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“Raid dell’abbraccio”: in bici da Amalfi a Venezia

Diari • di 1 Luglio 2016

Mauro e Romeo ciclisti stra…vaganti a volte viaggiatori, ieri siamo andati da Venezia a Santa Maria di Leuca, oggi da Amalfi torniamo a Venezia, ieri sta per l’anno scorso.
Un’altra avventura! Altri abbracci, nuovi amici da incontrare per dire: “Ciao, noi andiamo di qua, in bici a Venezia” e inizia il viaggio con i nostri fagotti al seguito, in autonomia .
Ancora? Si ancora, abbiamo voglia di pedalare, di scoprire un tragitto che colleghi le due repubbliche marinare via terra, di godere di vecchie vie semi abbandonate, transitando tra piccoli paesi, tra borgate tagliate fuori dal grande e veloce traffico, in mezzo alle case e alle campagne. Quando? Quando le gemme iniziano a sbocciare, compaiono le foglioline, i fiori, l’aria profuma di fresco, il sole intiepidisce rimanendo con noi più a lungo, respiriamo la primavera appena entrata nel nuovo ciclo.
Noi con i vecchi cicli affrontiamo le ondulazioni del terreno che ci accompagnano quasi fino a casa, consolandoci al pensiero che la salita precede la discesa.

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Treno + Bici

Che bello, due biglietti del treno sulla mensola, data e ora, numero di carrozza, posti assegnati, un occhiata di tanto in tanto quando ci passo davanti, che emozione!
Sorrido al pensiero di cinquant’anni addietro, quando immaginavo di salire su un carro bestiame, nascondermi in mezzo alla paglia nell’attesa che il convoglio partisse per non so dove, verso l’ignoto. Una scena vista nei film, che scatenava la fantasia, il desiderio di partire verso l’avventura. Oggi è diverso, viaggio regolarmente, comodamente seduto in poltrona, senza l’angoscia di essere scoperto. Una volta arrivato a destinazione mi attende l’impresa, devo tornare a casa, la strada è molta è impegnativa. Come descrivere la strana sensazione: in poco meno di sei ore mi trovo a sei giorni da casa, catapultato sulla costa Amalfitana e già pregusto il piacere della bellezza. É l’inizio della pedalata, è l’inizio della sorpresa, è l’inizio di nuovi incontri, di nuovi sorrisi e di tanti abbracci.
Il bambino è ancora con noi!

Scrivo al singolare per comodità, ma siamo in due, sempre noi: Mauro e Romeo. Abbiamo condiviso la strada, le pedalate, il gelato, la birra, gli incontri, gli abbracci, il sonno, i silenzi.
Ed è nei silenzi che è emerso il nostro egoismo, ognuno si è goduto in solitudine una parte dei propri pensieri senza spartirla. Sono i momenti magici del viaggio, quando, guardando un fiorellino, ascoltando il cinguettio, ammirando il paesaggio, la mente vola, a spasso nel tempo, il passato, il presente, il futuro si mescolano e sconvolgono provocando infinite sensazioni fluttuanti che danno vita al piacere di essere sopra la sella.
E’ il canto alla gioia dell’evasione: “Che Bello!”

Venerdì 1 aprile

Il treno parte alle 6.18, alle 5.30 sono nel sottopassaggio davanti al pannello delle partenze, attendo la conferma del binario. Salgo sul marciapiede corrispondente, stacco le ruote, le lego al telaio usando pezzi di camera d’aria preventivamente preparati, infilo la bici, così compattata, nella busta. Alle 9.40 la Freccia argento è a Roma Termini. Nuovamente davanti al pannello delle partenze, che in questo caso è un mega schermo, con me alcune decine di persone. Binario dieci, sciamiamo verso il convoglio; la passeggiata è lunga, interminabile, devo percorrere tutta la lunghezza del treno per raggiungere la carrozza destinatami. In una mano le borse posteriori, a tracolla quella anteriore, nell’altra mano la bicicletta imbustata, sto perdendo le braccia, la bocca mi si secca, l’agitazione aumenta per la difficoltà a procedere tra la folla che inevitabilmente ingombra il marciapiede.

