Basta città ostaggio di sindaci inetti

6 Aprile 2016

Incidente_ciclisti_auto

Ci sono cose che non si spiegano, tipo che a un certo punto, a metà primavera, tutti i giornali d’Italia si svegliano in contemporanea per riportare un tentativo di tolleranza zero nei confronti di chi va in bici da parte di alcuni sindaci sparsi in giro per la penisola. Nell’ordine, hanno riportato la notizia il Gazzettino, La Repubblica cartaceo (vedi sotto), repubblica.it, il TGcom e l’Huffington Post.

ciclisti indisciplinati

Tutto questo clamore per annunciare che nei paesini di Torreglia (6280 abitanti) e Teolo (9.000 abitanti), ai piedi dei Colli Euganei, i primi cittadini hanno istruito la polizia locale affinché si prendessero seri provvedimenti nei confronti di tutti i cicloescursionisti che ogni benedetto fine settimana decidono di andare a pedalare (e a lasciare denari) nella zona.

Come di consueto, i meccanismi della politica (che piacciono tanto alla stampa in modo da poterci mangiucchiare sopra) rispondono alla logica: “c’è un problema di qualsiasi tipo? Benissimo, allora troviamo un capro espiatorio e diamogli la colpa. Nel selezionarlo, cerchiamo il modo di individuarlo tra i più deboli, tra coloro che non hanno santi in paradiso e, possibilmente, non possano replicare alle accuse”.

E allora ecco che la formula si presta a mille applicazioni possibili:

Problemi di sicurezza in città? Perfetto, diamo la colpa ai Rom (e non all’aumento delle disparità economiche tra i cittadini).
Troppa disoccupazione? Diamo la colpa agli immigrati (e non alla mancanza di programmazione nello sviluppo economico del paese da parte della classe politica) .
Le famiglie si sfasciano? Diamo la colpa ai gay (e non alla precarietà nel mondo del lavoro che accresce l’insicurezza e quindi le tensioni in casa).
Le aziende chiudono per la crisi? Diamo la colpa alle piccole imprese che non investono in ricerca e sviluppo (e non al fisco sempre indulgente con le multinazionali e spietato con i pesci piccoli o alle banche che non fanno più credito).
Troppo debito pubblico? Diamo la colpa ai commercianti che evadono il fisco e sottraggono risorse alle casse dello stato (e non alla politica che finge di tagliare i propri costi) .
Troppo traffico e troppi incidenti stradali? Diamo la colpa ai ciclisti che se ne infischiano delle regole e mettono a repentaglio la propria sicurezza (e non al numero di automobili in circolazione).

Il problema è che poi, a forza di raccontare certe baggianate, c’è anche chi finisce per crederci e a comportarsi come se le soluzioni proposte di repressione dei più deboli fossero realmente in grado di risolvere il problema.

cetto la qualunque

E allora succede che il Sindaco di Torreglia finisca per sputare nel piatto del cicloturismo in cui già mangia abbondantemente.

Succede che il sindaco di Padova, Bitonci, ordini la cancellazione delle piste ciclabili realizzate dall’amministrazione precedente e ordini la riapertura al traffico di Via San Francesco per consentire l’accesso in auto direttamente fino alla basilica (non vorrai mica andarci a piedi a trovare Sant’Antonio, no?).

Succede che il sindaco di Matera decida analogamente di cancellare le poche ciclabili realizzate fino a questo momento perché rubano spazio alle auto, in modo da presentarsi in perfetta forma all’appuntamento del 2019 che vedrà la città lucana capitale europea della cultura.

Succede che il consiglio comunale di Torino, in vista delle elezioni, deliberi l’introduzione dell’obbligo (in barba al codice della strada) per chi va in bicicletta di indossare giubbini o bretelle catarifrangenti anche all’interno del territorio comunale per rendersi visibile.

Sono cose che succedono in un paese in cui il primo obiettivo della classe politica è il consenso (leggi, essere rieletti) e non il benessere della cittadinanza che in molti casi non ha gli elementi per giudicare cosa sia bene e cosa sia male. Sono cose che succedono in un paese in cui si confonde la causa con l’effetto e in cui la politica ha preso la pessima abitudine di lanciarsi a spada tratta per combattere i sintomi e non le cause dei problemi demandando a qualcun altro la soluzione reale, con uno scaricabarile verso le generazioni successive.

prugna

Sono cose che succedono quando i cittadini si ritrovano a eleggere un perfetto incapace che ha saputo raccontare palle su palle durante la campagna elettorale, ma che poi, alla prova dei fatti, ragiona in termini di scorciatoie, invece che di pianificazione puntuale e attenta. Perché per amministrare un paese, una città, un quartiere o un condominio serve competenza e impegno quotidiano. Serve farsi il culo per risolvere tutti i problemi che si presentano, uno dopo l’altro, e non nasconderli sotto il tappeto nella speranza di non essere notati mentre, nel frattempo, si ingaggiano guerre contro i più deboli, causa di tutti i mali.

A breve ci saranno le elezioni comunali in molte città d’Italia e la scelta starà nuovamente a noi: la scelta di lasciarci incantare nuovamente dal solito imbonitore dalla parlantina svelta e dai modi di fare carismatici che punta il dito e slogan  contro il poveraccio di turno, causa di tutti i mali, oppure di chi propone approcci sistemici, magari un po’ complicati da capire e con un programma degno di questo nome.

La scelta sta a noi.

[Esattamente come sta al giornalista la scelta di mettere in evidenza su quotidiano nazionale le parole del sindaco di un paesino di provincia e trasformarle in un postulato di valenza nazionale.]

Ringrazio Alessandro Ricci per l’ispirazione offertami nella formulazione del titolo.

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