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[video] La Serbia in bicicletta: dal confine Bosniaco al Danubio – Cycloscope 3

Diari • di 24 novembre 2017

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Qui il link all’episodio precedente

Pedalando in Serbia

Dopo essere incappati nel peggior alluvione del secolo nei Balcani, ed aver attraversato un po’ di fretta il nord della Bosnia, ci dirigiamo verso il tratto Serbo del Danubio, che seguiremo fino in Romania.

22 Maggio 2014: Finalmente in Serbia

Oggi siamo entrati in Serbia attraverso il fiume Drina. Tappa di pianura. Anche qui case e campi sono stati allagati. E anche oggi 40°. C’era parecchia puzza e abbiamo visto camioncini della disinfestazione al lavoro.

Verso le 17.30 abbiamo fatto i nostri 70 chilometri giornalieri. Ci raggiunge un ciclista (di quelli “da corsa”) e ci inizia a parlare, in serbo ovviamente. Cerchiamo di carpire qualche informazione sulla situazione alluvione.

Il ciclista in tutina si fa qualche chilometro con noi (mettendosi in scia o tirando… ci credeva davvero!) e ci accompagna a trovare una stanza. Si chiama Marko, non ha lavoro, ha 34 anni, fa 300 chilometri al giorno in bicicletta mangiando solo due banane! Sarà vero???

Tutto ciò l’abbiamo scoperto perchè gli abbiamo offerto da bere e grazie alla combo wi.fi – google translate siamo riusciti a comunicare!

Poi, mentre andavamo a parcheggiare le bici è scomparso. Siamo tornati indietro e non c’era più.
Sarà esistito davvero?

23 maggio 2014: Stop in Sabac

Ieri sera siamo andati in città per comprare qualcosa da mangiare ed abbiamo incontrato Aleksandr (Sasha), un meccanico di bici. Ci ha detto che potevamo passare al suo negozio per un controllo delle bici e che le avrebbe sistemate gratis. Così, questa mattina siamo andati.

Daniele ha sistemato il freno davanti e io mi sono fatta dare un’altra camera d’aria di riserva, visto che con le pezze non sono molto brava…

Si è già fatto mezzogiorno, andiamo a prendere un gelato con Sasha e Vladimir, anche lui incontrato al negozio di bici. Vladimir ci dice che se vogliamo restare un altro giorno a Sepac possiamo dormire a casa sua. Non è una brutta idea, ci serve interner e un giorno non ci cambia molto i programmi.

Sasha torna al negozio e noi andiamo con Vladimir in un altro posto, di un suo amico: un bikehostel. E’ un posto molto piccolo e accogliente, legno ovunque, un caminetto, il bagno e dei letti che sono appesi alle pareti.
Vlada e il tizio dell’ostello (detto Steven Segal) ci offrono rakija di prugne fatta in casa. Alla terza siamo proprio certi che oggi non si partirà.

Verso le 18.00 andiamo a fare una passeggiata con Steven e sua figlia, Ana. Giriamo la città lungo il Sava.
Ci sono ancora chilometri e chilometri di sacchi di sabbia, case lungo il fiume allagate ma l’emergenza sta rientrando.

Qui dicono che si è deciso di allagare Obrenovac per non mettere in pericolo Belgrado e che i morti, ad Obrenovac, non sono trenta come dice il governo, ma trecento. Probabile.

Incontriamo di nuovo Marko, il ciclista di ieri, che appare e scompare, qui lo conoscono tutti! Anche se sembrano trattarlo come lo scemo del villaggio…

24 Maggio 2014: 18° tappa: Sabac – Pancevo

Forse anche per il giorno di pausa ci sentiamo particolarmente in forma. Alle 15.00 siamo già a Belgrado. Facciamo una bella strada lungo il Sava che ci porta quasi in centro.

Anche qui parecchie case e ristoranti sul fiume sono allagati ma niente rispetto a quello che è successo prima. Decidiamo di attraversare in fretta in centro della città.

Le città sono stressanti. Puzzano. La gente corre di qua e di là. Come formiche impazzite. E tutto costa di più. Abbiamo chiesto per curiosità quanto costava una stanza in un albergo due stelle con le tapparelle scassate, una stanza 50 euro, cioè quasi il triplo di una bella stanza subito fuori città.

Attraversiamo un ponte sul Danubio senza riuscire a guardarci attorno. C’è un sacco di traffico.
Per uscire dalla città c’è una strada che sembra una supertangenziale. Per fortuna c’è la corsia degli autobus. Ci sono solo cani randagi e parecchie case sembrano baracche.

Ci sono dei bambini rom che ci salutano mentre cercano qualcosa in un cassonetto. Da quando siamo partiti abbiamo capito che tutti odiano i rom, come ovunque. Sono ricchi e fanno lavori sporchi… così dicono. Chissà, forse cercando roba nei cassonetti si diventa ricchi.

Piantiamo la tenda nel giardino di un ristorante, Piove tantissimo.

25 Maggio 2014 – 19° tappa: Pancevo-Stara Palanka

Stamattina sole. Parecchio sole. Prendiamo una strada secondaria. Anche se è domenica c’è traffico. La strada è pianeggiante e dopo poco arriviamo a Kovin, una cittadina abbastanza grande. Siamo già sul percorso ciclabile del Danubio. Una vecchietta ci chiede se possiamo regalarle il nostro succo di frutta e i biscotti. Ciao colazione!

Ripartiamo e arriviamo a un parco nazionale. Bellissimo. Siamo circondati da colline dolci usate solo come pascoli. Ci fermiamo a dormire in mezzo a una collina circondati da prati fioriti a perdina d’occhio, in compagnia solo di un pastore che passa con le sue pecore.

26 Maggio 2014 – 20° tappa: Stara Palanka-Golubac

Lasciare questo paesaggio è difficile. Sarebbe un bel posticino dove passare qualche giorno in completo relax. Senza neanche vestirsi.

Invece ripartiamo e seguiamo una strada lungo il canale parallelo al Danubio che dopo cinque chilometri diventa un tutt’uno con il Danubio. Non ci sono ponti. Per passare il fiume dobbiamo aspettare il traghetto. Ci dicono che passerà alle 13.00, più o meno. Sono le 11.30. Mangiamo qualcosa, Daniele si piglia un piatto di pescegatto fritto.

Il traghetto, che poi è una chiatta trainata da una barchetta, arriva alle 12.30. I tizi che la pilotano scendono e si fanno una dormita. Noi aspettiamo, ci sono altri due viaggiatori in bicicletta inglesi. Partiamo verso le 13.30. Con calma.

Dall’altra parte ci aspetta un po’ di salita. Vediamo una strada alternativa lungo la riva del Danubio e la seguiamo. All’inizio va bene ma poi diventa sabbia e dobbiamo spingere le bici a mano per una mezz’ora buona e con non poca fatica. Ma il Danubio è parecchio bello. Dall’altra parte la Romania. Finalmente torniamo sulla strada principale.

Una signora che faceva la badante a Trieste ci dice che dopo poco, a Veliko Gradiske, c’è un lago in cui si può fare il bagno. Evviva!

Ci arriviamo sempre costeggiando il Danubio ma stavolta sull’asfalto. Quello che chiamano lago è un ramo del Danubio. L’acqua è calda. Ma non molto invitante. Comunque è la prima volta che abbiamo l’occasione di farci un bagno.

Dopo la breve siesta in ammollo e la consueta birretta ripartiamo. In lontananza ci sono fulmini e tuoni che diventano sempre più vicini e poi sono sulle nostre teste. Ci fermiamo a Golubac in cerca di un posto dove dormire.

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