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Da Siviglia a Porto in bicicletta (parte I)

Diari • di 14 Ottobre 2015

Dopo anni di “Nord Europa” abbiamo deciso di provare un po’ di Sud.
Come sempre verso novembre/dicembre cominciamo a pensare dove ci piacerebbe andare in bicicletta e quindi ognuno di noi propone una o più idee agli altri e poi, valutandone l’interesse comune, si decide.
Poi a gennaio ci si comincia ad occupare dell’aspetto logistico (prenotazione viaggio per raggiungere il luogo di partenza e rientro dall’arrivo, carte geografiche, luoghi di interesse, prima predisposizione tappe a seconda del terreno che andremo ad affrontare etc).

Per il 2015 io avevo proposto il Marocco (avevo visto delle foto meravigliose pubblicate su un sito di cicloviaggi) mentre Marco proponeva Spagna e Portogallo, seguendo sommariamente un giro che aveva già fatto a spezzoni in auto in Portogallo, quando era andato a trovare suo figlio in Erasmus.
Il Marocco è stato scartato per il rischio di trovarci tutti e 3 in una foto, vestiti con una tuta arancione, in ginocchio, con dietro un tipo minaccioso vestito di nero e con scimitarra in aria, in effetti la mia proposta di viaggio lambiva il confine con l’Algeria, paese non proprio tranquillo in questo periodo.
Quindi si è optato per un viaggio più tranquillo e al riparo da rischi “gratuiti”.

Si è deciso anche di anticipare di 40 giorni la data di partenza, rispetto agli altri anni, e quindi abbiamo fissato la data di partenza per il 2 maggio 2015, anche perché avevamo trovato dei voli Rayan Air da Bologna sia per l’andata che per il ritorno a prezzi ragionevoli.
Dopo aver prenotato i voli però, a causa del lavoro e di altri impegni familiari, non abbiamo avuto tempo da dedicare alla preparazione del viaggio e quindi abbiamo preparato le tappe, pochi giorni prima della partenza, solo in base ai km da percorrere, senza preoccuparci di verificare le altimetrie o la presenza di piste ciclabili.
Quindi arrivati al 2 maggio abbiamo raggiunto Bologna chi in auto (con le 3 bici al seguito) chi in treno, per poi ricongiungerci alle 4 del mattino in aeroporto pronti per la nuova avventura.

Arrivati alle 9.15 a Siviglia, poco distante dal ritiro bagagli, d’accordo con gli inservienti dell’aeroporto, abbiamo provveduto ad assemblare le nostre biciclette, caricare le borse sui portapacchi ed uscire dal terminal per raggiungere il centro città.
Appena usciti dal terminal siamo stati assaliti da un caldo al quale non eravamo ancora preparati: 35 gradi!
Dopo aver tentato diverse strade per trovare quella che ci avrebbe portato a Siviglia centro, senza esito, ci siamo affidati al “Mio 505” che, dopo alcune esitazioni, sotto un sole cocente, ci ha indirizzato per una strada sterrata di campagna, in mezzo a ulivi e aranceti.

Poco dopo questo bel panorama è cambiato e ci siamo ritrovati a guardare i palazzoni della periferia di Siviglia percorrendo una strada sterrata ai cui bordi c’era una discarica a cielo aperto… dai copertoni ai divani sfondati, passando per i detriti di demolizione.
Finalmente abbiamo trovato una pista ciclabile, il cui tracciato era dipinto di verde, che ci ha fatto raggiungere agevolmente il centro e trovare l’albergo che avevamo prenotato, il tutto per un totale di 22 km dall’aeroporto.
Albergo decoroso e pulito proprio in centro con affaccio in una piazzetta con diversi bar con tavoli all’aperto dove, all’arrivo, ci prendiamo del cibo ma soprattutto delle grandi birre.
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Dopo esserci rifocillati approfittiamo per andare in visita alla Cattedrale, e poi passeggiando lungo il Guadalquivir (fiume che bagna Siviglia ed unico fiume ancora navigabile in Spagna), raggiungiamo la meravigliosa Piazza di Spagna, passando per il Parco di Maria Luisa con splendidi alberi quali cedri, olmi, palme ed aranci al momento carichi di frutti. Non è irrilevante ricordare che la temperatura, al 2 maggio, raggiungeva i 39 gradi!
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Alla sera ottima cena al ristorante “El Bacalao” dove ho mangiato 2 piatti a base di bacalao, entrami finiti al top dei bacalao che avrei più volte mangiato in questo viaggio.
Ritornati in albergo ci siamo fatti una bella dormita in attesa della partenza vera al mattino.

