Giappone in bici (parte 2)

4 Febbraio 2016

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8° Giorno Motosu-Matsumoto-Kamikochi

Partita a scacchi – Inizio a capire che questo viaggio è come una partita a scacchi, per ogni ostacolo devo aver pronta una contromossa. Il vento è un problema, mi rallenta troppo. In questa zona del Giappone devo andare veloce, in modo da poter visitare con calma la zona più turistica. Controllo il meteo : dalle 3 alle 12 non c’è vento. Decido di partire la notte, nonostante le 6 ore di sonno mi meraviglio di come ogni mattina non senta i dolori e sia determinato a pedalare. Preparo la bici per la pedalata notturna, accendo Google maps e non va. Il WiFi non da segni di vita, probabile sovraccarico causato dalle spine dell’hotel. Non ci penso 2 volte, fuori mappa e bussola e si parte. Partire di notte con solo mappa e bussola risveglia il mio spirito di avventura. La tecnologia su cui ho fatto affidamento finora non deve essere un limite ma un semplice aiuto. Stranamente questi ostacoli mi stimolano e oggi pedalare è stato fantastico. Utilizzare i vecchi metodi rende il viaggio più avventuroso ed è una cosa che mi piace. Pedalare di notte è stata una esperienza nuova, mi aspettavo silenzio, invece, per citare jumanji, la foresta è viva. I rumori della foresta non mi spaventano, paradossalmente tengono compagnia. Arrivo a Lake Suwa al mattino, incontro un altro cicloviaggiatore con cui mi intrattengo per un’ oretta a parlare. Ripartito arrivo a Matsumoto, é ancora mattina. Volgo lo sguardo verso le Alpi più alte del Giappone. La prima parte è molto difficile ma si può fare, solo 15km di salita verticale e poi una zona con hotel e camping. Proprio mentre inizio la salita il WiFi prende vita, si trattava di un sovraccarico come immaginavo. Lo prendo come un segno positivo e lo sfrutto, vado su YouTube, metto le cuffie, scelgo una playlist e via, si sale! La salita è ripida ma procedo, il sole oggi è fortissimo. 14 km interminabili, pedalati senza sosta, anche grazie alla musica che aiuta non poco a mantenere il ritmo. Attualmente sono nel primo stop della Kamikochi, la parte difficile domani, ora cerco un luogo per riposare!

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9° Giorno Kamikochi-Takayama

