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La mountain bike per riscoprire gli Appennini

News • di 25 maggio 2017

Ci sono tanti tipi di cicloturismo. C’è chi pedala lungo i grandi percorsi attrezzati e protetti, come quelli lungo il Danubio, lungo il Reno, o – più vicino a casa – lungo il fiume Adige. C’è chi si avventura anche sulle strade aperte al traffico, prendendosi qualche rischio ma ampliando enormemente il suo raggio d’azione.

mtb appennino

Ma c’è anche il cicloturismo in mtb, un tipo di bici vista troppo spesso solamente dal punto di vista sportivo e tecnico. Se usciamo per un po’ dalle diatribe sui diametri ruota, sul monocorona, su front vs full… ci accorgiamo che una mountain bike è prima di tutto un fantastico mezzo, perfetto per esplorare il territorio anche oltre le strade asfaltate.

Alcune parti d’Italia, soprattutto al nord, hanno ben compreso il potenziale turistico della mtb, e accolgono ottimamente i bikers. Iniziative lodevoli. Ma in questo articolo vorremmo concentrarci su un’altra Italia, l’Italia degli Appennini. Montagne dimenticate, sottovalutate, apparentemente condannate al graduale abbandono. Ma c’è chi le riscopre. E si accorge che il potenziale turistico è enorme.

Per decenni lungo l’Appennino si sono fatti investimenti per costosi impianti di risalita dedicati a un pubblico di sciatori che ormai la neve, se è fortunato, la trova per una manciata di settimane all’anno. E allora perché non investire cifre molto più basse per un tipo di turismo con un impatto ambientale molto più ridotto, che può attrarre turisti per tutto l’anno?

mtb in cima a una montagna

Soprattutto ora che le mountain bike elettriche permettono di ampliare enormemente il bacino di utenti e il raggio d’azione. Bisognerebbe impegnarsi a fare un po’ di manutezione ai sentieri, creare una rete di percorsi segnalati, offrire servizi di ristoro e accoglienza.

Si potrebbero creare delle reti locali di percorsi con partenza dalle (ex-) stazioni sciistiche, per delle vacanze “a stella” (si rimane per più giorni nella stessa zona esplorando ogni volta una direzione diversa). Nel medio periodo queste reti locali potrebbero essere unite da itinerari a lunga percorrenza per gli amanti del bikepacking in mtb. E le nostre montagne tornerebbero a vivere.

mtb in riva a un lago

La domanda già c’è, visto che ci sono tanti appassionati di mtb, spesso organizzati in associazioni, che pedalano lungo l’Appennino il sabato o la domenica. Ma non trovano strutture ricettive pronti ad accoglierli, né sentieri ben manutenuti e segnalati.

Se siete interessati a questi temi, vi ricordiamo la giornata di lavori intitolata “Bikenomics Forum: L’Economia del turismo gira in bicicletta” organizzato da Bikenomist. Si terrà a Darfo Boario Terme questo sabato, 27 maggio. L’iscrizione è gratuita previa registrazione online.