3 maggio, Siviglia-Huelva, 106 km e 670 mt. disl., 7 ore

Dopo abbondante colazione, sistemazione delle bici e pronti a muovere alle 9.40.
Il caldo, importante, ci fa pensare che sarà una giornata impegnativa.
Capiamo subito che non ci sono ciclabili e che quindi il nostro viaggio dovrà procedere su strade “normali” e la nostra bravura sarà ricercare strade a basso traffico automobilistico.
Appena partiti, uscendo da Siviglia, troviamo un blocco stradale per una corsa podistica e quindi un poliziotto addetto al traffico, ci dirotta verso un’altra strada che ci dice essere tranquilla e migliore di quella che avevamo scelto noi.

Sarà anche vero, però forse noi abbiamo confuso le sue indicazioni, sarà che poi non abbiamo considerato che solo in Italia le indicazioni dei cartelli stradali indicano in blu le strade “normali” ed in verde le autostrade, fatto sta che ad un certo punto, come nei migliori film polizieschi americani, abbiamo sentito dietro di noi una sirena della polizia che ci intimava di fermarci… stavamo entrando in autostrada!
I poliziotti, inizialmente nervosi, hanno poi capito la nostra confusione “di colori” dei cartelli stradali e ci hanno raccontato di essere stati avvisati dalla loro centrale che ci aveva “intercettato” grazie alle telecamere poste lungo la strada.
Sono stati gentili e ci hanno indicato lo svincolo per la “Statale 484” che ci avrebbe rimesso nella giusta carreggiata.

La giornata trascorre con 35/37 gradi, su strade asfaltate a bassissimo passaggio di auto, con continui saliscendi. Ci fermiamo a dare un’occhiata alla bella Almonte dove prendiamo 3 toast e 3 birre spendendo ben 4,5 € (Maurizio ha chiesto 3 volte se erano sicuri del prezzo!).
Gli ultimi 15 chilometri sono una sorpresa: continuo saliscendi su dolci colline che assomigliano molto al nostro panorama in Toscana, ulivi e pecore e un cielo nitido.
Finiamo con “gongolante” discesa di ben 4 km e arriviamo alle 20 di sera all’albergo che avevamo appena prenotato via “Booking.com” per strada. Serata in centro, statua illuminata di Cristobal Colon (Cristoforo Colombo) e cena in ristorante sulla strada a base di bacalao, seppie fritte, gamberi, pomodori e 8 birre, il tutto per 52€ in 3. Meglio di così…
Andiamo in albergo e percepiamo il cambiamento di clima, arriva il vento e la temperatura si abbassa.

4 maggio, Huelva-Tavira, 80 km con 560 mt disl., 5 ore

Dopo la solita abbondante colazione da cicloviaggiatori, recuperiamo le biciclette dal garage messo a disposizione, si procede al carico e si inizia la pedalata…oggi si raggiunge il Portogallo!
Il clima è cambiato, la temperatura si è molto abbassata (arriverei a pensare di almeno 10 gradi rispetto a ieri) e il cielo è rannuvolato. Ci vestiamo un po’ meno leggeri e si parte di buona lena.
Per tutto il giorno viaggiamo su strade asfaltate a basso traffico, costeggiano per decine e decine di km delle serre dove producono principalmente fragole, sia a terra che in altezza, ma ancche svariati tipi di frutta.
Notiamo che nelle serre lavorano principalmente extracomunitari di colore e ci chiediamo quanti di questi siano in regola e quanto vengono pagati al giorno…per curare la frutta che poi arriverà sulle nostre tavole. Domande che resteranno senza risposta perché non è neppure possibile avvicinarsi a loro; il paragone con Rosarno è d’obbligo.

Arriviamo ad Ajamonte, passando per Lepe, verso le 15 con una leggera pioggerellina e indossiamo le giacche perché tira un fastidioso vento fresco.
Per raggiungere il Portogallo dobbiamo traghettare il fiume Guadiana e raggiungere Vila Real de Santo Antonio in circa 30 minuti. In traghetto troviamo più che altro turisti inglesi, tedeschi ed un paio di italiani.
Sbarchiamo a Vila Real sotto gli occhi della polizia che valuta attentamente le persone che sbarcano e mentre chiacchieriamo tra noi per decidere quale strada prendere, siamo avvicinati da un signore italiano che ci racconta la storia della sua vita e dei motivi che lo hanno spinto ad abbandonare il lavoro di portiere d’albergo, mettersi in pensione e godersela in Portogallo. Di contro ci indica la strada, secondo lui piu’ tranquilla, per prendere la tanto decantata “ciclabile de l’Algarve”.