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Sono a bordo, riesco a collocare l’ingombrante bagaglio, mi siedo e finalmente posso rilassarmi. La freccia rossa viaggia a 300 km/h, in un paio d’ore arriva a Salerno in perfetto orario. Ricompongo il gioiello mentre Mauro è impegnato a relazionare con Luana. Originaria del luogo vive a Varese e conosce il veneto, avendo posseduto una casa a Thiene (Vi); si compiaccia interessata per l’idea che anima l’impresa, se non fosse in partenza sarebbe disponibile per ospitarci a pranzo. Anche due giovani, Rosa e Giuseppe, si avvicinano incuriositi, non resta che fermare gli incontri con uno scatto e un caloroso congedo. Mi soffermo sui questi dettagli per sottolineare che fortunatamente ancora c’è voglia di comunicare fisicamente, realmente, in questa era telematica. L’ora di pranzo scatena il traffico che congestiona il centro, ma libera la costiera Amalfitana. La vista si delizia, si abbandona ad un panorama stupendo e per quanto assomigli ad altri è unico per la particolarità. Il glicine in fiore è presente in grande quantità, il suo profumo invade la strada, non so dove guardare: il mare, la costa rocciosa, la montagna, i gialli limoni che contrastano con il verde fogliame e il tenue lilla della fioritura mi fa esultare per l’armonia, dimentico l’angoscia e la tensione accumulata in mezzo al caos cittadino.

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Amalfi! Una bella fontana nella piazza, Tonino e Raffaele due amici ciclisti del gruppo costiera Amalfitana “Team no stress”, Valeria scatta la foto, turisti sul pontile, bagnanti già in azione sulla piccola spiaggia, case arroccate sulla montagna, scenario suggestivo, incantevole baia che raccoglie la bellezza. Saluto le caratteristiche maioliche, incastonate sulla roccia, che mi hanno accolto all’arrivo e mi inerpico lungo il sali scendi costiero: inizia il viaggio.

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È ora di pranzo! Maiori con la trattoria “Mario e Maria” si presta e soddisfa l’esigenza. L’esercizio utilizza il plateatico della piazza tra le due strade che la delimitano, Giovanni fa gli onori di casa con un piatto locale, un’ottima pasta casereccia ai frutti di mare, divorata avidamente, ristabilisce il tono energetico, son pronto per l’ascesa al valico di Chiunzi. Accompagnato dal susseguirsi ininterrotto di piante di limoni, rifornito di acqua dalla signora Trofimena, giungo in vetta, sorpreso dalla presenza di Attilio. “Sorbetto al limone” la scritta gialla che spicca sul verde scuro dell’Ape 50 con tendalino, attrezzato per ristorare il viandante con la granatina, non esito e godo della golosità. Lo scollinamento si affaccia sulla piana, una vasta area edificata di notevole espansione e densità, mai visto una simile estensione di costruzioni. La strada scende attorcigliata sul crinale, passa da un colle all’altro, perde quota rapidamente, cambia direzione continuamente, sfugge sotto le ruote, inebria, esalta! E laggiù in fondo l’inconfondibile Vesuvio.

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Mi sorprende la densità del traffico di Scafati, una folla di auto che non lasciano spazio nemmeno ai pedoni, figuriamoci se in bici si passa. Cinque interminabili chilometri in mezzo a questo inferno, prima di trovare spazio nella piazza del Santuario di Pompei, imponente opera architettonica di mirabile splendore.
La bellezza è: l’intervista da parte di una giovane coppia in compagnia del piccolo Danilo, timido, ma felice dell’incarico di scattare la foto. L’incontro con Enzo che fornisce le indicazioni per il pernottamento e con Alfonso (presidente della società ciclistica di Castellamare: “Bici Sport Stabia”), precedentemente contattato da Mauro, che guarda caso conosce Enzo.
Ricovero al B&B Le Pleiadi, cena alla pizzeria Margherita condividendo il tavolo con Clara e Roberto, quest’ultimo anch’esso ciclista e collega di Alfonso al 118, che dire? Coincidenza o in questa città si conoscono tutti? Comunque sia è una casualità che mi fa contento. Passeggiata in centro, gelato e si chiude il primo giorno. Il giorno 1 Aprile, non è un pesce, come non lo è stato il I° aprile di qualche anno fa quando sono andato in pensione.
Fuori dal caos del traffico sulla costiera Amalfitana. Inondati dal profumo del glicine in fiore, ammiriamo il mare fluttuante e lo spettacolare panorama.

