18 indagati per le piste ciclabili “ombra” nel Varesotto: una truffa milionaria

21 Luglio 2017

Amministratori, funzionari pubblici e imprenditori del Varesotto risultano fra gli indagati in seguito al lavoro della Guardia di Finanza: piste ciclabili e sistemi di bike sharing sono stati attivati solo sulla carta, per un danno alle casse della Regione stimato in 1,3 milioni di euro.

guardia di finanza

Tutto è partito da un bando della Regione Lombardia, previsto con la Legge Regionale 7/2009. Sei milioni e 800 mila euro messi a disposizione degli enti locali per “Interventi per favorire lo sviluppo della mobilità ciclistica”. I soldi avrebbero dovuto finanziare piste ciclabili usate in particolare per collegare stazioni ferroviarie, ma anche interventi più ampi come sistemi di bike sharing, parcheggi per bici, sovrappassi ciclabili, cartellonistica… Ma non tutti i fondi sono stati spesi bene.

Dall’operazione “Bike shadow” della GdF di Luino è emerso che fondi per 1,3 milioni di euro sono stati erogati per infrastrutture e servizi mai realizzati. Sono tre in particolare gli appalti contestati, nel Varesotto. Nonostante le opere non siano finite o funzionanti, sembra che siano state attestate come regolari. Si configurano quindi i reati di falso ideologico commesso da pubblici ufficiali, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio alla frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata ai danni dello Stato.

Come riportato da Varese News, gli enti locali coinvolti sono i Comuni di Laveno Mombello (per la “Rete ciclopedonale dei laghi del Varesotto”), Tradate (per un sistema di bike sharing mai partito), e la Comunità Montana Valli del Verbano (per un tratto di connessione fra la stazione di approdo della navigazione Lago Maggiore e la Stazione Ferroviaria Internazionale Fs di Luino).

La GdF ha ora notificato la procura regionale presso la Corte dei Conti.

Una riflessione

Per quanto riguarda le piste ciclabili non realizzate, il caso dovrebbe essere semplice. Nel caso del bike sharing mai partito però le cose sono più complesse. Stando sempre a quanto riportato da Varese News, il bike sharing a Tradate non è diventato mai operativo perché il bando per la gestione del servizio è andato deserto.

Perché non si è trovato nessuno interessato a operare il bike sharing di Tradate? Sappiamo che gestire un servizio di bike sharing è cosa complessa e costosa. Tradate è un comune di meno di 20mila abitanti e con un’estensione piccola: le economia di scala per un bike sharing efficiente probabilmente non ci sono.

Al di là di questo caso particolare, su cui farà luce la magistratura, è necessario riflettere bene sull’allocazione delle (poche) risorse a disposizione: negli ultimi anni sono sorti tanti servizi di bike sharing in comuni piccoli o piccolissimi. Alcuni funzionano bene, ma molti sono stati un fallimento. Il bike sharing, e le soluzioni per la mobilità ciclistica, non si improvvisano: esistono fior di esperti su queste questioni, e probabilmente un esperto avrebbe sconsigliato a un comune piccolo come Tradate di investire sul bike sharing, o comunque avrebbe potuto approntare un bando migliore, che non sarebbe andato deserto; e quei soldi sarebbero stati spesi meglio.

Corso correlato

Masterclass in Meccanica Ciclistica
1.799
Acquista
Meccanica Base 1
199
Acquista
Lascia un commento

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi il meglio della settimana via mail.

Iscriviti