Non si torna indietro – Mi sveglio verso le 6 e mi reco a fare qualche foto all’alba. Dopodiché colazione importante. Sembra una normale giornata in Giappone ma a 3 km vi è la tappa più difficile del viaggio. Salirò a 1.747m poi di nuovo a 1.200m e ancora a 1.600m ed infine godermi una discesa a 500m, poi di nuova salita a 1.000m. Inizio a pedalare: il paesaggio è fantastico, è davvero la tappa più bella del viaggio. Ma devo restare concentrato, qui è pieno di orsi e scimmie, tutt’altro che amichevoli. 11 tornanti per arrivare a 1.747m. Sotto col primo, devo dire che fisicamente è una salita abbastanza facile, sarà che ormai mi sono abituato al peso della bici. Ma i pericoli sono altri, è una strada di montagna, non trafficata perché le auto la evitano prendendo una galleria molto lunga e non ciclabile. Secondo tornante tutto nella norma, inizio del terzo tornante… e qui facciamo un passo indietro. I Giapponesi, che ho avuto modo di conoscere, mi hanno detto una sola cosa sulla Kamikochi: se incontri un branco di scimmie con cuccioli al seguito, gira la bici è pedala! Ecco: inizio del terzo tornante vedo un cucciolo di scimmia e la madre, si tengono per mano, penso che bello, poi vedo meglio, sono ovunque 25/30 scimmie su entrambi i bordi della strada! Giro la bici e per 10 secondi percorro il sentiero del ritorno. Poi qualcosa scatta, non ho fatto 944 km su questa strada, per poi tornare indietro. Giro la bici, abbasso gli occhi (mai incrociare lo sguardo con un animale selvatico, è un gesto di sfida) e inizio a pedalare molto lentamente. Con la coda dell’occhio controllo i loro movimenti, iniziano a mugugnare, non reagisco, proseguo il più freddo possibile in mezzo a questo branco di macachi selvatici. Uno, il capo probabilmente mi segue pedalata dopo pedalata, cerca di capire se posso essere un pericolo. Dopo 60 metri supero il branco, tiro un sospiro di sollievo, difficile che ci sia un altro branco più avanti, sono animali molto territoriali. Proseguo per i successivi 10 tornanti stando attento solo ad eventuali orsi, ogni tanto segnalando la mia presenza parlando. Undicesimo tornante, sono in cima alla strada più alta del Giappone, arrivare fin qui non è stato facile. Una volta in cima avverto un brivido, un’emozione difficile da descrivere, qualcosa che aspetto da tanto si è appena realizzata! Tanti km, tanti ostacoli solo per arrivare dove mi trovo ora. È tempo di scendere. Discesa divertentissima attraverso la foresta alpina, che si conclude in un isolato villaggio, con un mercatino che ha i biscotti più buoni che abbia mai mangiato! Ora nuova salita anche più impegnativa della precedente, perché senza tornanti e molto trafficata (superstrada), si conclude con una galleria in salita lunga 2.430m. Attraverso il tunnel Hirayu e quando sono a metà: lavori in corso con corsia chiusa e relativo semaforo! La prima cosa che penso: il tempo del semaforo non mi basterà mai per arrivare alla fine della corsia. Appena scatta il blu pedalo al massimo, ma ahimè vedo già le auto che vengono in senso contrario. Posso solo sperare che mi vedano, per fortuna tutte mi vedono tranne una che devia all’ultimo secondo. Uscito dal tunnel mi aspetta una discesa di 30 km fino a Takayama sulla superstrada. La bici va velocissima, probabilmente 80km/h, resto concentratissimo e mantengo la stessa posizione fino alla fine per evitare vibrazioni causate dall’aria. Takayama è stupenda, vicoli tradizionali, templi e ottimo cibo. Assaggio la famosa carne di Hida, ovviamente ottima. Ma a Takayama non posso campeggiare, quindi dopo 15 km trovo un buon posto, lungo un torrente, dove poter riposare. Con oggi ho percorso 1.030 km in 8 giorni, mi sono sembrati una vita. L’intensità, con cui vivo ogni giornata, rende questo viaggio unico. In Giappone tutto è nuovo ai miei occhi: il cibo, la cultura, le persone, la natura. È una continua scoperta, ed è questa la caratteristica che amo di questo viaggio: scoprire il Giappone dalla seppur piccola prospettiva della mia bici!

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10° Giorno Takayama-fine Alpi

Ieri, mattinata sotto zero e paesaggio avvolto nella nebbia. Le Alpi, nascoste dalla nebbia, sono uno spettacolo che mi mancava, un ultimo saluto prima di abbandonarle. Ho dovuto scegliere tra tre strade per uscire dalle Alpi. Ho scelto una strada che costeggia un fiume per circa 100 km. Strada davvero bella, ho seguito questo fiume tra le vallate, poche salite, tante gallerie (circa 14). La strada è stata davvero veloce, ho percorso al termine della giornata 120 km in 6 ore. Tuttavia mi si è presentato dopo 60 km un forte dolore alla gamba sinistra, quindi mi sono dovuto fermare per decidere cosa fare. Dato che mancavano 60 km alla pianura, e di conseguenza giornate più leggere, ho deciso di spingere. In sequenza lasonil, oki, cuffie per la musica. Negli ultimi 20 km il dolore si è fatto molto intenso, ma ricordandomi che in Islanda ho pedalato con dolori peggiori, ho continuato a spingere. Prima della pianura un’ultima galleria di 3 km, vuoi le coincidenze, parte in quel momento nelle cuffie la colonna sonora di Interstellar. Attraversata l’ultima galleria, l’orizzonte si allarga, non vi sono più monti e avverto un forte calore, la temperatura passa da 13 a 21 gradi. Ormai stremato, trovato un luogo per dormire, appena mi stendo mi addormento. Domani arriverò a Gifu, e nei giorni successivi costeggerò un grande lago fino a Kyoto dove soggiornerò un paio di giorni.

11° Giorno Prima parte

Stamattina il cielo promette pioggia, dopo aver campeggiato nella foresta mi metto in marcia, ma l’imprevisto è dietro l’angolo.
Sono le 6 del mattino, ancora assonnato percorro una strada boschiva ed isolata, quando sento una violenta botta sul casco. Incredibile ma vero un macaco mi è saltato addosso e comincia a colpirimi. Durante la breve lotta riesce a graffiarmi il volto, appena sento il dolore mi libero e mi allontano a tutta velocità. Non ci metto molto a realizzare che mi serve un ospedale, il graffio è profondo e perdo molto sangue. Fermo la prima auto che trovo, e ancora una volta queste persone sono gentilissime, mi offrono un passaggio in ospedale, lascio la bici dietro una siepe e parto con loro. L’esperienza in ospedale è stata da film, mi sentivo come un alieno pronto ad essere vivisezionato, nel senso che, visto che nessuno parlava inglese, vedevo tutti questi dottori e infermieri che si confrontavano tra loro mentre ero sul lettino, senza capire quale destino mi attendesse. Chiusa la ferita, mi riaccompagnano alla bicicletta e si chiude una mattinata interessante, il seguito non sarà da meno.