Attraversiamo la periferia di Vila Real, con case popolari e capannelli di giovani con cani randagi che hanno tutta l’idea di essere spacciatori di erba o altro, per il modo che hanno di guardarsi intorno nervosamente. Troviamo finalmente la tanto sospirata “ciclabile dell’Algarve” e terminiamo la pedalata a Tavira trovando alloggio in un appartamento di un complesso turistico a qualche centinaia di metri dal mare al costo di 50 € con 2 camere + servizi.
Cena a base di bacalao con cipolle e accompagnamento di sangria, alla notte il connubio ci fa svegliare più volte.

5 maggio, Tavira – Albufeira, 83 km e 570 mt. disl., 5 ore

Dopo un frugale colazione, quando non la troviamo pronta, siamo un po’ pigri, si parte sotto un sole importante mediato però anche da un vento importante (ovviamente in senso avverso a noi).
Scopriamo presto, con delusione, che la famigerata “ecovia dell’Algarve” parte attraverso delle stradine sterrate in mezzo alla campagna ma poi, sempre più spesso, si butta sulla N125, principale arteria dell’Algarve, trafficata ma con uno spazio decoroso sulla dx per le biciclette.

Durante il breve passaggio su strada sterrata incontriamo il primo collega cicloviaggiatore, uno spagnolo di mezz’età che viaggia con carrellino al seguito, con il quale scambiamo poche battute al volo.
In una delle svariate salite, armeggio malamente con il cambio e malauguratamente sforzo sulla catena e…la rompo. Fossi stato da solo avrei pianto, ma con me ho il mitico meccanico Marco che in quattro e quattrotto sostituisce l’elemento rotto e ricollega la catena…sotto il sole cocente!
Sempre costeggiando il mare arriviamo a Faro, attraversiamo la città vecchia e raggiungiamo la cattedrale denominata “Se”, il tutto circondato dalle mura medioevali di stampo arabo. Scendiamo verso il porto dove ci fermiamo a mangiare qualche panino con il pomodoro ed affettato locale.

Ripartiamo al pomeriggio, approfittiamo di una stazione di servizio per lavare le biciclette, poi di un negozio di biciclette per farmi regolare il cambio e quindi riprendendo la ecovia dell’Algarve, raggiungiamo Albufeira dove troviamo riparo in un bell’appartamento a 3 km dal centro, sempre 2 camere più soggiorno a 48 euro a notte, in un complesso turistico di grande estensione con centinaia di appartamenti suddivisi in condomini che, seppur piacevoli nelle fattezze, danno l’idea della cementificazione selvaggia che ha subito la zona.
Passiamo la serata rincorsi dai “buttadentro” dei ristoranti, in una atmosfera di ferie estive dove i principali vacanzieri, in assoluto, sono inglesi ed in tutta la città si parla prevalentemente inglese.
Per la prima volta in vita mia vedo le scale mobili che portano alla spiaggia, e con questo vado a letto.

6 maggio, Albufeira – Vila do Bispo, 92 km e 1.062 mt. disl., 6 ore

Partenza di buon mattino dopo aver regolato i conti con l’amministratore.
Partenza in salita, fosse mai che a tutt’oggi fossimo mai partiti in discesa, dopo diversi giri in Albufeira alla ricerca della strada che ci dovrebbe portare verso Portimao, che ci fa perdere un po’ di tempo, il navigatore (Mio 505) ci porta su stradine poco trafficate sino a raggiungere, sullo sterrato, il “cammino di Adeide”che per 15 km ci inoltra in un paesaggio di campagna attraverso diversi paesini.
Proprio in uno di questi, fermandoci a bere dell’acqua in un bar, abbiamo conosciuto 2 coppie da Londra che si sono stabilite per l’estate in Portogallo. Ci raccontano che il costo della vita, il clima e “the way of life” sono stati i motivi principali della loro scelta di trascorrere più tempo possibile in quel paradiso.