• Km 67
• media 13,7 km/h
• tempo 4h 55′ impiegato 6h 35′

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Sabato 2 aprile

I giovani Luca ed Evelina gestiscono il B&B, un caloroso abbraccio di congedo e op in sella al destriero alato per aggirare il vulcano orientando la rotta a nord.
La via che conduce al centro di S. Giuseppe Vesuviano pullula di negozi di abbigliamento, ambo i lati, gestiti da Cinesi, la merce è esposta all’esterno, un susseguirsi di colori sgargianti per oltre un chilometro. La pavimentazione dissestata costituita da lastroni invita a procedere lentamente con cautela per non sollecitare il portapacchi esasperato dal peso del bagaglio. Nella piazza dinnanzi alla maestosa chiesa intrattenimento con Giovanni operatore archeologico.

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La tratta Pomigliano Acerra è assistita da ciclabile in sede propria, protetta da un muretto. Dopo Caivano in prossimità di Marcianise un po’ di attenzione per non perdersi nella vasta zona commerciale tra svincoli e canalizzazioni del traffico. Tutto bene la retta via si delinea scorrevolmente come pure l’attraversamento di suddetto centro. Superato il punto preoccupante, meritato gelato a Casapulla. Carica energetica per vincere i dislivelli di Capua, Teano e il vento. Segue Taverna Zarone, Vairano Scalo. Interminabili rettilinei poco trafficati, dell’antica strada romana (Casilina), interrotti dalla pausa pranzo a Torra e Picilli, (al km 164 ) trattoria pizzeria da Enrico, che gentilmente, nonostante siano oltre le quindici si presta per una spaghettata. Leggero dislivello nei pressi del Sacrario militare di Mignano M. Lungo a seguire San Cataldo e confine Campania Lazio.

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Il traffico si intensifica, le auto incolonnate, sono alle porte di Cassino, non ho voglia di salire in centro città e appena passato il ponte sul fiume Liri giro a destra seguendo quest’ultimo, trascurando la ciclabile sulla sponda opposta, essendo essa sterrata e frequentata da pedoni, preferisco la stradina asfaltata da questo lato. Immerso nella vegetazione della piccola valle inizio a salire dolcemente fino a raggiungere Olivella per alloggiare al “Poggio di Castelucense”, una struttura fuori budget, ormai ci sono e rimango. Solo più tardi, nella passeggiata dopo cena, noto un B&B nelle immediate vicinanze, pazienza sarà per la prossima volta.
Aggirato il Vesuvio, salendo e scendendo, incontro al vento che forte forte si oppone all’andare, Olivella siam riusciti a conquistare, or non resta che mangiare.

• Km 142
• media 18,9 km/h
• tempo impiegato 9h 45′

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Domenica 3 aprile

Il buongiorno si vede al mattino, come si suol dire, infatti i dieci chilometri di salita per Atina sono impegnativi, impegnative sono le suggestive scorciatoie che alla fine riducono di poco, ma evitano di perdere quota per recuperarla successivamente. Rettilineo e ondulato è il tratto per Sora, mi ricorda la strada Panoramica del Montello. Seguo le indicazioni per il parco S. Chiara dove faccio una breve sosta: snack, rifornimento acqua, incontro due simpatici e svegli ragazzini. Cristian e Valerio incuriositi dal mio viaggiare, non esitano ad informarsi anche sui dettagli, un piacevole momento da fermare con uno scatto.
Da qui proseguo per la Sp 173 bellissima stradina priva di traffico. Contenuta tra le colline, segue il corso del fiume, costellata da costruzioni rurali con annesse modeste colture, immersa nella melodia del canto dell’usignolo, mi accompagna fino ad incrociare, oltre il corso d’acqua, sul versante opposto, la Sp 82 di maggior dimensione. Sale dolcemente, sconfinando in Abruzzo, seguendo la costa della montagna, oltre ogni curva il panorama sulla valle varia, frequentata da ciclisti che godono del ridotto traffico motorizzato. Seguono: Balsorano, Santa Restituita, Civitella Roveto e Capistrello, dove mi permetto una sosta gelato. Via Cese mi attende in fondo al paese, ma sono costretto a chiedere indicazioni a una signora visto che non c’è nome sulla via, inoltre l’aspetto è poco invitante: erba alta, immondizie ai lati, buche, mancanza di asfalto, invitano al pensiero: “non è la via giusta”
Invece si, a parte la prima impressione, è un piacere percorrerla perché attraversa una vasta prateria, mi trovo in mezzo al verde, circondato dalle alture ad ammirare la magnificenza, pienamente soddisfatto e compiaciuto del percorso scelto.

