Velo-City 2015, ciclosognatori a rapporto

9 Giugno 2015

Velo-city Nantes Velo Parade

Nantes è una tranquilla città adagiata sulla Loira, il fiume lungo cui si sviluppa uno dei principali percorsi di cicloturismo francesi. Appena arrivati, la nostra attenzione viene catturata – più che dai monumenti e dalle opere architettoniche – dalle condizioni delle strade sulle quali ci muoviamo: zone 30, restringimenti di carreggiata, corsie ciclabili, tram e ampie zone pedonalizzate sono lì per dirti che l’amministrazione della città ha delle priorità ben precise, ovvero che le persone hanno molta più importanza delle automobili.

Nonostante ci siano pittogrammi raffiguranti biciclette pressoché ovunque e cicloparcheggi interrati degni di “Alice nel paese delle ciclomeraviglie”, non si vedono molti ciclisti in giro: qui solamente il 4% degli spostamenti avviene in bicicletta (più o meno come a Roma, per intenderci). Eppure basta guardarsi intorno per capire che qui la politica non si limita a inseguire i desideri dei cittadini, ma ne indirizza le scelte attraverso una visione che porterà risultati con il passare degli anni.

E, di visione in visione, è facile capire perché proprio questa città nascosta nel nordovest della Francia sia stata selezionata per ospitare Velo-City, la più importante conferenza mondiale sui temi della ciclabilità.

Entrando nella sede dell’evento si respira in qualche modo aria di casa: ad accoglierti ci sono dozzine di stand di aziende che operano nel mondo della bicicletta ed è subito facile perdersi a osservare pompe pubbliche, sistemi innovativi di parcheggio, applicazioni per monitorare le abitudini dei ciclisti urbani e tonnellate di informazioni racchiuse in un densissimo programma di 4 giorni, fatto di sessioni parallele tra loro che parlano di advocacy, sistemi di bikesharing, sostenibilità e resilienza, ma soprattutto di un sogno di città futura alla massima efficienza in cui la bicicletta permette a grandi e piccini, poveri e ricchi di muoversi in libertà.

Velo-city nantes interno

Insomma, invece che a un ciclo di conferenze per urbanisti, architetti e cicloattivisti, sembra di trovarsi a un raduno di sognatori che avrebbero potuto fare soldi a palate andando a lavorare per il settore dell’automotive o della telefonia ma che, invece, hanno deliberatamente scelto di dedicarsi alla realizzazione di un mondo migliore, senza traffico, senza emissioni inquinanti, senza malattie cardiovascolari causate dall’inquinamento.

Basta partecipare alle prime sessioni per iniziare a provare un senso di sconforto: i danesi fanno i primi della classe e non disdegnano di umiliare il resto del mondo con un librone che rappresenta il piano quinquennale per lo sviluppo della ciclabilità (firmato dal ministro dei trasporti che fa una specie di mea culpa perché la situazione è migliorabile), il tutto mentre gli olandesi si lamentano perché non sanno più dove mettere le biciclette, ma ne vogliono ancora di più.

Gli svizzeri rincarano la dose: “Abbiamo ricevuto un finanziamento da 140mila franchi (133mila euro) dal dipartimento federale dei trasporti e abbiamo realizzato un’indagine [monumentale n.d.r.] per verificare il gradimento dei cittadini sullo stato della ciclabilità delle nostre città che si è composto di questionari online e di telefonate a casa di 500 abitanti delle maggiori città svizzere”.

Velo-City Nantes convegno

Sconvolgente è poi la presenza di tantissimi brasiliani che fremono per salire in cattedra e mostrare quanto fatto nel Nuovo Continente, ma ancora più sconvolgente è la delegazione dei quasi 40 delegati sudamericani che ogni sera, dopo essersi riuniti per scambiarsi opinioni, a seguire, raccontano via hangout a mezzo nuovo mondo le cose più interessanti che hanno visto e sentito.

E poi arriva il momento del confronto (che sa tanto di rugby) Italia-Scozia: Federico Spano di Rebike Altermobility presenta i risultati di un progetto del tutto simile a quello di Keith Irving di Cycling Scotland. Mentre Spano dimostra come si possano coinvolgere 400 bambini con un budget di 13 mila euro, Irving mostra come abbia coinvolto 500 bambini su un progetto simile sulla ciclabilità con un progetto da 140 mila sterline (190 mila euro).

E questo riassume la sensazione generale che si ha gironzolando per Velo-City: se gli altri paesi avanzano nello sviluppo della ciclabilità, l’Italia non sta certo a guardare e avanza a proprio modo. Mentre negli altri paesi si investono fiumi di euro per aumentare dello zerovirgola il numero di persone che utilizzano la bicicletta, in Italia gli stessi obiettivi si raggiungono affidandosi al volontariato, alla vocazione al martirio di chi si occupa di ciclabilità e a tanti paroloni e sproloqui a vanvera da parte dei grandi assenti a Nantes.

Velo-city nantes strada

A Velo-City siamo circondati da politici e amministratori provenienti da tutto il mondo che si scambiano impressioni, ascoltano e presentano best practice su quanto fanno nelle loro città/paesi, ma, di politici e tecnici comunali italiani, non c’è neanche l’ombra.

Forse la barriera all’ingresso degli italiani è stato il costo del biglietto di ingresso che, alla modica cifra di 800 € per 4 giorni può scoraggiare chiunque, ma penso che se a Roma vogliono rilanciare il bikesharing comunale e in Lombardia hanno appena emesso un bando da 20 milioni di € per lo sviluppo dell’uso della bicicletta, allora forse un migliaio di euro per andare a sentire cosa combinano in giro per il mondo, forse non è un investimento tanto stupido, soprattutto se questo può consentire di risparmiare errori molto costosi.

L’Italia è qui rappresentata da un piccolo gruppo di inviati di FIAB e di altre associazioni locali come Re-bike Roma e #Salvaiciclisti Bologna, qualche azienda (SRM e TRT) e il più alto rappresentante della pubblica amministrazione italiana è Lello Sforza, Mobility Manager della Regione Puglia.

Manca quindi la politica (sì, anche i parlamentari amici della bicicletta), mancano i tecnici (quelli che costruiscono le ciclabili in struttura all’interno delle aree pedonalizzate e poi “supercazzolano” per dimostrare di avere ragione) e mancano anche gli urlatori di professione del cicloattivismo.

Insomma, alla fine della fiera ce ne andiamo con gli occhi pieni di sogni che abbiamo visto realizzati da altri e che un giorno, volenti o nolenti, raggiungeremo anche noi, sebbene facendo molta più fatica, pedalando forte in salita, come si addice alla tradizione ciclistica italiana.

E per pedalare in salita, partiamo da CosmoBike Mobility, l’evento con cui, dall’11 al 14 settembre a Verona, porteremo un po’ delle conoscenze acquisite Oltralpe anche da noi per raccontare agli amministratori italiani e relativi tecnici come si costruiscono città a misura di bicicletta.

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