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L’ignoranza al potere

News, Rubriche e opinioni • di 16 Giu 2017

“Conoscere per deliberare” è una delle frasi di Luigi Einaudi, primo presidente della Repubblica italiana, più citate e che hanno saputo forgiare e indirizzare l’operato della politica del nostro paese per i decenni successivi. La logica è semplice: prima di prendere qualsivoglia decisione, è necessario documentarsi, soppesare i pro e i contro di ogni singolo aspetto della questione, per poi prendere una posizione motivata e di cui siano chiari i rapporti di causa-effetto.

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Il primo presidente della Repubblica italiana – Luigi Einaudi

Oggi si chiude Velo-City 2017, la più grande conferenza internazionale dedicata ai temi della ciclabilità e che, mai come quest’anno, si è concentrata sul tema della qualità dello spazio pubblico. 1500 delegati da tutto il mondo si sono riversati sulla cittadina di Nimega, in Olanda, per confrontarsi su come gestire al meglio la transizione verso modelli di mobilità a misura di persona, con un’attenzione particolare ai temi della sicurezza e della qualità dell’aria, del consumo di suolo e, soprattutto dell’efficienza, ovvero alla lotta al traffico.

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Mettere in sella i cittadini ha un grande valore economico

Sul palco del Velo-City si sono alternati i sindaci di Copenaghen, Amsterdam, Danzica e Bruxelles, ma anche di Kampala (capitale dell’Uganda), Montreal; tecnici e urbanisti in forze ai ministeri dei trasporti belga, francese, olandese e tedesco; esponenti delle più grandi organizzazioni internazionali che operano sul tema della salute in ambito urbano e della mobilità.

La notizia è che, a parte noi di Bikeitalia.it, gli amici di Fiab, una ricercatrice dell’Università di Cagliari e un professore dell’Università di Torino, la conferenza è stata disertata in massa dagli Italiani. Non un solo politico locale o nazionale, non un solo tecnico comunale o in forza al ministero dei trasporti italiani si è preso la briga di salire un aereo e venire a imparare dai migliori il “come si fa”.

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Una caricatura di Giuseppe Grezzi

L’unico politico italiano presente è Giuseppe Grezzi che, però, ricopre la posizione di assessore alla mobilità sostenibile e spazio pubblico nel comune di Valencia, in Spagna. Ho avuto modo di incontrarlo e di intervistarlo:


L’assenza di rappresentanti italiani è decisamente sconcertante soprattutto perché si verifica in modo puntuale e sistematico in praticamente tutti gli appuntamenti internazionali (Civitas Forum incluso) dedicati ai temi della gestione della mobilità e trasporti a cui mi è capitato di partecipare.

Ma ancora più sconcertante è l’idea che nel nostro paese vengano prese decisioni con un così ampio impatto sulle sorti della cittadinanza in mancanza di opportuni studi e approfondimenti. Il mondo si evolve, vengono sperimentate soluzioni, vengono commessi errori e trovate soluzioni e solo un completo idiota può scegliere deliberatamente di non imparare dagli errori e dai successi degli altri.

Velo-City Oslo

La città di Oslo in un solo anno è riuscita ad aumentare il numero dei ciclisti in inverno del 16%

La cosa veramente tragica è che l’Italia è il paese con il più alto tasso di motorizzazione in Europa, le città situate nella Pianura Padana hanno la qualità dell’aria peggiore d’Europa e i cittadini Italiani trascorrono ogni giorno ore inchiodati nel traffico. Generalizzando, politici di qualunque maggioranza e opposizione, invece che cercare soluzioni, passano il tempo a insultarsi e farsi sgambetti a vicenda, mentre i tecnici in forze ai comuni continuano a proporre soluzioni che fanno riferimento ai concetti di fluidificazione del traffico, roba che in Europa viene considerata un retaggio novecentesco al pari del videoregistratore, del telefax, del telefono a gettoni o della macchina da scrivere.