Cese: sosta al ristorante “Il Palentino” è in corso un ricevimento nuziale. Luciana gentilmente mi fa accomodare in una altra sala, più tranquilla dove consumo un’ottima pastasciutta servita con tempestività. Alla richiesta di posare con me per la foto chiama il padre, Antonio, titolare.
“Papà vieni ci facciamo una foto assieme”
“Ci mettiamo davanti al mascherone” dice l’uomo con orgoglio e a ragione, visto che ha scolpito la facciata di pietra che fa da contorno alla fontana.

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Il caro Antonio, artista in cucina e con il sasso, con mia grande sorpresa, offre il pranzo, con affetto e gratitudine abbraccio papà e figlia, continuo il viaggio più contento, emozionato e commosso dal gesto.
Cappelle, Magliano dei Marsi SR 578 al km 50 rientro in Lazio e al km 44 imbocco una via a sinistra per Collefegato (divieto di accesso) priva di traffico. Prima del centro di suddetta località: divieto di transito, solo traffico locale, proseguo ed un sottopasso ciclopedonale mi immette nella Sp 67 parallela all’arteria principale. Pure qui mi delizio per il piacere di un’altra strada dimenticata, per il piacere di transitare in mezzo alle case delle varie borgate.
Supero Borgorose lasciandolo ad un livello inferiore, sosto al bar da Noemi a S. Elpidio per una Coca Cola. Incontro Salvatore e Massimo, ciclisti, che mi consigliano di seguire la strada del lago del Salto. È bella e panoramica ma, contrariamente a alle informazioni avute, non riesco a trovare una struttura ricettiva, devo proseguire fino Rieti, giungendovi alle 20 30. Trovo alloggio al B&B “La terrazza fiorita”. Struttura datata, in pieno centro, adattata all’uso in maniera caratteristica. Cena da Sabrina e Alessandro al “Pane vino e arrosticini”
Alessandro ammirato ed emozionato per il mio spirito sportivo e di avventura.

Irta è la salita che in quota ci lascia nell’incanto della sinfonia del bosco, frequentata dai suggestivi insediamenti rurali. Strade dimenticate, quasi abbandonate si perdono nell’immensa prateria, accompagnando la pedalata per la lunga tappa.

• Km 178
• media 17,8 km/h
• tempo impiegato 12h 15′

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Lunedì 4 aprile

All’alba due passi per Rieti, prima di saltare in sella. Chiacchierata con Rita Giovanelli: titolare della struttura, guida turistica, scrittrice, fondatrice della società “Rieti da Scoprire”, premiata per aver contribuito allo sviluppo turistico nel territorio reatino, insomma un personaggio di alto profilo che ho avuto l’onore e la fortuna di incontrare.
La ciclabile, asfaltata, della conca reatina, appena fuori dal centro, mi permette di raggiungere Terria immerso nella campagna, un contesto che adoro per i colori gli odori e la pace che infonde, rendendo esaltante l’andare, proseguo per la Sp 1 che non è da meno, percorrendo il fondo valle, costeggiando a tratti un corso d’acqua.
Mi immetto sulla SS79 bis a Piè di Moggio. Lascio il Lazio per l’Umbria come pure la statale, la nuova galleria è interdetta al mio mezzo, quindi Sp 3 e scendo a Papigno (Terni)… nella piccola piazza simpatico incontro con Alessandro 72 anni, Rolando 80 e un mese e la bella Valdea, un pezzo di figliola che non posso fare a meno di abbracciare. Percorro la SS 3 Flaminia nuova per ridurre il chilometraggio ed evitare ulteriori dislivelli, tutto sommato non è male, la carreggiata è ampia il traffico accettabile, ci può stare per questo tratto.
È quasi mezzogiorno, il sole picchia, la strada sale, il traffico pesante arranca, i motori sotto sforzo contribuiscono ad aumentare la temperatura dell’aria, il loro respiro ostacola il mio, ma la vallata è ricca di piante e così rimane un po’ di ossigeno. Entro ed esco dalla breve galleria del passo della Somma e giù in picchiata verso Spoleto.