Per comprendere meglio questi aspetti, e avere un altro punto di vista, abbiamo parlato con un appassionato di mtb che conosce bene l’Appennino centrale. Elio Falletta di mestiere fa l’informatico, ma ha anche fondato un’associazione di escursioni in mtb; è guida di mtb; e istruttore in corsi di formazione per chi vuole diventare guida escursionistica in mtb. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Elio, puoi presentarti brevemente?
Sono un informatico amante della vita all’aria aperta, un trekker che nel tempo si è appasionato alla MTB per sbaglio. Mia figlia aveva 6 anni quando i nonni le regalarono la prima “bici seria” ed io, per trascorrere delle ore piacevoli con mia figlia, e non sapendo nulla dei tecnicismi legati alla bicicletta, comprai una superusata MTB ormai ventennale. Ho iniziato poi da solo a pedalare per tenermi in forma e a curiosare per i sentieri e strade di campagna dietro casa: è così che è partito tutto.
Un appassionato della vita all’aria aperta che scopre poi la montagna al ritmo del pedale letteralmente impazzisce. La MTB ti permette di percorrere almeno il triplo dei km che faresti in una normale escursione a piedi. In una ciclo escursione di 4-5 ore puoi vedere tantissime cose.
Da lì con degli amici è nata un’associazione, la Ramblers ASD, il cui scopo è quello di diffondere la cultura della bicicletta; a poco a poco la cosa si è evoluta al punto che oggi sono una Guida MTB e faccio parte dell’albo nazionale dei tecnici dell’Ente di promozione sportiva C.S.E.N. riconosciuto dal CONI.
Ramblers ASD
Perché è importante riscoprire l’Appennino? 
Tutte le montagne sono belle, sono come Maestri silenziosi. L’Appennino secondo me non ha nulla da invidiare a quelle mete che ormai sono un must della MTB. I bikers del Lazio l’Appennino lo riscoprono ogni domenica: ci sono diverse associazioni del settore che organizzano le proprie attività per allenarsi in vista delle gare XC, ma ce ne sono tante altre che alla gara abbinano anche il piacere di stare insieme, e che si dedicano a organizzare cicloescursioni. Il contesto pasaggistico e naturalistico è veramente particolare. Il problema invece che noto per l’Appennino è l’assoluta mancanza di organizzazione nella ricezione di questi sportivi, a partire dalla manutenzione dei sentieri, alla possibilità di posare le bici e ritrovarle dove stavano.
L’appennino è ricco di storia, di storia rurale, ed è alla portata di tutti: occorre sensibilizzare le amministrazioni per fare qualcosa di nuovo che faccia riavvicinare le persone, gli sportivi, le famiglie alla montagna; e un mezzo potrebbe essere proprio la MTB.
Come descriveresti l’Appennino a chi pensa che “montagna” voglia dire solamente “Alpi”?
Le alpi hanno un ambiente naturale, flora e fauna veramente particolare e sono fatte di piccole realtà che nel tempo si sono date da fare; poi le amministrazioni locali hanno capito che c’era la volontà e allora si sono date da fare anche loro; il risultato è che sono diventate un paradiso per i bikers grazie alla capacità organizzativa delle amministrazioni.
Oggi invece in alcune zone dell’Appennino, che non ha nulla da invidiare per quanto riguarda natura e bellezza, abbiamo una situazione paradossale: quel poco che c’era, che stentava a decollare perché le amministrazioni locali per mancanza di vedute non riuscivano a farlo partire, oggi è stato distrutto dal terremoto; le persone hanno trascorso l’inverno accampate e ci sono ancora le macerie, ma sarebbe bello vedere risorgere queste zone attraverso la promozione del turismo, attraverso la MTB… potrebbe essere un punto di partenza.
mtb sotto una croce di vetta

