Autonomy, a Parigi il salone della mobilità senz’auto

10 Ottobre 2016

Si è concluso ieri Autonomy, il festival della mobilità urbana, un evento unico nel suo genere e che potrebbe essere definito come il salone del non-auto. Per quattro giorni Parigi ha radunato all’interno della struttura liberty Grande Halle del quartiere Villette 150 espositori di soluzioni di mobilità che rifuggono il concetto di auto di proprietà.
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Accanto alla parte strettamente espositiva si sono alternati una serie di convegni che hanno visto protagonisti visionari che, studiando da vicino le nostre città e coniugando l’osservazione con l’applicazione delle ultime tecnologie, stanno dando vita a tutti quegli elementi che daranno forma alla mobilità del futuro: auto e mezzi pubblici senza conducente, applicazioni sempre più sofisticate, internet of things, sharing, etc.

Tra gli altri non è mancato l’intervento di Carlo Ratti, l’architetto e inventore italiano in forza all’MIT di Boston che ha presentato le proprie visioni e preoccupazioni per un futuro imminente in cui le macchine sottrarranno il lavoro alle persone e che lasceranno il posto all’homo ludens, un essere umano libero dal lavoro, o a una realtà fatta di disoccupazione di massa e di preoccupanti sperequazioni economiche.

Nell’ambito di Autonomy si è quindi potuto osservare sotto lo stesso tetto realtà come il gigante UBER accanto ai produttori di cargo bike che, pur in un mondo ipertecnologizzato e iperconnesso, rappresentano ancora la soluzione migliore per il trasporto di merci in città compatte, soprattutto se corredate da motori a pedalata assistita in grado di ridurre la fatica e aumentare la capacità di carico.

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Tra gli sponsor dell’iniziativa, Selle Royal, unica azienda italiana presente all’evento che ha voluto credere da subito in un progetto votato alla mobilità urbana e che per l’occasione ha presentato la nuova collezione di top intercambiabili per selle, Ta+Too, questa volta chiamate a interpretare il tema dell’amore.

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Il festival Autonomy ha rappresentato un grande impegno economico da parte di una cordata di imprenditori capitanati dal sudafricano Ross Douglas che si sono messi in mente di creare un salone dell’automobile, ma senza l’automobile, per dare voce a tutte quelle aziende e startup che da qui a breve modificheranno la mobilità urbana per come l’abbiamo conosciuta.

Abbiamo avuto l’opportunità di intrattenerci qualche minuto con Douglas, un uomo che ha trascorso la propria vita a organizzare eventi e che è arrivato alla conclusione che l’auto di proprietà è sul viale del tramonto e che al momento mancano spazi che sappiano valorizzare un settore che di qui a breve (secondo Morgan Stanley) muoverà la bellezza di 10 trilioni di dollari all’anno e potrà porre rimedio alle grandi piaghe dell’inquinamento, del traffico e della competitività delle aree urbane.

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A conti fatti, Autonomy ha richiamato oltre 15.000 visitatori, leggermente al di sotto rispetto alle aspettative, ma ha comunque creato una specie di brodo primordiale fatto di visionari, investitori, start-up, amministratori pubblici e aziende consolidate che, interagendo tra loro, daranno forma al modo in cui ci muoveremo nel terzo millennio e quasi tutti sono d’accordo: la rivoluzione della mobilità è dietro l’angolo.

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