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Suggestivo ed emozionante vedere la città che domina dal colle Sant’Elia e l’imponente Ponte delle Torri lungo oltre 200 metri, monumento simbolo della città, considerato unico per la sua altezza di 82 metri e parte più spettacolare dell’acquedotto di Cortaccione di origini romane. Mi intrufolo nelle vie cittadine, raggiungo il centro, popolato di lavoratori, studenti, turisti, più o meno in pausa pranzo. L’esterno del bar ristorante Canasta in Piazza della Libertà invoglia a pranzare. Giulia e Marilin, turiste canadesi, si interessano a me, una foto, un caloroso abbraccio, un saluto e via, verso Pontebari per inserirmi sulla ciclabile Spoleto – Assisi (sterrata). Strano a dirsi pur essendo in zona collinare il percorso è pianeggiante, segue il corso del Maroggia con dei tratti promiscui, un bell’andare in fondo valle fino a Bevagna dove mi delizio con un gelato, al bar Centrale dal simpatico Massimiliano.
A Cantalupo riconosco il piccolo parco giochi dove nel 2011, in un altro viaggio, mi son sdraiato a riposare. Sussegue Passaggio, Torgiano e San Martino in Campo. L’Albergo le Querce è il rifugio per questa notte.

La strada è segnata, prova ne è che un incontro importante ci aspetta, la sera con fretta al mattino con calma: manifestiamo la gioa reciproca nell’abbraccio con Rita.

• Km 125
• media 18,5
• tempo impiegato 9h 40′

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Martedì 5 aprile

Incantevole tratto collinare dal verde intenso, fazzoletti di terra arata in attesa della semina, consueta melodia della natura: canto di uccelli che liberi volteggiano nell’azzurro. salgo e scendo seguendo le ondulazioni affascinato dai piccoli centri, attraverso Pila, Castel del Piano, Mugnano. La Sp 315 varca il colle con un dosso accentuato oltre al quale si apre il magnifico panorama sul lago Trasimeno, eccitato mi lancio in discesa alla conquista del percorso ciclabile sterrato lungo lago vicinissimo all’acqua. Sosta sul pontile in località Monte del Lago, per foto e snack. Passignano, Borghetto:
“Ciao lago e ciao Umbria…”

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Sconfino in Toscana; mi inoltro per caso nella campagna tra i vivai, una scorciatoia per evitare un tratto di Sr 71 che riprendo in località Riccio, ove sosto per il pranzo nell’omonima pizzeria. A Camucia lascio l’arteria, dirigo a est per collegarmi al “Sentiero della Bonifica” lungo il Canale Maestro della Chiana, un percorso ciclopedonale immerso nella campagna che collega Arezzo a Chiusi. Inaugurato nel 2010, quando, in viaggio per Roma, non ne conosco l’esistenza e affronto i vari saliscendi per Chiusi. Ci sono varie indicazioni che confondono, necessita particolare attenzione per chi viaggia come me senza apparecchiatura tecnologica, non mi perdo perché ho studiato minuziosamente il percorso prendendo appunti particolareggiati. La pista in terra battuta (è una carrareccia) termina a S. Leo, così anche la tappa odierna.
Per la notte contatto Daniele del B&B Cavalli & Co. Conosciuto e alloggiato in altra occasione. Il sole è ancora alto, spalanco la porta finestra perché la luce e il calore inondi la camera. L’aria frizzantina di aprile mi invita sulla terrazza ad inalare l’effluvio che porta con sé, la mia vista spazia ed incontra le alture appenniniche in attesa della mia avanzata.
Per il momento non mi preoccupo e decido di fare il bucato.
Ho voglia di carne, una bella costata, probabilmente il mio organismo sente il bisogno di proteine e il “Black Horse”, nelle immediate vicinanze risponde al mio desiderio.
Il rombo del traffico di tanto in tanto si spegne, lascia spazio al canto dei fringuelli nel dolce saliscendi tappezzato di verde.

