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[video] Cicloturismo in Romania: un’altra Europa (Cycloscope 4)

Diari • di 1 dicembre 2017

La quarta parte del diario di viaggio di Cycloscope | Un giro del mondo in bicicletta.

Un avventuroso viaggio in bicicletta in Romania. Il sesto Paese del nostro Viaggio, pedalando da Drobeta Turnu Severin a Brezoi.

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Tappa 21: da Golubac a Donji Milanovac – Il Canyon del Danubio

Riprendiamo la strada sul Danubio, che dire, bellissima. C’è qualche salitina ma niente di eccezionale.

Dopo Donji Milanovac ci sono chilometri di nulla, “solo” il Danubio che passa attraverso una sorta di Canyon, spettacolare. Alla nostra destra le montagne boscose della Serbia, e dall’altra parte del fiume le montagne boscose della Romania.

Finalmente arriviamo ad un paesino minuscolo, Dobra. Ci fermiamo per comprare qualcosa da mangiare. C’è solo un bar. Dentro c’è un grande tavolo da biliardo. C’è una donna, Darlin (o Druga) che va a comprarci uova e formaggio e un’altra donna (Vesna?) ce le cucina.

Darlin, che ormai ha cambiato nome, vive da molti anni a Chicago che, secondo lei, è casa sua. Dice anche che la pizza di Chicago è la più buona del mondo. Per motivi familiari è dovuta ritornare al paese natale. Dev’essere un bel cambio di stile di vita. Ma, a parte tutto, sembra divertirsi. C’è anche un vecchio, mi ha detto che sembro serba e, mentre Darlin era via, mi ha detto che è matta. Beh…forse un po’. Essere un po’ matti, in fondo, fa bene alla vita. E poi ci ha offerto tutto, anche i caffè.

Tappa 22: da Donji Milanovac a Putinei – Ingresso in Romania

Continuiamo a seguire il Danubio. Oggi fa abbastanza caldo ma la strada è piuttosto ombreggiata grazie agli alberi alla nostra destra. Sono le salite, ovviamente, sono SEMPRE al sole.

Dopo una ventina di chilometri di solo bosco e Danubio ci fermiamo a mangiare il solito pane e formaggio in una cosiddetta “area attrezzata”. Oltre ai camionisti arrivano anche altri ciclisti, anche loro attrezzatissimi.

Lei ha un trailer con dentro un figlio di sei mesi e mezzo e lui una bici con tandem reclinato davanti per l’altro figlio più grande, credo di circa quattro anni. Alla faccia di quelli che dicono che quando si hanno dei figli non si può fare più niente. Stanno andando in Macedonia e Grecia e anche loro campeggiano liberi nei boschetti.

Per la prima volta vediamo dei ciclisti più carichi (in senso di kg) di noi. Ripartiamo, ci sono un pò di tunnel non illuminati ma tutto tranquillo. Tutti ci dicevano di stare attenti al traffico e ai tir ma un tir che passa ogni cinque minuti non può essere considerato traffico per un italiano.

Poi c’è una salitella piuttosto impegnativa che io prontamente affronto a piedi. Finalmente arriviamo alla frontiera. Anche se in realtà ci dispiace parecchio lasciare la Serbia. Ci sarebbe piaciuto restare più tempo in diversi posticini e vederne altri. Natura bellissima, gente fantastica, birra buona!

Dopo la frontiera eccoci in Romania. Il nostro incontro con questo nuovo paese si può riassumere così: traffico, traffico e traffico! Non ci eravamo più abituati! E cani! In giro o stecchiti lungo la strada.

Dopo una decina di chilometri arriviamo a Drobeta Turno Severin, una cittadina abbastanza grande, e anche bella. Ci sono molti parchi e aree verdi. Ma brutta atmosfera. Troppa gente “alla moda”, saluti e non ti rispondono nemmeno.

Insomma, vogliamo andare via subito (e tornare in Serbia). Usciamo dalla città, dopo uno stabilimento industriale abbastanza rettiliano ci sono delle colline e dormiamo lì, nel pascolo delle pecore. Sullo sfondo camini industriali. Bucolicità e post-moderno.

Tappa 23: da Putinei a Targu Jiu – Colonne infinite e uova di dinosauro

Alle 8 del mattino ci sono già 36°. Benessum!
La partenza è una salita inaccollabile! Per fortuna inizia presto la discesa e poi pianura, ancora per poco. Ci fermiamo a mangiare a Motru. Piove, per fortuna, i gradi passano da 40 a 20 ed anche le altre salite si affrontano molto meglio. Gli ultimi 20 chilometri sono pianura.

Arriviamo a Targu Jiu, patria natale di Brancusi. Andiamo a vedere “la colonna senza fine”, scultura di Brancusi in un parco della città.

Tappa 24: da Targu Jiu a Horezu

Ripartiamo, stando sempre attenti ai cani, che qui sono dappertutto. Non si capisce se sono di qualcuno oppure no. I cancelli sono quasi sempre aperti. Comunque cambia poco. I ciclisti non gli piacciono molto.

Se ci si ferma e si prosegue per un po’ a piedi, dopo un po’ la smettono di puntarti le caviglie e abbaiarti contro. Ma quando sono più di due fanno paura. Arriviamo in un bel posticino per dormire.

