Quelle auto lanciate sulla folla

17 Agosto 2017

Poche ore fa è successo ancora: un terrorista si è lanciato  a 80 km/h con un furgone sulla folla sulla Rambla di Barcellona. Si parla di 13 morti e una cinquantina di feriti.

Il copione è lo stesso della strage di Nizza del 14 luglio 2016: 84 morti. Ma anche di Charlottesville (USA) dove, 4 giorni fa un ventenne suprematista bianco, ha investito con la propria auto un corteo antirazzista procurando la morte di una ragazza, Heather Heyer, di 32 anni.

O dell’auto sulla folla (guidata da un tizio che era “solo” drogato) a New York lo scorso mese di maggio: un morto e 23 feriti.

Non so se ci avete fatto caso anche voi, ma si sta verificando con una certa frequenza che attori diversi, con moventi diversi, in luoghi diversi, uccidano persone con la stessa modalità:  mettono le persone in fila come birilli per poi fare strike a bordo di un’automobile più o meno grande.

Io, in tutto questo, inizio a provare un senso di disagio. L’idea che un invasato, un paranoico, un fascista, un drogato o uno sbadato possa prendere una macchina e investirmi mentre sono in un momento di relax mi risulta particolarmente sgradevole.

E mi chiedo allora se, almeno questa volta, dopo esserci tutti richiamati a raccolta dei nostri cugini catalani, dopo i rituali sciacallaggi politici, dopo le condanne al fondamentalismo islamico e dopo aver invocato una maggiore presenza dell’esercito, ci avanzerà un minuto di tempo per chiederci cosa possiamo fare per evitare che queste cose avvengano.

Possiamo chiederci se vogliamo che tutte le strade delle nostre popolatissime città possano essere raggiungibili a pazzi squinternati, disperati di varia risma, al volante di uno strumento che può uccidere tanto facilmente?

Possiamo chiederci se davvero tutti debbano avere il diritto di condurre un’automobile o se non sia invece una responsabilità troppo grande per lasciarla al primo pincopallino che capita?

È che siamo sotto attacco e le regole di ingaggio dello scontro sono palesemente cambiate. Sono cambiate perché da più parti si sono resi conto che, a parità di risultati, è più facile usare come arma una delle migliaia di automobili che ci circondano, piuttosto che costruire una bomba o rimediare fucili d’assalto.

Abbiamo un problema evidente e servono soluzioni.

E rinchiudersi in casa non è la soluzione.

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