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11° Giorno Seconda parte

Doveva essere la giornata più sfortunata in Giappone, è stata invece la più divertente. Premetto che scrivo questo post saturo di sake. C’era una volta un italiano, un giapponese (Hiroki), due americani (Josh e Derek), un cinese (jack) ed un secchio di sake! Dopo le varie disavventure mattutine, tra cui la cicatrice ed un portapacchi senza una vite, giungo nel festival di Ogaki. Faccio conoscenza con Hiroki che mi ospiterà per la notte, due americani e un cinese. Sembra una barzelletta ma è la realtà. Passo il festival in loro compagnia e la sera organizziamo una cena improvvisata e soprattutto un secchio pieno di sake. Ne nasce una serata epica, difficile da dimenticare. Ovviamente quando il sake ha fatto effetto si è finiti a parlare di politica internazionale e altre discussioni che non cito. È stata una conversazione interessantissima e divertente, un confronto fra culture così diverse, eppure che sanno divertirsi insieme senza problemi. Di certo la giornata più surreale in Giappone.

11° e 12° Giorno Ogaki-Biwa-Otsu-Kyoto

Sono stati 3 giorni difficili, ho avuto un po’ di febbre e la sera non avevo le energie per scrivere. Dopo aver lasciato le Alpi mi sono ritrovato nel caos cittadino. Le città Giapponesi sono frenetiche, tutti vanno di fretta. Inoltre sono tutte collegate tra loro, difficile capire quando finisce una ed inizia un’altra. Per raggiungere Kyoto ho seguito il grande lago Biwa fino alla città di Otsu, dove ci sono parecchi siti interessanti. Per raggiungere Kyoto da Otsu avevo due scelte: passare intorno alla montagna o la via diretta attraverso la montagna. Ho ovviamente scelto la via diretta e ho incontrato la strada più ripida mai trovata in Giappone. Pedalata tutta in piedi sui pedali, altrimenti iniziavo a precipitare all’indietro. Salita ripida uguale discesa ripida, che è culminata in un sottopassaggio. Superato il sottopassaggio mi sono reso conto di essere dentro Kyoto. Ho girato Kyoto per circa 50km tra i vari punti di interesse. È davvero la città più bella del Giappone, ci sono così tante cose da vedere che la più semplice di queste in qualsiasi altra città ne diverrebbe il simbolo. Il sito che più mi ha colpito è il Kinkaku-ji, anche se di solito non amo i luoghi stracolmi di turisti. La prima cosa che ho notato è la parete di selfie umana che mi impediva di vedere il tempio. Finalmente sono riuscito a penetrare nella fitta barriera e sono riuscito a vederlo. Ho scattato solo 2 foto, quando un luogo mi piace me lo voglio godere. La maggior parte delle persone si è fatta la foto e se n’è andata, io sono rimasto un 20 minuti a godermi la vista, a scrutare ogni dettaglio. Quando mi trovo in luoghi così affollati ho l’impressione che per molti la cosa più importante sia diventata quella di farsi la foto ricordo e non vivere un momento a volte irripetibile. Dopo aver girato tutti i siti mi sono fermato ad aspettare in un caffè un amico cicloviaggiatore, che mi ospiterà per la notte.

