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“Amsterdam è una farfalla”, recensione del libro

News • di 13 Dic 2017

Irriverente, caustico, colto. Un viaggio a pedali in una Amsterdam epurata da ogni cliché

Ogni tanto, un furgoncino in mezzo alla pista ciclabile mi costringeva a invadere il marciapiede protetto dai famosi paletti di ferro a forma di cazzo, con addirittura tanto di cappella, di colore marrone scuro, che sono i paletti di cui è piena Amsterdam, con le tre x […] i tre grandi pericoli urbani: l’acqua, il fuoco e la peste”.

Irriverente, caustico, colto. Un viaggio a pedali in una Amsterdam epurata da ogni cliché. «Una guida turistica?». «Non esattamente, ecco, una specie di on the road in bicicletta»” nei luoghi più i(n)spirati della città. Lo si dovrebbe leggere con mapsource aperto, questo libro, seguirlo passo a passo, e disegnare una stupefacente traccia gpx. “Dai coffeeshop uscivano gli odori storici. Un tempo ero capace di distinguere non solo gli odori dell’hashisch da quelli dell’erba, ma persino tra i tipi di hashisch, il marocchino dal nepalese ecc.

I waypoints sono facilmente identificabili, ma non sono i soliti luoghi comuni. “La cloaca turistica era il deserto e i punti ai quali approdava le sue oasi”. Sono elitistici palazzi, avventurosi impianti fognari, polder e placidi sobborghi. “Amsterdam offriva una contraddizione spiazzante, si passava in pochi minuti di bicicletta dalla fiumana di turisti alla vita calma di quartiere, al riposo”. La bellezza è ovunque. È leggera. Libera di volare sopra l’intolleranza e il senso del pudore.

A volte la sera in bici passo davanti alle vetrate, e scopro una vita intima che un italiano non mostrerebbe mai, vedo uomini distesi sul divano che guardano due televisori accesi, una birra in mano, accanto una donna in vestaglia che gli pizzica il glande”. Come dire, vieni come sei, perché nessuno qui ha molta fretta di giudicarti. “Amavo i caffè olandesi di Amsterdam, dove potevi entrare con la divisa da ferroviere e accompagnato da un collega vestito da subacqueo, che a nessuno sarebbe importato granché”. Giusto “il cameriere chiese a Roland se stavamo girando Amsterdammed 2, un film degli anni Ottanta di Dick Maas su un serial killer equipaggiato da sub che sbuca dalle acque dei canali”.

E percorrendo la spazio, si dipana il tempo, la Storia. Da “Napoleone che aveva legalizzato anche i bordelli della città”, alla costruzione della metropolitana, e della relativa “battaglia tra i ricchi del Zaud e gli abitanti del quartiere popolare del Pijp” che usciranno sconfitti, sino agli albori della bicicletta. “All’inizio del XX secolo, questo edificio [lo Zuiderbad, zona Vondelpark] funzionava come una pista ciclabile al coperto e la gente, specie le donne, si allenava ad andare sulle bicilette Bi, che erano strane biciclette, mi venne spiegato, la cui ruota anteriore era enorme e dotati di pedali, e la ruota posteriore, molto più piccola, serviva giusto per l’equilibrio”.

Anticipazioni che forse bastano a spiegare che mentre in Italia o in Spagna ogni cittadino percorre mediamente quaranta chilometri in bicicletta all’anno, in Olanda un migliaio. “Ci sono più bici che persone. Milioni di persone posseggono due bici”, perché se vuoi sperare di essere felice nei mille modi in cui la vita ti costringe, per ognuno almeno concepisci un tipo di bicicletta: “biciclette per ogni età, gusto e funzionalità […], col carretto davanti e dietro per i bambini o i cani, con la sella come un’amaca e la postura del ciclista che pedala da sdraiato, bici con le casse di birra sul manubrio, bici taxi” o “addirittura dotata di uno scaccia-turisti che funzionava con le retine delle arance!?

Con il restauro del Rijksmuseum due architetti catalani (certo non olandesi) avevano pensato solo di ridurre (neanche di abbattere) “il sottopassaggio per le bici sotto il palazzo del museo, ma la popolazione s’è opposta, perché quel sottopassaggio per i ciclisti di Amsterdam è un luogo magico. Un gruppo di persone aveva confessato allo psicologo di aver perso la gioia non potendo andare in bicicletta al lavoro la mattina […].

Andare al lavoro in bici è per gli olandesi una combinazione di utilità e salute, è gioia di vivere”.
Poca importa se il meteo è inclemente, se fa freddo, piove o c’è vento. Anzi, “per conoscere il carattere degli olandesi bisogna pedalare una mattina controvento. Allora ti rendi conto di come sia stato possibile fare ciò che hanno fatto”.

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