• Km 111
• media 17,6
• tempo impiegato 8h 12′

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Mercoledì 6 aprile

Una bella giornata pure oggi, mi ritrovo ad ammirare il panorama, investito dalla brezza mattutina arricchita dalla fragranza della campagna, attraverso i piccoli borghi e giungo a Ponte alla Chiassa per immettermi nella Sr 71. Subbiano, Bibbiena, Soci, ho guadagnato altitudine tranquillamente, il traffico non è eccessivo ed il panorama affascinante come sempre. Ora è richiesto maggior impegno fisico, respiro tra Pian del Ponte e Badia Prataglia grazie ad un avvallamento. Appena fuori del centro di Badia attacco la salita al passo dei Mandrioli (6 km). Fantastico! La strada è inghiottita dal bosco alti e fitti i pini svettano lasciando successivamente spazio alle betulle, il silenzio è rotto dal fruscio delle ruote, dal canto dell’usignolo e dal mio fiatone. Risuonano nella mia mente le parole scambiate con un signore in tuta da lavoro affaccendato a riordinare l’area esterna della sua casetta in mezzo al bosco. Si informa sul viaggio, sulla mia età, si complimenta consigliandomi una strada diversa da quella programmata, aggiunge che a quindici anni scalava quella montagna in bicicletta con facilità nonostante la pendenza. Conclude dicendo:
“Sono un dottore in pensione, guardati attorno, è un paradiso! Mi sono ritirato qui a godere di questa meraviglia”, comprendo e condivido il sentimento.
Quando arrivo in cima mi dico:
“Tutto qua? Fa più paura pensarlo che farlo, una cazzata per me che sono intollerante alla salita” in effetti da quel che mi era stato detto non prevedevo di cavarmela così facilmente. Contento e soddisfatto immortalo con foto il momento sul valico che segna il confine, tra Toscana e Emilia. Si propaga nella valle il suono delle campane: è mezzogiorno!

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La lunga discesa in costa ad una montagna brulla, rocciosa, stratificata, si conclude a Bagno di Romagna. Decido per pranzo al sacco: due tranci di schiacciata, un po’ di affettato, una birra, acquistati nel piccolo market, una panchina lungo la passeggiata che si allontana dal centro e il gioco è fatto.
Percorro la Sp 138 ex SS 71 Umbro – Casentinese ora sostituita dalla nuova E45 che per mia fortuna assorbe tutto il traffico. Oserei definirla una altra strada dimenticata, bellissima in fondo al crinale scende tra pini marittimi, la vista spazia sulla conca che si estende fino alle verdi colline del versante opposto, a gran voce urlo, esultante di questo ambiente: “Grazie dottore, grazie per il consiglio” non immaginavo fosse così piacevole e tranquilla.
Sarsina, Mercato Saraceno, Ponte Giorgi e incontro un ciclista, che dopo i convenevoli di rito mi invita a seguirlo:
“Stammi a ruota ti accompagno fino a Cesena”
“Ok grazie, spero di farcela”
Lui con la superleggera si mette sui 30/32 km/h io con la mtb e i bagagli resisto, mi dispiace perdere il tiro, lui controlla se ci sono e mantiene la velocità. Superato il centro le nostre strade prendono direzioni diverse, breve sosta per le presentazioni e per la foto.
“Sono Maurizio Paglierani, di San Mauro Pascoli” mi dice con impeto, soddisfatto dell’incontro:
“Grazie Maurizio! È stato un piacere, ancora tante grazie”.

Sempre sulla 71, ora più trafficata, in linea retta punto Ravenna, sosto a Ponte Nuovo alle porte della città per una birra, mi siedo e do respiro alle mie gambette che ancora ne hanno da pedalare. Proseguo per S. Alberto sulla Sp 1 dove conto di traghettare il Reno, mi assale il dubbio sull’orario del servizio. Tutto bene riesco nell’intento, percorro un breve tratto di argine poi campagna fino alla laguna di Comacchio che costeggio, Il sole tramonta, ingaggio una battaglia impari, contro nuvole di moscerini scatenati nell’ora del crepuscolo, mi entrano nelle orecchie, tra le feritoie del casco, nel naso, si insinuano dentro gli occhiali, guai aprire la bocca, non determino neppure la direzione del vento, unicamente concentrato nella disperazione di questo inferno. Con la speranza di uscirne in breve tempo aumento il ritmo, ma i trenta minuti di tortura non me li leva nessuno. Volania, il buio mi assale, Lagosanto e Marozzo, direi che è tempo di far riposare il cavallo.
B&B Il Varano, una sorpresa, che inizia a diventare consuetudine, luoghi desolati apparentemente privi di interesse con strutture di buon livello, il turismo dilaga ovunque.
Ceno nella struttura, niente passeggiata, non c’è nulla da vedere se non la campagna circostante sotto un cielo stellato.
In solitudine per capire a cosa può servire il viaggio nel single track del percorso della vita.