13° Giorno Himeji

No Giapponese, Vietnam – Dopo aver visitato Kyoto, mi dirigo sempre più a sud. Con il procedere verso Hiroshima, inizio a sentire il cambiamento climatico. Fa davvero molto caldo e l’umidità è altissima, oggi 88%. Obiettivo odierno visitare il castello di Himeji, e poi macinare più km possibili verso Hiroshima. Arrivo ad Himeji in mattinata e già a 10 km inizio a vederlo. Il castello di Himeji è enorme, molto più grande dei precedenti. Più mi avvicino al castello e più la mia espressione è semplicemente Wow! Di sicuro il castello più bello che ho visto finora. Pedalo intorno al castello per vederlo da ogni angolazione. L’atmosfera nel parco del castello è particolare, trasmette pace, un uomo in solitaria suona una tromba, una donna uno strumento che ha il suono che ricorda un fischio. Visitato il Castello, ora devo solo pedalare fino a sera. Prendo una via montuosa più interna. Verso le 16 inizio a cercare possibili luoghi dove campeggiare, niente. Il sole inizia a tramontare e quando questo accade se ancora non trovo un luogo per dormire, inizio a pedalare come un treno per cercare un luogo finché c’è luce. Chiedo alle persone del luogo : tutti mi indicano avanti. Ho chiesto un posto per la tenda ad una decina di Giapponesi e niente. Inizia a fare freddo, ho esaurito le scorte di cibo e avanzo per adrenalina. La ricerca si inizia a fare disperata, solo fitto bosco dove non posso campeggiare e persone del luogo che si limitano ad indicarmi di andare avanti. In più si susseguono salite, una dietro l’altra. Sono esausto, la città più vicina è a 20 km. Sono nel nulla, troppo pericoloso campeggiare vicino al bosco, devo trovare una soluzione alla svelta prima di crollare. Poi vedo un uomo lungo una salita in bici. Lo fermo e con molta calma gli chiedo un luogo dove campeggiare, mi indica una casa in mezzo al bosco, e mi ci accompagna. Arrivati davanti la casa mi spiega di essere vietnamita e mi invita ad entrare e dormire all’interno. Fu così che allo stremo delle forze, dopo 20 km senza alimenti, sono stato ospitato da 7 vietnamiti. Ora mi trovo in una casa nel bosco, con 7 persone, che dire? Inizio a capire Biancaneve. A parte gli scherzi, sono molto cordiali, mi hanno offerto cibo, doccia, ma soprattutto un letto!

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14° Gorno Hiroshima

Ride bene chi ride ultimo – Con nulla da visitare, il mio unico obiettivo è raggiungere Hiroshima. L’unico problema è che dista 180 km. Mi metto in marcia verso le 6 del mattino. Mi fermo al primo market che incontro e faccio il carico di bevande e barrette ipercaloriche. Mi preparo a percorrere parecchi km. Ricordando gli effetti del sole, non scelgo la strada lungo la costa, ma un percorso interno montuoso. Sarà anche dura, ma almeno starò più fresco. Percorro 100 km in sole 4 ore, sempre in sella. Il paesaggio è molto bello ma, montagna o no, alle 12 dal sole non si scappa. Così inizio a rallentare la marcia, faccio la prima sosta della giornata. Mi bagno i capelli, metto le cuffie e riparto. Davanti a me solo salita e un sole fortissimo, le energie vengono meno, ma al 120esimo km ho una strana sensazione. Una sensazione che provai solo in Islanda dopo 130 km, un momento che solo i ciclisti potranno comprendere. In cui smetto di godere del paesaggio, abbasso la testa e pedalo. Una sensazione di pace, in cui non avverto più i dolori, il sole o la salita, ma solo il perpetuo movimento dei pedali. Non mi interessa quanti km mancano, mi godo la pedalata, e quando la testa sta bene lo è anche il corpo, così percorro altri 20 km senza problemi. A 140 km però inizio a sentire la stanchezza ed ho ancora 20 km di salita molto ripida. Ecco, voglio ringraziare di cuore 4 ciclisti Giapponesi. Questi, vedendo un poveretto (io) salire lungo questa ripida salita con il suo enorme bagaglio, si sono fatti semplicemente delle grasse risate mentre mi superavano con le loro leggere bici da corsa. Ora se c’è una cosa che mi può ricaricare è risvegliare il mio spirito competitivo. Non mi piace essere superato né tantomeno deriso. Quindi alzo le marce e inizio a correre lungo la salita. Quando raggiungo il gruppo gli faccio un saluto caloroso, e mi metto in testa. Uno dei quattro si stacca e si lancia all’inseguimento. Per 5 km riesce a starmi dietro, ma potrà solo godersi la vista del mio bagaglio. Gli ultimi 15 km di salita cede e al tornante è ormai distanziato di molto, fino a scomparire lentamente alla vista. Arrivato in cima sono riuscito a superare l’ultimo ostacolo per Hiroshima, con questa piccola corsa tra il team italiano e team nipponico, anche divertendomi. Finalmente gli ultimi 20 km per Hiroshima sono tutti in discesa. Non resta che rilassarmi e godermi la discesa. Arrivato a Hiroshima cerco un fiume nei dintorni dove accamparmi. Ho percorso 180 km in 10 ore, anche grazie ai 4 ciclisti che mi hanno fatto spingere non poco, ma è stato divertente!

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