E così, chiacchiera dopo chiacchiera, li salutiamo e riprendiamo la strada sotto un solo sempre più aggressivo.
Passiamo per Lagoa e quindi dopo 37 km e 348 mt. di dislivello arriviamo a Portimao, dove ci fermiamo per assaporare dei panini con pomodoro acquistato in un negozietto durante il percorso. Altra cittadina turistica sul mare, zeppa di inglesi e di negozi turistici.
Ripartiamo alla volta di Lagos dove non ci addentriamo nel paese ma scegliamo la direzione verso Farol da Ponta de Piedade dove andiamo ad ammirare la zona dei Faraglioni sull’Oceano, che dire, solo la vista dei faraglioni ci ripaga di tutte le fatiche del viaggio, è uno spettacolo che ci assorbe più di un’ora, tra foto filmati e semplice contemplazione!
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Appagati nello spirito da Ponta de Piedade ci facciamo i 27 km che si separano all’arrivo a Vila do Bispo, paesino di ca. 6mila abitanti nel Parco Nazionale Costa Sud Occidentale Alentejana.
Appena arriviamo nella piazza per trovare l’appartamento che abbiamo prenotato strada facendo su Booking, veniamo circondati da alcuni abitanti curiosi di sapere tutto di noi e delle nostre biciclette; non appena saputo che eravamo partiti da Siviglia abbiamo ottenuto grande rispetto e pacche sulla spalla. Marco con il suo navigatore avrebbe potuto candidarsi a sindaco!
Alla sera ottima cena in uno dei 15 (!) ristoranti del paesello, a base dell’immancabile, per me, bacalao e poi a nanne nell’ottimo appartamento “in centro”.

7 maggio, Vila do Bispo – Vila Nova de Milfontes, 94 km e 861 mt. disl., 5 ore

Che soddisfazione grande, si inizia con 12 km di discesa a 30 all’ora senza sprecare energie, con distese di lavanda che sono una gioia per gli occhi.
Poi facciamo 5 km sul falso piano e quindi 4 km di salite al 4-5% fino a raggiungere Sao Teotonio, ai margini del Parque Natural do Sudoeste Alentejano.
In questo paese di qualche migliaio di abitanti, tutto in discesa su porfido in sassi, sotto un sole accecante ci troviamo nel bel mezzo di una bella rissa tra paesani, credo, per una questione di donne (dalle urla…).

In sintesi: intanto che scendevo giù piano con la bici vedo un uomo di circa 30 anni risalire di fretta la salita, entrare in una casa e riuscirne pochi secondi dopo con una accetta in mano! Il mio primo pensiero è che ci fosse un incendio e quell’uomo avesse preso l’accetta per sfondare una porta, invece, guardo meglio, e vedo una serie di persone affacciate all’uscio di casa e quell’uomo che brandisce l’ascia verso un altro uomo, urlando come un pazzo. Fortunatamente non erano soli ed i compagni dell’uno e dell’altro si sono parati in mezzo dividendoli e tenendoli lontani. In quel contesto, zitti zitti, ci siamo affiancati alla rissa e siamo sgattaiolati via prima di prenderci anche noi un’accetta in testa. Per tutto il resto del giorno il nostro pensiero è andato agli effetti che il caldo fa su certe persone, già agitate di loro!

Gli ultimi 30 km per arrivare a destinazione li facciamo superando lunghe salite al 5-7% per una quindicina di km, con un caldo torrido, e poi con lievi saliscendi fino a Vila Nova de Milfontes.
Serata memorabile dal punto di vista gastronomico. Il gestore dell’appartamento che abbiamo trovato sempre grazie a Booking ci aveva indirizzato presso un altro locale molto buono, ma Marco il tecnologico ha “chiesto lumi ai suoi siti di supporto” che ci hanno indirizzato da “O PESCADOR” in rua Da Praca, locale modesto nelle fattezze, frequentato quasi esclusivamente da locali, che offre solo il pescato del giorno: Marco e Maurizio si sono pappati una orata da 1,5 kg ed io mezzo chilo di mazzancolle fritte che erano la fine del mondo, il tutto annaffiato da ottimo vinho verde (giovane e stuzzicante), prima di formaggi di capra ed immancabile sangria.
Poi siamo rientrati a piedi per digerire “il pescato del giorno”.

[continua]






Una risposta a Da Siviglia a Porto in bicicletta (parte I)

  1. paolo zattoni ha detto:

    Mi sto organizzando per fare lo stesso giro. Sono certo che sarà molto bello, e il racconto del vostro tour mi da maggiori certezze. Mi chiedevo come avete risoolto il problema delle bici: avete affittato a siviglia o spedito dall’italia?

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