Quegli ostacoli che affossano la ciclabilità

27 Giugno 2016

Un giorno forse scopriremo le ragioni profonde delle numerose anomalie presenti nelle piste ciclabili italiane, dove talvolta s’incappa in “orrori” che fanno davvero accapponare la pelle: ostacoli fissi e segnaletica invasiva come se, chi ha progettato l’infrastruttura, l’avesse disegnata proprio per fare un dispetto a chi pedala e non invece per facilitare gli spostamenti in sella in ambito urbano ed extraurbano.

Segnaletica su pista ciclabile a Creazzo (VI)

Segnaletica su pista ciclabile a Creazzo (VI)

L’esempio della pista ciclabile di Creazzo, in provincia di Vicenza, rappresenta solo la punta dell’iceberg di un problema molto più vasto: c’è la netta sensazione che la progettazione ciclabile sia affidata, in moltissimi casi, a tecnici che non hanno avuto modo di approfondire la materia e, nel dubbio, abbondano con segnaletica e infrastrutturazione per “separare” il più possibile dal traffico motorizzato i percorsi per le bici. Come se la bicicletta non fosse un mezzo di trasporto al pari degli altri, quasi a volerla relegare in una “riserva indiana” piena di paletti e limitazioni a sottolineare il fatto che “qui va bene ma sulla strada è meglio che non ci vai, perché è pericoloso”.

Certo, sappiamo che sulla strada è pericoloso pedalare perché ci sono troppe auto: le stesse che continuano a proliferare proprio perché le amministrazioni comunali – non tutte e non tutte allo stesso modo, per fortuna – creano parcheggi e allargano le carreggiate con l’illusione di poter “fluidificare e regolare” il traffico ma molto spesso finiscono come l’apprendista-stregone-Topolino in Fantasia, vittime di un sortilegio sfuggito di mano con le auto al posto delle scope. E le strade devono tornare a essere di tutti: con una rete di corsie ciclabili, al limite disegnate anche dai cittadini se le amministrazioni continuano a dormire.

Un altro recente caso eclatante riguarda la pista ciclabile di Montesilvano, in provincia di Pescara, che fa parte del progetto Bike to Coast d’Abruzzo: qui hanno pensato bene di interrompere la ciclabile con degli “stop” in corrispondenza degli attraversamenti pedonali, contravvenendo al buon senso e generando un cortocircuito della mobilità per cui – dal momento che allo stop ci si deve fermare “sempre e in ogni caso”, anche in assenza di persone che attraversano – chi pedala sarebbe tenuto a interrompere la pedalata per non incorrere in sanzioni.

Segnale di stop sulla ciclabile a Montesilvano

Segnale di stop sulla ciclabile a Montesilvano

Il fatto è stato denunciato dal Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano (CCiclAT), che in una nota stigmatizza i tanti errori di progettazione della ciclabile Bike to Coast: “La creatività ciclabile imperversa in tutto l’Abruzzo, e il progetto Bike to Coast si candida a essere citato, in tutto il mondo, come un insieme di casi studio – sbagliati – da far studiare nelle università e nelle scuole tecniche. Un primato anche questo, di cui, però, forse è meglio non andare fieri”.

Come Bikeitalia noi abbiamo l’obiettivo di trasformare l’Italia in un Paese ciclabile e con il nostro lavoro cerchiamo di dimostrare che anche da noi è possibile portare avanti politiche di mobilità nuova che altrove funzionano semplicemente perché sono presenti due elementi: investimenti mirati e volontà politica di far funzionare la cosa.

Le amministrazioni comunali in procinto di costruire ex novo o risistemare una ciclabile farebbero bene a dare un’occhiata al programma di CosmoBike Mobility, il Salone del Ciclismo Urbano che si terrà a Verona dal 14 al 16 settembre 2016: quegli ostacoli che affossano la ciclabilità vanno rimossi. Vogliamo pedalare e dobbiamo essere messi nelle migliori condizioni per farlo.

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