Quali sono i percorsi più adatti per scoprire l’Appennino centrale in mountain bike?
Tra Subappennino Laziale e Preappenino Laziale ci sono veramente tante cose da vedere e da scoprire. Personalmente sucitano in me un particolare interesse quei luoghi ai quali è legata la cultura rurale e pastorale, come il santuario della SS. Trinità al confine tra Lazio e Abbruzzo, oppure le pagliare di Tione, il giro del Monte autore, oppure gli itinerari ai piedi del Sirente. Non è detto che andare in bicicletta sia solo sport e turismo: studiare il territorio ai fini dell’escursione ti fa venire anche la curiosità di capire come si viveva in quei luoghi, le tradizioni che in certi casi ancora si mantengono… diventa anche uno studio antropologico.
Dipende anche da come si vive la bicicletta: io cerco di viverla a tutto tondo. Prima di tutto deve essere un divertimento, poi è uno sport, ti fa stare bene con i compagni di pedalata, rafforza i legami, ti spinge a conoscere il territorio a conoscere i luoghi e a scoprirne le tradizioni, anche quelle più antiche.
Quale è l’atteggiamento da parte delle amministrazioni locali e dei parchi dell’ Appennino centrale nei confronti della mountain bike? Cosa sarebbe necessario da parte loro?
Ci troviamo ad oggi con alcune zone di parchi naturali che vengono chiuse al transito delle biciclette e non è raro trovare anche delle trappole per ciclisti. Ma io mi domando: se la gente non va più a camminare in montagna, perché dire no alle biciclette? È come se si dicesse a un amante della montagna: “tu qui non puoi venire a camminare”!
Questo è il momento d’oro delle bici elettriche, che consentono a tutti di inforcare la bicicletta e di riscoprire luoghi e zone bellissime ricche di storia e curiosità che ormai sono state completamente dimenticate. Immagina per un attimo che in uno dei tanti comuni dell’appennino i turisti trovassero una decina di ebike da affittare, con dietro un servizio guida che propone itinerari facili e medi in contesti naturalistici e storici, appoggiandosi a ditte locali per effettuare dei punti di ristoro, lungo il percorso. Un servizio guida attirerebbe anche bikers che usano la MTB tradizionale. Vorrebbe dire attivare un’economia che ormai è morta da tempo. Si valorizzerebbe il territorio, si inizierebbero a promuovere e vendere i prodotti locali che spesso hanno dietro piccole ditte a conduzione familiare, insomma i giovani potrebbero giocarsi una buona opportunità. Una di queste location potrebbe diventare teatro di eventi sportivi di MTB a livello internazionale (come ormai da tempo accade sulle Alpi). Occorrerebbe un po’ di fantasia, intraprendenza e collaborazione per poter fare diventare la bicicletta un mezzo da cui trarre guadagno. Si innescherebbe un vero e proprio circolo virtuoso ed ecologico: servizio guida, servizio meccanico, manutenzione dei sentieri, turismo, valorizzazione del territorio, vendita dei prodotti locali, eventi sportivi, b&b… tutta una comunità ne potrebbe trovare giovamento. Aggiungo che non occorre inventarsi nulla: basta andare sulle Alpi e vedere come funzionano le cose e cercare di importare lo stesso identico modello. L’Appennino è un vero e proprio bike park e le amministrazioni locali non se ne rendono affatto conto, ma alle volte neanche i commercianti, spesso rimasti a una concezione vecchia di accoglienza.
mtb

Sta cambiando qualcosa negli ultimi anni? Hai visto dei miglioramenti?
Sinceramente no, vedo le ASD che si danno un gran da fare in ambito sportivo e cicloturistico, con l’aiuto e la massima disponibilità da parte delle istituzioni locali. Giustamente, però, le ASD arrivano dove possono arrivare: in genere l’organizzazione di una manifestazione cicloturistica o sportiva impegna tutta un’associazione per quasi un anno… trovare il percorso, servizio ambulanza, sicurezza lungo il percorso, punti di ristoro, deposito bici post gara, servizio meccanico sulla linea di partenza, il pasta party, tutte le autorizzazioni necessarie… Insomma si danno un gran da fare per la propria comunità, ma poi gioco forza passata la giornata dell’evento finisce tutto li. La cultura della bicicletta resta poi in ambito associativo e tra gli amici dell’associazione, solo che non riesce ad uscire da quel confine riguardante l’associazione stessa o la manifestazione in sé. Certo che oggi è grazie a tutto il lavoro che svolgono sul teritorio che si parla sempre di più di biciletta.

