Controvento. Il mio giro del mondo in bicicletta, di Juliana Buhring

25 Luglio 2017

Seguo Juliana Buhring da tanto tempo sui social e ho ottenuto subito una copia del suo libro “The Road I Ride” tradotto e pubblicato in Italiano da Ultra Edizioni.
Nella prima pagina del libro, un pensiero di Joseph Campbell dà il senso di tutto: “Penso che ciò che la gente cerchi davvero è un’esperienza di essere viva non il senso della vita.”

E infatti “Controvento” è molto più di una storia di un viaggio, è un’esperienza di vita emozionante e coinvolgente che affronta elementi incredibili, ma anche di sconcertante normalità.
Ho finito il libro tutto d’un fiato e ora tutto quello che vorrei è che tutte le donne leggano la storia di una donna ordinaria, che la vita ha messo di fronte a situazioni inimmaginabili da cui è riuscita a uscire con imprese straordinarie.

Juliana Buhring è nata in Grecia nel 1981 da madre tedesca e padre inglese. Cresciuta nell’Ordine dei Bambini di Dio, è stata separata dai suoi genitori all’età di 4 anni e ha vissuto in 30 paesi differenti fino al momento della sua fuga dalla setta. “Quello che ho sperimentato nella mia infanzia mi ha trasformato in una persona autocentrata, indipendente ed empatica. Vivo in questo momento” dice di sé.

Aveva 23 anni quando ha deciso di lasciare l’Ordine. Subito dopo ha scritto Not Without My Sister con le sue due sorelle. Il successo del libro che è diventato un best-seller internazionale ha contribuito alla morte dell’organizzazione e i Bambini di Dio finalmente si sciolsero nel 2010. “Quando me ne sono andata, ho dovuto cominciare senza niente, senza soldi, senza formazione formale”.

Juliana Buhring è stata la donna più veloce a fare il giro del mondo in bicicletta in autonomia, impresa che l’ha fatta entrare nel Guinness dei primati e oggi è una scrittrice che ha affrontato sfide che avrebbero lasciato chiunque senza forze.
Come quando trova finalmente la sua anima gemella, Hendri Coetzee, e conta le ore per incontrarlo dopo tanti anni ma finisce per scoprire che il suo amato uomo è stato ucciso da un coccodrillo in Congo. Roba forte.
“La tristezza che avevo era così grande, ma non avevo il coraggio di togliermi la vita.”

L’idea di una sfida impossibile l’ha aiutata a concentrarsi nuovamente e a sbarazzarsi della sua tristezza. “Il mio obiettivo non era la linea di arrivo, ma il viaggio stesso”.
Ed è così che dopo pochi mesi di allenamento parte da Napoli nel Luglio 2012, e con il sogno di bere nuovamente ‘na tazzulella ‘e cafè rientra a Napoli dopo 152 giorni totali, di cui 144 in sella. Ha fatto il giro del mondo in bici in solitaria, senza nessun veicolo di supporto. Alla fine la Buhring ha pedalato 29,070 km attraversando 19 paesi in 4 continenti, impresa che l’ha fatta entrare nel Guinness dei primati.

Il tutto rigorosamente senza sponsor se non con l’aiuto di persone buone e gentili che le hanno offerto supporto logistico lungo la strada.
Juliana ha così dimostrato che non esistono persone straordinarie, ma solo persone che decidono di fare cose straordinarie.
Dopo l’impresa, le imprese.

Nel 2013 partecipa alla Transcontinental Race: una gara da Londra a Istanbul dove lei è l’unica donna tra i 31 ciclisti ottenendo un onorevolissimo nono posto. Un anno dopo, prende parte alle 4.000 miglia della Trans Am Bike Race negli Stati Uniti. Lei è stata la prima donna a completare la gara, seppure con diversi problemi fisici.

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