Il paradosso di Venezia ostaggio del traffico

31 Ottobre 2016

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Può una città completamente pedonale come Venezia essere ostaggio del traffico? Sì, se mancano le alternative sostenibili per farla raggiungere in massa e in sicurezza da migliaia di persone se non con mezzi invasivi e impattanti. Ad attirare l’attenzione è il grande ingorgo di auto che si è creato fuori stagione per raggiungere Venezia domenica 30 ottobre, complice una giornata primaverile a dispetto dell’autunno ormai inoltrato e dal ritorno dell’ora solare: un fenomeno che ha provocato disagi alla circolazione e che si è aggravato anche a causa di un incidente sul Ponte della Libertà tra un’auto e un tram, per fortuna senza gravi conseguenze.

Il paradosso di una città come Venezia ostaggio del traffico si manifesta proprio nei giorni in cui in Laguna si commenta la decisione del sindaco Luigi Brugnaro di chiudere la città storica alle bici: sostanzialmente significa sbattere la porta in faccia a migliaia di potenziali turisti che non potranno neanche portare a mano la propria bici per fare una foto in Piazza San Marco, magari dopo aver pedalato per migliaia di chilometri prima di giungere all’agognata mèta.

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Ma il “traffico” che soffoca Venezia è anche – e soprattutto – di altra natura: viene dal mare, da quelle grandi navi che ogni giorno riversano nelle strette calli del centro storico crocieristi alimentando quel turismo mordi-e-fuggi che punta sulla quantità e non sulla qualità, qualcosa che non valorizza l’artigianato locale ma anzi modifica profondamente la percezione stessa di città storica trasformando le tradizioni e l’essenza stessa del luogo che oggi appare agli occhi di molti come un parco giochi che però non è divertente per i residenti che lo subiscono e anche per i turisti in balìa del caos che essi stessi contribuiscono a creare.

Se davvero Venezia dovesse chiudere il proprio centro storico ai cicloturisti – impedendo di trasportare la bici a mano a suon di sequestri e multe – credo che sarà un brutto segnale ma soprattutto una brutta notizia per la città: perché dietro a una persona che si muove in bicicletta, a dispetto dell’economicità del mezzo, c’è un indotto potenziale alto, un turismo che porta “schei”, non crea ingorghi e non è all’insegna del mordi-e-fuggi. Le ragioni per cui non bisogna vietare Venezia alle bici le ha spiegato meglio di tutti il cicloviaggiatore e cicloattivista di Pedale Veneziano Alberto Fiorin, che sottoscrivo e rilancio:

Da un’amministrazione al passo coi tempi sul fronte della mobilità io mi aspetterei innanzitutto misure per poter parcheggiare le bici in sicurezza, corsie ciclabili per facilitare l’afflusso di bici in città, convenzioni con hotel per favorire il cicloturismo: altro che divieti.

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