 Hai trovato differenze nel modo in cui viene vissuta la montagna fra la Sicilia, dove sei nato, e il Lazio/Abruzzo?
Quando guardo la montagna in Sicilia resto sbigottito da un lato ed esterefatto e triste dall’altro. Abbiamo le Madonie a cui sono particolarmente affezionato che sono state il perno della mia gioventù con la mia famiglia da ragazzo, gli scout e gli amici da adolescente. Ma in Sicilia, già allora si era fatto tantissimo: pochi sanno che esiste il Club Alpino Siciliano e pochissimi conoscono la sua storia. Molti staranno sorridendo pensando: “questi siciliani, i soliti campanilisti”, e qualcun altro sta storcendo il naso per la serie “perché, in Sicilia ci sono montagne?” Eppure Madonie, Nebrodi, Peloritani ed Etna stanno in Sicilia.
Nel 1892 nasceva il CAS dalla volontà di alcuni studenti liceali, le alpi erano lontane lontane e difficili da raggiungere, ma le montagne in Sicilia non mancavano e allora iniziarono a nascere i rifugi, si aprirono vie, nacquero scuole di sci, anche un mito come Bonatti venne ad arrampicare in Sicilia. Purtroppo tutto quello che fu fatto nel tempo è stato perso, le zone allora turistiche tipo Piano Zucchi e Piano Battaglia si animano solo a ferragosto e le strutture alberghiere sono ormai abbandonate, vandalizzate, in decadenza. Un tempo dove il fine settimana c’era tanta gente che percorreva sentieri adesso si incontrano le mucche e basta. Le amministrazioni, i consorzi,  non sono state in grado di rinnovare le proposte attivandosi sulla manutenzione dei sentieri e proponendo attività ludico sportive capaci di attirare gente. Ma alle spalle di questa decadenza, sempre nel parco delle Madonie, c’è un piccolissimo paesino montano che si chiama Petralia dove da tre anni a questa parte si svolge una manifestazione sportiva, la Townhill Delle Petralie, una gara di downhill che parte dalla montagna e finisce in paese; per quel fine settimana sembra di stare sulle Alpi, dove da tempo hanno capito che l’aspetto ludico sportivo della MTB può essere utile non solo al biker che cerca divertimento, ma anche al turismo.
Il Lazio, che non apppena si esce da Roma, diventa tutto così selvaggio, invece ha una bella vocazione montana, ancora vedi gente che frequenta la montagna, ma nei gruppi che vedi passare a piedi non trovi più giovani. Se vai sul Terminillo vedi palazzoni, i cosiddetti “consorzi” che nacquero nel periodo del boom e continuarono a crescere fino agli anni 70, tutte seconde case per le vacanze che una volta si riempivano e adesso stanno la tutte chiuse. Invece il Lazio ha grossa vocazione sportiva soprattutto sull’ XC: ogni anno si organizzano tante gare e ne nascono di nuove, la più famosa “La 24H di Roma” che attira anche stranieri; sono state create anche diverse manifestazioni cicloturistiche che registrano il pienone ogni volta, ma l’organizzazione gravita tutta sulle ASD, che hanno la competenza nel settore insieme agli Enti di promozione sportiva e che con la collaborazione delle istituzioni locali realizzano tutte queste cose. Il problema è che finita la manifestazione e terminata la giornata di festa nessuno pensa che in quelle locations ci si potrebbe organizzare una vera e propria rete dedicata al cicloescursionismo e al cicloturismo. E’ un vero peccato, si tratta di una grande opportunità persa. Poi ogni tanto in questi posti si vedono passare sporadicamente dei  bikers che con più calma rifanno lo stesso tracciato, basterebbe mettere un servizio guida, proporre qualcosa di diverso, dei pacchetti che includono un pranzo e il gioco sarebbe fatto!
Ringraziamo Elio per la disponibilità e gli auguriamo buon lavoro. A chi volesse organizzarsi per fornire servizi ai cicloturisti ricordiamo ancora una volta l’evento “Bikenomics Forum: L’Economia del turismo gira in bicicletta”, che si terrà sabato 27 maggio a Darfo Boario Terme. L’iscrizione è gratuita previa registrazione online.

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