• Km 215
• media 20,7 Km/h
• tempo impiegato 12h 53′

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Giovedì 7 aprile

Codigoro, Ariano, Adria, Cavarzere, Piove di Sacco, Chirignago, classico percorso lungo il quale trovo le traccie i ricordi dei precedenti passaggi in entrambe le direzioni sia verso sud che verso nord. In piazza ad Ariano mi riconoscono, mi salutano calorosamente, vogliono sapere:
“Da dove vieni?”
“Io ti ho già visto, sei già passato di qua”
“Dove vai questa volta?” e ancora tante domande, un dialogo che meriterebbe ore, cogliere l’interesse e la sorpresa, rispondere, il piacere della conversazione della conoscenza, la sensazione di appartenere al luogo.
Al bar Poker a Piove di Sacco Fiorella mi aspetta, sa che prima o dopo passo, mi accoglie affettuosamente come sempre. Vista l’ora pensa anche a rifocillarmi con i suoi speciali tramezzini e la buona birra.

Lungo l’argine ciclabile del Nuovissimo, asfaltato e non, che corre parallelo alla SS 309 Romea, incontro Alessia, sta correndo a piedi, la fermo, mi presento e gli consegno un bigliettino, non aggiungo altro lei mi regala un sorriso, mi commuovo e mi viene in mente il dottore di ieri di cui non so nemmeno il nome, ma che importa, il bello è vedere le sue braccia allargarsi per abbracciarmi, dopo aver letto il retro del bigliettino, questo è importante, mi dà gioia, mi tocca il cuore. Posso affermare che questo è stato l’incontro più bello, il più emozionante del Raid dell’abbraccio. “Un abbraccio è un dono perfetto, abbracciami forte”.
A metà pomeriggio si conclude l’avventura, cala il sipario sulla dimensione sogno, apro gli occhi sulla realtà, sulla quotidianità, su tutte le piccole cose che riempiono le giornate, giornate fino a ieri colme di pedalate, panorami, incontri, silenzi, meditazione. Anche questa volta sono stato graziato, le condizioni atmosferiche ottime, il sole è stato sempre con me. Ripeto: “Mi sono espresso al singolare, ma tutto è stato condiviso con il mio compagno”. Alla prossima!

• Km 111
• media 19,7 Km/h
• tempo impiegato 7h 00′

Forte e intenso il sentimento di un fugace incontro nelle ultime pedalate, richiamo sul valore e la gioa di un sorriso.

Le tappe

• Amalfi – Pompei km 067
• Pompei – Olivella km 142
• Olivella – Rieti km 178
• Rieti – San Martino in Campo km 125
• San Martino in Campo – San Leo km 111
• San Leo – Marozzo km 215
• Marozzo – Chirignago km 111

• km 949
• media 18,1
• tempo 52h 30′







5 Risposte a “Raid dell’abbraccio”: in bici da Amalfi a Venezia

  1. Francesco ha detto:

    Bravi i ciclist!
    Prima o poi ci faremo un bel giro assieme!
    Francesco

  2. […] Vale la pena perdere qualche minuto e consultare il “diario di bordo” pubblicato sulla testata Bikeitalia.it. […]

  3. Alan ha detto:

    il passo del Mandriioli segna il confine tra Toscana e ROMAGNA, no emilia…

    • nestore ha detto:

      Ciao Alan Scusa dell’imprecisione, deduco che tu sia Romagnolo, ho scritto Emilia intendendo la regione Emilia Romagna. Ti ringrazio di avermi fatto notare il particolare… ne farò tesoro in seguito. Spero che questo non abbia compromesso il piacere del racconto.
      Grazie ancora, un caro saluto e un augurio di buona vita.
      Nestore

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