Anche in Romania i boschi non mancano, siamo all’interno di un parco nazionale. Dormiamo vicino a quelle che sembrano, e sicuramente sono, gigantesche uova di dinosauro fossilizzate. Anche se il cartello dice che si tratta di sabbia che si è cementificata risalente a sei milioni di anni fa.

Tappa 25: da Horezu a Valea Lui Stan

Stamattina piove. E mi fanno un po’ male le gambe. Si parte per Valea Lui Stan dove dovremmo girare il nostro primo reportage, ma le associazioni a cui abbiamo scritto e che si dovrebbero occupare della minoranza rom non ci hanno degnato di nessuna risposta quindi non sappiamo come andrà a finire.

Anche oggi è un sali e scendi ma non fa caldo. Iniziamo a costeggiare un fiume che passa fra le montagne. Una macchina che stava sorpassando nell’altra corsia , e per di più in una curva coperta, mi manca per pochi millimetri! Non mi ha proprio visto. Ho pensato che sarei morta di lì a cinque secondi.

Ci fermiamo per una birra a Brezoi. Brezoi è diverso dai paesi incontrati fino ad ora. Sia le case sia la struttura del paese sono diversi, si percepisce la vicinanza coi Carpazi. E c’è la radio in filodiffusione ovunque. Sei costretto a sentire la musica e la stazione radio scelti da non sappiamo chi, forse dal sindaco in persona.

Dopo quattro chilometri arriviamo a Valea Lui Stan, sono poche case lungo il fiume. Non abbiamo visto neanche un bar, solo bambini che ci sono corsi incontro e qualche ragazzino, oltre agli immancabili carretti trainati da cavallo. Montiamo la tenda fra la strada e il fiume, domani staremo qui e vedremo com’è la situazione e la gente.

La comunità Rom di Valea Lui Stan

Stamattina ho trovato il terzo quadrifoglio del viaggio. Non li cerco ma mentre cammino mi capita spesso di vederli. Questo l’ho visto vicino al fiume dove abbiamo dormito. Un fiume molto bello, acqua bassa e trasparente, però ghiacciata. Peccato che il prato circostante venga usato come discarica.

Passa qualche macchina e qualche carretto. Tutti ci ignorano anche se dormiamo praticamente a duecento metri dal “centro del paese” che è un bar senza insegne con di fronte una scuola nel cui prato sono parcheggiati cinque o sei cavalli.

Decidiamo di andare a prendere un caffè e di vedere com’è la situazione. Dopo il bar c’è una stradina sterrata a destra che il nostro navigatore dice essere il vero centro del villaggio. Appena girato l’angolo due ragazzi e un signore che potrebbe avere quarant’anni ma anche sessanta ci dicono di non andare perchè lì sono tutti tzigan mentre loro sono rumeni, anche se è evidente che anche loro sono Rom. Solo non vogliono dire di esserlo.

Andiamo al bar a prendere un caffè e, come immaginavo, nel giro di un paio di minuti arriva un sacco di gente. Nessuno parla inglese. Ma in qualche modo ci capiamo. Rumeno e italiano sono molto simili.

Abbiamo lasciato la tenda montata e siamo usciti con le bici e naturalmente tutte le borse. Un paio di ragazzi si parlano nell’orecchio, stanno pensando ad un modo per fregarci qualcosa, ma un po’ troppo ad alta voce. Insomma, un po’ troppo evidente.

Abbiamo una profonda conversazione con gli abitanti del villaggio, dicono che Daniele è sicuramente impotente perchè alla nostra età dovremmo avere almeno sei figli.

Proponiamo scambio di bici con due cavalli, ma niente… dovremo continuare a pedalare.
Alla fine, come era ormai chiaro, il documentario non si può fare senza avere un contatto locale. Siamo da soli e circondati da una ventina di persone quindi non ci sembra il caso di tirare fuori telecamera e macchina fotografica. Un signore con un numero tatuaggio sul braccio ci offre una birra.

Dopo aver passato un paio d’ore al bar, aver rollato sigarette per tutti e offerto qualche birra (in realtà tutte all’ubriacone del villaggio, Florin) decidiamo di andare a smontare la tenda e ripartire.

Mentre andiamo ci seguono due ragazzini di quattordici anni, uno in monopattino.

Ci chiedono se abbiamo delle monetine da 5,2,1 centesimo di euro, ne hanno un astuccio mezzo pieno, gli diamo 2 Lei. Mentre smontiamo la tenda arriva un altro ragazzo che avevamo conosciuto al bar, è albino, ha 22 anni, non riesce a trovare una moglie (qui è già considerato zitello) e si chiama Florin anche lui.

Ci dice che non dobbiamo restare un’altra notte lì perchè se rimaniamo un’altra sera ci ruberanno tutto. Dice che lì c’è la “mafia” anche se il suo concetto di mafia è molto vago…

Poco prima, però, al bar è arrivata una Bmw nera con i vetri scuri e la targa bulgara. Si ferma, tutti si avvicinano e dentro c’è un tizio che distribuisce soldi a un po’ di persone. Ce ne andiamo, ringraziando Florin di averci avvertito, anche se l’avrebbe capito chiunque…

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