?

Sergio: Io da alcuni anni uso una SALSA FARGO con la quale ho attraversato davvero molti paesi, ormai una decina, e in condizioni stradali, climatiche e di carico davvero molto differenti. La trovo fantastica per un viaggio. Non sono un tecnico sopraffino e non ho nemmeno modo di testare tutte le bici. Ci sono arrivato per caso leggendo qua e là e parlando con amici. Ero alla ricerca di una bici che sostituisse la mia , ormai arrivata alla frutta. Quando la vidi pensai “che brutta!” . Poi la usai per il primo viaggio in Patagonia. Adesso l’ho appena sostituita, proprio prima del viaggio a Cuba, col modello in Titanio!
Semplicemente superba, adesso poi la trovo anche bellissima! Quando non è in uso, ovvero raramente, trova la sua collocazione nel salotto di casa.

La Salsa Fargo di Sergio in assetto bikepacking

La Salsa Fargo di Sergio in assetto bikepacking

Ralf: Io avevo un ottimo consigliere, che si chiama Sergio Borroni! Mi ha proposto una SURLY “Karate Monkey” con la quale mi sono trovato benissimo! Per il prossimo viaggio cambierò solo il manubrio, che è troppo largo e prenderò una sella Brooks.

Surly Karate Monkey

La Surly Karate Monkey di Ralf in modalità “borsoni sul portapacchi”

Bikeitalia.it: Sergio, tu viaggi in modalità bikepacking, mentre tu, Ralf, viaggi in modalità tradizionale, con le borse sul portapacchi: avete notato delle differenze pratiche durante il viaggio?

Sergio: Differenze ce ne sono state davvero parecchie. Ma non sarebbe carino elencarle seriamente.
Ralf era alla sua prima esperienza. Le sue borse sembravano le tasche di Eta beta. Ne usciva di tutto :-) Ma è normale. Quando non sei molto esperto non sai mai cosa serve, cosa è inutile e cosa è superfluo… Però credo davvero che, la prossima volta, qualche suggerimento in più lo ascolterà volentieri. E buon per lui che di salite ce ne stavano pochine.

Ralf: Sergio, essendo un veterano di viaggi in bicicletta sapeva perché portava poca roba, io invece, da rookie, ho portato troppo abbigliamento e cosettine varie e, ovviamente, facevo più fatica nelle salite. Inoltre la bici mi sembrava decisamente sbilanciata e difficile da “guidare”.
All’imbarco in aereoporto c’erano quasi 10 kg di differenza di peso tra le due bici. E li ho sentiti tutti.

Cuba Salsa e Surly

Bikeitalia.it: Qual è la cosa che vi ha colpito di più di questo viaggio?

Sergio: Può sembrare un po’ strano parlarne. Ma per la verità la cosa che piu mi colpito,sinceramente, è che non ho mai visto nessuno col telefonino in mano! Anche in Mongolia nelle gerg (le tende dei nomadi n.d.r.) c’era gente con gli smartphone. Qui nulla. Intendiamoci la telefonia mobile esiste perché le antenne si vedono, ma per strada la gente continua ad utilizzare I telefoni appesi ai muri. Come si faceva da noi fino a 15/20 anni fa. Probabilmente I costi sono troppo elevati per la gente normale. Lo stesso dicasi per internet. Disponibile solo presso qualche grande albergo e a prezzi che tagliano fuori I cubani ( 5 $ per un ora)

Ralf: Sicuramente il paesaggio, la luce e la gente sempre disponibile e gentile. Ovunque si trovavano delle persone che volentieri davano informazioni o per una “casa particular”, un ristorante ,o dove trovare acqua eccetera. Certamente loro si aspettavano qualcosa da noi, ma ci sembrava naturale e spesso qualche aiutino l’abbiamo dato.
Un’altra cosa che abbiamo notato in tutto il paese, che l’erba ai bordi della strada viene tagliata a mano spesso da grandi gruppi di uomini con un tipo dei machete di forma particolare. Evidentemente il “peak oil” influenza anche la manutenzione delle strade.

Cuba in bicicletta

Bikeitalia.it: Cuba è un paese che dalla crisi dei primi anni ’90 è uscita con un’economia indipendente dal petrolio. Come si vive dopo il peak oil?

Sergio: Per noi bene :-) Il traffico stradale è scarso, sopratutto fuori dalle città. Semmai fa un po’ strano, per noi occidentali, vedere che buona parte dei trasporti pubblici vengono effettuati col cavallo o con le bici taxi. Sembra a volte di essere tornati indietro di un secolo. Ricordo che il mio bisnonno faceva il maniscalco per il tram a cavalli, in uso a Milano fino alla fine dell’ 800 . Amavo vedere le sue foto dell’epoca. Ecco, se togliamo il colore ad alcune foto, ci sono immagini che mi ricordano queli tempi.

Trasporti pubblici a Cuba

Trasporti pubblici a Cuba

Ralf: A noi è sembrato che soprattutto al sud la gente non soffrisse la fame, allevano bestiame ovunque. Si vedono animali dappertutto, pascolando ai bordi della strada : cavalli, capre, maiali e cani quasi tutti liberi.
Il traffico è molto limitato e i mezzi usati sono spesso cavalli e biciclette.
Ovviamente a “La Habana” la musica cambia, macchine bellissime anni ’50 dappertutto e un traffico intenso. La gente vive per strada giorno e notte, si sente musica da tutte le case e camminando nelle viuzze anche la notte non avevamo mai paura di essere aggrediti. La presenza militare comunque si vede e si nota. Gli automobilisti prevalentemente sono molto rispettosi e stanno molto attenti ai posti di controlli.

Cuba in bicicletta

Bikeitalia.it: Ralf, per te questo è stato il tuo primo viaggio in bici: cosa hai imparato?

Ralf: La prima cosa che ho imparato è di portare veramente solo l’essenziale, niente di più. Essendo stato il mio primo viaggio in bici volevo essere preparato il più possibile a varie situazioni non prevedibili. Ho portato per esempio un materassino (550 gr.) mai usato, perché si dormiva ogni sera in un’altra casa, che per fortuna abbiamo sempre trovato senza grande difficoltà, anche nella quasi giungla ad Uvero, la prima notte al sud.
Questo viaggio l’ho fatto, perché sapevo con chi andavo! Io sono un runner con alcuni anni di esperienza e varie maratone sulle spalle e non ho avuti problemi di fiato, ma la muscolatura che si usa in bici è diversa o meglio la si usa in modo diverso e bisogna allenarsi un poco prima di affrontare un viaggio così.
Solo il primo giorno ho avuto dei crampi alle gambe…

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