In buona sostanza, sembra di trovarci di fronte a un circolo vizioso: i cittadini vogliono più piste ciclabili e i politici sono costretti a prometterle senza sapere esattamente come né perché; i tecnici comunali nella maggioranza dei casi non hanno le competenze né le conoscenze necessarie per capire quando, dove e se realizzarle. Il risultato è che, per non sbagliare, questo tipo di infrastrutture vengono realizzate dove non disturbano nessuno e, ovviamente, dove non servono a nessuno creando uno sperperio di denaro pubblico e una frustrazione diffusa.

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La sede del Velo-city 2017

Questo ragionamento riguarda il tema della gestione dello spazio pubblico in favore della bicicletta, ma sono sicuro che possa essere lo specchio di una gestione generale della cosa pubblica, in cui una pletora di chiacchieroni più furbi degli altri si scanna pubblicamente in vista della prossima campagna elettorale, mentre i tecnici passano il tempo a rovistare su tomi vecchi di 20 anni come affrontare e risolvere i temi della modernità.

In tutto questo, il cittadino viene lasciato solo dalle istituzioni (a cui deve però pagare tasse altissime) e si trova a far fronte alle proprie esigenze quotidiane anche attraverso forme di autotutela come la ciclabile clandestina realizzata qualche settimana fa a Milano sul cavalcavia Bussa che è illegale, ma è meglio dell’immobilismo della politica.
guerrilla bussa

Sembra che in pochi decenni siamo quindi passati dal “conoscere per deliberare” di Einaudi al motto orwelliano “l’ignoranza è forza” e da quello che ho avuto modo di capire da questa edizione di Velo-City, noi Italiani possiamo vantarci di essere i più forti di tutti.





7 Risposte a L’ignoranza al potere

  1. franci pedalante ha detto:

    appena avete un po’ di tempo ci fate un report dell’incontro, per farci sapere verso quale indirizzo si stanno dirigendo gli altri?
    grazie

  2. silvio pagani ha detto:

    Buongiorno Paolo,
    per favore, mi sapresti dire i nomi dei due italiani presenti (la ricercatrice dell’università di Cagliari e il docente di Torino) che hai nominato nell’articolo? …
    Grazie in anticipo.
    Buona giornata.
    Silvio

  3. franca ha detto:

    …conoscere per deliberare….il primo presidente fu DeNicola :)

  4. franca ha detto:

    …conoscere per deliberare….il primo presidente della Repubblica italiana fu De Nicola :)

  5. Giancarlo ha detto:

    Grezzi lo dice chiaramente “Si cambia quando gli obiettivi della politica vengono definiti”. Noi cicloattivisti) partendo dal basso non stiamo riuscendo a cambiare la politica tanto meno in amministrazini elefantiache come a Roma, dove hanno per 50 anni pensato a STRADE PER AUTO.
    Se nessun esponente di Palazzo Chigi o del MIT è andatao significa che il Sig. Ministro non ha la bici come obiettivo. Ergo, quello che si è detto nei mesi scorsi GRAB, Appia Pedonale, VENTO, ecc. sono delle cartoline per allodole. Contenti i cicloturisti. Ma al mattino dei 250 giorni l’anno che qualcuno fa il commuting = la mobilità urbana, si sta in auto in motorino, in autobus o sotterrato in metro o a rischiare la vita in bici perche :
    1) i parcheggi non si toccano
    2) la vernice non la compro
    3) gli scivoli e i cordoli nei colli di bottiglia non li metto
    4) e nun te metto manco le rastrelliere fuori da scuole/uffici se nun c’è un marciapiedone (vedi punto 1)

  6. francesco ha detto:

    piccolo sfogo….
    abito a Bologna invece di andare in auto ho tempo fa investito del denaro in una bici per andare al lavoro (20km andata e 20 al ritorno) pensavo, risparmio danaro inquino poco e mi fa bene alla salute fisica e psichica, la prime difficoltà, ciclabili assurde e spezzettate, poi ogni giorno rischio della vita causa automobilisti diciamo distratti con la solita frase ” scusa non ti avevo visto” e mandi giù e resisti, ma oggi dopo avermi quasi ammazzato sentirmi dire che le biciclette non hanno diritto di andare sulle strade normali e cittadine ha fatto traboccare il vaso… mi arrendo da domani torno in auto,.
    Francesco

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